Tutti i top lot del 2019: il meglio del mercato dell’arte durante l’anno

Continuano le classifiche di Artribune che raccontano il meglio dell’anno che volge al termine. Ora parliamo di mercato. Ecco i lotti e le aste più travolgenti

Come è stato l’anno che sta volgendo al termine per il mondo del mercato dell’arte? Quali gli artisti più quotati, venduti e pagati degli ultimi dodici mesi? Ripercorriamo aste e vendite che hanno lasciato il segno, non solo nel mercato e nel collezionismo ma anche nell’immaginario…

-Cristina Masturzo

1. JEFF KOONS È IL PIÙ COSTOSO ARTISTA VIVENTE

Jeff Koons, Rabbit, 1986. Courtesy Christie’s Images Ltd 2019

Ancora New York e ancora Christie’s a incoronare nel 2019 il più costoso tra gli artisti contemporanei. Alla Post-War and Contemporary Art Evening Sale di New York del 15 maggio, le cronache dell’art market(-ing) sono state monopolizzate dal Rabbitda record di Jeff Koons. Da una stima pre-asta di $ 50 – 70 milioni, il puppet di Koons ha raggiunto $ 91.1 milioni. In arrivo dalla collezione del magnate S.I. Newhouse, Rabbitera tra gli highlight di una vendita che ha totalizzato quasi $ 540 milioni, tanto da aver meritato un display pre-asta immerso in un ambiente luminoso che richiamava apertamente un’installazione di James Turrell. Il più chiacchierato degli artisti blue-chip, che si era già aggiudicato lo stesso primato nel 2013 con Balloon Dog (Christie’s, $ 58,4 milioni), è tornato così nel 2019 a essere il più costoso artista vivente, dopo aver solo temporaneamente ceduto scettro e corona a David Hockney per il 2018.

2. TSCHABALALA SELF, LA PALADINA DELL’ARTE POST-BLACK

Tschabalala Self, Sapphire, 2015. Courtesy of Wassim Rasamny. Photo: Thomas Nelford

Il mercato dell’arte ha risposto all’onda lunga dell’interesse dei collezionisti per una diversificazione dell’offerta e per traiettorie divergenti dal canone WASP. Tra le protagoniste indiscusse di questa domanda c’è stata di certo la giovanissima Tschabalala Self (1990). Cresciuta a Harlem, Self è già in collezioni di alto profilo (Hammer Museum, Perez Art Museum, Rubell Family, JP Morgan Chase) e rappresentata da dealer di prestigio (Pilar Corrias e Eva Presenhuber, che a New York ha sostituito Thierry Golberg). Comparsa in asta solo a marzo di quest’anno, ha fatto segnare aggiornamenti di record continui e rapidissimi: daLilith, £ 125.000, e Leda, £ 237.500 da Phillips, all’aggiudicazione da Christie’s di Out of Body, £ 371.250 (cinque volte oltre la stima massima) a Jose Mugrabi (tra i maggiori collezionisti di Warhol e Basquiat), fino all’ultimissimo record, sempre da Christie, per Sapphire, £ 395.000. Le vendite sanciscono un incremento di valore notevole per un’artista che solo due anni fa pare si potesse acquistare per cifre tra i 10 mila e i 60 mila dollari e un ritorno su eventuali investimenti di oltre il 3000%, a conferma di uno Zeitgeistpiù sensibile a questioni radicali già nell’aria alla fine dell’anno scorso. 

