Collezionista e art advisor. Parola a Fabio Agovino

È riuscito a unire il suo interesse per l’arte a quello per l’economia, Fabio Agovino. Collezionista napoletano, classe 1971, è anche promotore di una sezione di arte contemporanea all’interno di Banca Widiba, consolidando il legame tra finanza e creatività.

Fabio Agovino © Danilo Donzelli Photography
Fabio Agovino © Danilo Donzelli Photography

Fabio Agovino sei giovane ma hai già una storia collezionistica di tutto riguardo. Parliamo di te: come hai iniziato, perché lo hai fatto?
Ho iniziato a collezionare circa vent’anni fa, avevo 28 anni e comprai la mia prima opera. Era un Paesaggio anemico di Mario Schifano del 1970. Da quel giorno non ho più smesso, ma ho cambiato direzione. Mosso ancora da una curiosa incoscienza e dalle tendenze del mercato, le mie prime preferenze andarono verso artisti “storicizzati”.

Nomi?
Salvatore Emblema, Mimmo Rotella e Mario Schifano, per poi spingersi verso artisti più contemporanei.

E oggi?
La mia collezione oggi rispecchia il mio modo di vedere il mondo, la mia visione sul presente, ed è composta da artisti della mia stessa generazione, poco più giovani o poco più grandi.

Non è frequente trovare collezionisti della tua generazione o ancor più giovani. Come mai secondo te? Quale è lo scenario italiano dei collezionisti della generazione dei quarantenni?
Sono molte le aziende che oggi decidono di destinare una parte delle proprie risorse all’investimento in opere d’arte e alla formazione, gestione e valorizzazione di una collezione d’arte propria, ma sono ancora pochi i giovani imprenditori o comunque personalità di successo ad affacciarsi al mercato dell’arte. Ragion per cui molte banche hanno attivato servizi di art advisory, supportando i clienti nell’investimento in opere d’arte. Le cose stanno comunque cambiando. Internet, i social e le fiere oggi sono eventi mondani che riescono ad attrarre un pubblico trasversale, fatto anche di giovani professionisti, interessati all’arte per curiosità personale più che per tradizione familiare. I nuovi collezionisti sono liberi professionisti, imprenditori e anche impiegati, che usano i social per scoprire nuovi artisti che poi vedranno nelle fiere, a cui sempre più è affidato un ruolo importante nel mercato dell’arte.

Un'opera di Vedovamazzei in una delle stanze di Banca Widiba a Napoli
Un’opera di Vedovamazzei in una delle stanze di Banca Widiba a Napoli

Ci sono collezionisti più storici e strutturati che ti hanno in qualche misura ispirato e ti continuano a ispirare o hai semplicemente guardato alla tua famiglia?
Collezionare vuol dire costruire una chiave interpretativa per il mondo, è un percorso estremamente personale. L’ispirazione è un evento di concause che avviene in momenti precisi ma incalcolabili. Nella mia famiglia non ci sono precedenti. Sono sempre stato un grande viaggiatore e un divoratore di immagini ed è stata l’osservazione dal vero delle opere d’arte a farmi da fonte d’ispirazione. Ho girato molti musei e collezioni private, ho letto biografie di grandi collezionisti del passato, come la mitica Peggy Guggenheim, e pian piano ho costruito la mia personale collezione.

Raccontaci velocemente della tua raccolta: quante opere hai, più o meno quanto investi ogni anno in questa passione, dove compri più correntemente (aste, gallerie, fiere) e se ti capita anche di vendere o scambiare.
La mia collezione è composta da circa centoottanta lavori, tra pittura, installazione, video, scultura e fotografia, che cerco di far vivere attraverso la realizzazione di mostre, la pubblicazione di cataloghi e l’organizzazione di eventi. La mia idea di collezione è dinamica e si estende al di là della mia persona. Seguo e appoggio, per quanto mi è possibile, gli artisti che più ammiro; presto volentieri le mie opere a musei o a enti privati, se il progetto è di mio interesse. Ho prestato opere a musei come il MoMA di New York, il Madre di Napoli, la Parasol unit di Londra, la Art Gallery of Alberta (Canada). Cerco infine di porre sempre in dialogo la mia collezione con luoghi convenzionali e non, in modo da ottenere sempre nuovi stimoli e nuove visioni, come per l’ultima mia mostra Frammenti di Paradiso, ospitata nella splendida Chiesa di San Giuseppe delle Scalze. Non amo comprare in asta, ho un rapporto quasi “primitivo” con le opere, sono infatti affascinato dalla loro matericità. Preferisco rivolgermi alle gallerie, luoghi fondamentali a mio avviso, dove può avvenire un approfondimento diretto sulla ricerca degli artisti. Prendo inoltre spesso parte alle fiere per incontrare gallerie note e internazionali, ma sempre premunito di chiare idee su cosa vedere o meno.

