Valutazione dei patrimoni artistici. 4 punti emersi da un convegno ad Open Care a Milano

Una tavola rotonda organizzata da Open Care dà la parola ai professionisti e fa il punto sui do’s and dont’s di un settore in crescita

Uno dei fattori di maggiore criticità all’interno del mercato dell’arte, e del più ampio sistema di cui il mercato è un elemento, risiede in una diffusa opacità che interessa in particolare la possibilità di disporre di informazioni certe sul valore delle opere d’arte. Se si considera come gli unici dati disponibili sulle transazioni economiche siano i risultati d’asta, mentre sempre inafferrabile resta il volume d’affari e i valori raggiunti nelle vendite private, risulta chiaro quanto si rivelino necessari operatori professionali in grado di fornire consulenze ed expertise autorevoli su opere e patrimoni. Mentre nei Paesi anglosassoni è storicamente più diffusa la presenza di società accreditate in grado di fornire stime fondate e tracciabili, un modello così strutturato fa ancora fatica a trovare un posizionamento e un riconoscimento in casa nostra. E questo nonostante sia sempre più evidente quanto la corretta valutazione sia un processo prioritario e imprescindibile per chiunque – privato o istituzione – si trovi a dover gestire opere o interi patrimoni, soprattutto in un mercato globale e interessato da processi di finanziarizzazione quale è attualmente quello dell’arte. Su questi aspetti si è concentrata una tavola rotonda, La valutazione dei patrimoni artistici e degli archivi privati e istituzionali: prospettive a confronto, organizzata da Open Care in occasione della presentazione di Open Care Art Advisory. Ecco cosa è emerso.

– Cristina Masturzo

1. LA PRESENTAZIONE DI OPEN CARE ADVISORY

Convegno Open Care Milano – Sala Carroponte

Nata dall’unione della società di valutazioni e consulenze d’arte Vasaris e del Dipartimento di Art Consulting di Open Care, questo nuovo attore mira a coprire un gap del mercato dell’arte, cercando di correggerne le tipiche asimmetrie informative attraverso una metodologia rispondente a standard professionali internazionali. E fa sempre un effetto rassicurante trovarsi in una discussione che richiama più e più volte la necessità di avvalersi della leva della professionalità e dell’etica all’interno delle curve del mercato dell’arte.

2. ASSEGNARE IL GIUSTO VALORE AD UNA OPERA

Convegno Open Care Milano

Moderati da Marilena Pirrelli, i diversi interventi dei relatori sono apparsi accomunati dalla consapevolezza di quanto delicato e complesso possa essere il processo che porta ad assegnare un valore all’opera d’arte e di quanto pertanto sarebbe auspicabile che esso fosse guidato da metodologie trasparenti e tracciabili, da standard internazionali (come quelli messi a punto dalla RICS – Royal Institution of Chartered Surveyors ad esempio), da una professionalità e una deontologia, in un settore che mostra da sempre una certa insofferenza a regole e regolamenti, che sono invece gli strumenti primari di una più ampia e fondata credibilità.

3. LA GESTIONE DELLE COLLEZIONI

Visita ai Laboratori di Conservazione e Restauro

E per un grande gruppo bancario come Unicredit che dismette parte della propria collezione, un altro, Intesa Sanpaolo, aggiorna il suo patrimonio storico-artistico al fair value, a un valore attualizzato che tenga conto della complessità dei valori correnti di mercato e del valore storico-artistico delle opere in pancia, in un più ampio efficientamento della gestione della collezione – come ricordato da Laura Feliciotti, Responsabile del patrimonio artistico del gruppo – e di quei processi di valorizzazione che rendono una raccolta d’arte corporate viva, attrattiva e produttiva di “dividendi estetici” per il territorio. E in questa prospettiva la valutazione è di certo il primo passo della valorizzazione, lo sottolineava, tra gli altri, Daniele Levi Formiggini, Chairman uscente di RICS, soprattutto in trasformazioni del settore che vedono ora l’arte iscritta in bilancio. Un asset dunque, a tutti gli effetti, quello dei patrimoni artistici, intangibile ma da quantificare in valori trasparenti e rigorosi, con una domanda in crescita e sempre nuovi e più numerosi interlocutori. E le parole d’ordine per rispondere non possono che essere: linee comuni, standard internazionali, due diligence, cultura della valutazione, professionalità, e, quindi, etica, deontologia e metodologie tracciabili per un riallineamento informativo. Così da permettere la corretta trasmissione, gestione e valorizzazione dei patrimoni artistici, perché, come sintetizzato da Roeland Kollewijn, MRICS e esperto di Old Masters, Open Care Art Advisory: “Se non lo sai valutare, non lo sai gestire”.

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Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è nata a Salerno e vive a Milano. Ha studiato Economia dei beni culturali all'Università di Napoli e Storia dell'arte e della critica d'arte all'Università di Salerno, trascorrendo un periodo di ricerca all'Archivio Luciano Caruso a Firenze. Dopo anni di esperienza professionale in una galleria d'arte contemporanea, ha conseguito il diploma di master in Contemporary Art Markets alla NABA di Milano e trascorso un periodo di internship in Sotheby's Italia. Attualmente collabora con il dipartimento di Arti Visive di NABA e con FM Centro per l’Arte Contemporanea. Particolarmente interessata alle dinamiche del mercato dell'arte contemporanea, segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell'arte e progetti editoriali indipendenti.