3. COLLEZIONI BANCARIE E STRATEGIE DI VALORIZZAZIONE

Il sito dedicato alla collezione di UBI Banca

Scelte e strategie divergenti in campo per le maggiori collezioni corporatedegli istituti bancari. Per un gigante come Unicredit che dismette parte della propria collezione per generare ricavi da reinvestire nei progetti sostenibili del Social Impact Banking, un altro, Intesa Sanpaolo, aggiorna 3.500 opere di pregio storico-artistico del suo patrimonio al fair value, per un totale di oltre 270 milioni di euro. Una misura attualizzata, che restituisce la complessità del valore di mercato e di quello storico-artistico delle opere, in un più ampio “efficientamento della gestione della collezione” (Laura Feliciotti). A Siena risponde Banca Mps, che apre gratuitamente al pubblico il museo e l’Archivio storico in Piazza Salimbeni e mostra una collezione che spazia dal XIV secolo ai maestri del Novecento (oltre a fondi documentari e bibliografici), per un valore a bilancio di circa 121 milioni di euro. Fruibilità e digital sono invece i cardini della nuova fisionomia della raccolta di UBI Banca. Il nuovo sito web dedicato e la cura nei contenuti social e nella costruzione di una community attenta consolidano una visione dell’arte come “strumento di progresso, di inclusione sociale e sviluppo della creatività” e aggiungono una ulteriore possibilità in quei processi di valorizzazione che rendono una raccolta d’arte viva, attrattiva e produttiva. 

4. L’ASTRO DI BANKSY

Banksy, Devolved Parliament, 2009. Courtesy Sotheby’s

Dopo il clamore generato l’altr’anno dall’autodistruzione di Girl with Baloon, record inaudito a ottobre per Devolved Parliament di Banksy. Aggiudicato a ottobre da Sotheby’s per la cifra stellare per l’artista di 9,9 milioni di sterline, il monumentale olio ha trasformato in polvere il precedente del 2008: 1,5 milioni di sterline per Keep It Spotless. In una sessione caratterizzata da fattori di oggettiva criticità, con le aste a fare da sismografo di una situazione politica fuori equilibrio con l’estenuante incombere della Brexit (“It was tough getting business in this time,” aveva dichiarato Alex Branczik, Head del Dipartimento di Contemporary Art per l’Europa), l’opera dell’artista inglese, con la sua rappresentazione grottesca della House of Chambers popolata da scimpanzé, arrivava con un tempismo da manuale, a ridosso della fumosa definizione dei rapporti del Regno Unito col Vecchio continente. 

5. LA REPUBBLICA DI CATTELAN

Maurizio Cattelan, Comedian, 2019

Molto, troppo, è stato scritto e detto su Comedian di Maurizio Cattelan. Ciò nonostante, tenerlo fuori da una smart list di fine anno non si può e allora eccolo qui il suo colpo di coda assestato a questo 2019. A chiudere i giochi – e il gioco – di lodi e polemiche possiamo far arrivare forse Jerry Saltz, firma più che eccellente della critica d’arte globale, che ha liquidato per tempo un carosello infinito quanto ingiustificato, con un lapidario post su Instagram che recita più o meno così: “Joke art, shock-your-Nana-art, art about art about art: that’s all been DOA (dead on arrival) for a decade or more”. Una narrazione tossica – la narrazione, non l’opera in sé, che non è la più rivoluzionaria per l’artista, e nemmeno la più strampalata che si sia vista in un booth – per un evento che semplicemente tale non era, se non per il ritorno di un lavoro di Cattelan a una fiera dopo un’assenza di 15 anni. Tutto il resto, le prese di posizione, le boutade, le performance posticce e pasticciate, è solo quell’enorme crepa, evidenziata da Saltz, che percorre sotterranea il sistema dell’arte, e lo minaccia costantemente nella sua già vulnerabile credibilità.

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Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è nata a Salerno e vive a Milano. Ha studiato Economia dei beni culturali all'Università di Napoli e Storia dell'arte e della critica d'arte all'Università di Salerno, trascorrendo un periodo di ricerca all'Archivio Luciano Caruso a Firenze. Dopo anni di esperienza professionale in una galleria d'arte contemporanea, ha conseguito il diploma di master in Contemporary Art Markets alla NABA di Milano e trascorso un periodo di internship in Sotheby's Italia. Attualmente collabora con il dipartimento di Arti Visive di NABA e con FM Centro per l’Arte Contemporanea. Particolarmente interessata alle dinamiche del mercato dell'arte contemporanea, segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell'arte e progetti editoriali indipendenti.