Fabio Agovino © Danilo Donzelli Photography
Fabio Agovino © Danilo Donzelli Photography

E ora qualche nome dei “tuoi artisti”.
Giorgio Andreotta Calò, Francesco Arena, Lutz Bacher, Luca Bertolo, Giulia Cenci, Michael Dean, Helen Marten, Jason Martin, Runo Lagomarsino, David Maljković, Seth Price, Marinella Senatore, Andres Serrano, Martin Soto Climent, Kiki Smith, Michael E. Smith, Sergio Vega, per citarne alcuni. Ultimi arrivi sono due giovani artisti in cui credo profondamente, Tobias Zielony, già affermato e capace di catturare i confini del mondo contemporaneo in maniera lirica, e Constantin Thun, agli inizi della sua carriera ma con un grande potenziale.

Hai sempre vissuto come importante lo scambio di opinioni e pareri sull’arte e in questo senso hai trasformato l’azienda per cui lavori, Widiba a Napoli, in un luogo di dibattito sull’arte e il collezionismo. Ci racconti questo progetto?
Nel cercare connessioni tra la carriera professionale e la mia passione per l’arte, sono riuscito ad avviare una sezione di promozione di arte contemporanea all’interno di Banca Widiba. Essere collezionista e allo stesso tempo consulente è per me una grande soddisfazione, che corona il mio sogno di unire le mie due passioni, l’arte e l’economia. Il legame con la banca si è consolidato definitivamente con la programmazione di un ciclo di incontri intitolato “Il piacere dell’arte e del collezionismo”, curati da Marianna Agliottone e volti all’approfondimento del collezionismo d’arte in relazione alla gamma dei servizi di art advisory. Direttori di museo, galleristi, collezionisti, direttori di fiere, imprenditori che investono nell’arte ed esperti in materia di finanza, converseranno sull’attuale status economico dell’arte. Il primo incontro ha avuto luogo a Napoli, nella sede di Banca Widiba, e ha visto conversare Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, con un giovane imprenditore e collezionista napoletano e ha inaugurato la mostra Made in Naples negli uffici della banca. Il secondo appuntamento si è svolto a Lucca presso lo studio del Notaio Vittorio Gaddi, uno dei più noti collezionisti italiani, che ha dialogato con Lorenzo Balbi, direttore del museo MAMbo di Bologna. Ora stiamo lavorando al terzo incontro, previsto per luglio nella città di Matera.

Un'opera di Marinella Senatore in una delle stanze di Banca Widiba a Napoli
Un’opera di Marinella Senatore in una delle stanze di Banca Widiba a Napoli

Nello svolgere questa attività hai finito per portare gente… in banca! Come vedi oggi il rapporto tra le banche, l’arte e il collezionismo?
Banca Widiba è una startup votata all’innovazione dei servizi, una banca del presente ma rivolta al futuro, per cui il legame con l’arte contemporanea sembra quasi naturale. Mia intenzione è far appassionare i clienti di Widiba al collezionismo e all’arte, non soltanto prendendone in considerazione i benefici economici ma anche i godimenti estetici e di conseguenza culturali. Nel mercato dell’arte, le banche hanno ormai assunto da tempo un ruolo di crescente prestigio e la loro presenza è sempre più imponente e diversificata. Non solo come collezionisti, le banche, grazie alla disponibilità di risorse finanziarie adeguate, si fanno spazio nel mondo del mercato dell’arte anche in veste di sponsor di mostre, di restauri, di attività di tutela e conservazione. L’arte è sempre più vista come uno strumento valido per differenziare i propri investimenti, ma non va dimenticato che è anzitutto un modo per ampliare la propria conoscenza.

I tuoi prossimi impegni invece saranno nel portare questo tuo format in una fiera. Cosa succederà alla prossima edizione di ArtVerona?
Nel voler portare avanti la mia ambizione che mira a unire il mondo dell’arte contemporanea con i servizi di Banca Widiba, ArtVerona ospiterà un incontro del ciclo “Il piacere dell’arte e del collezionismo” con la sponsorizzazione della Banca e sarà sede del primo premio Widiba, che avverrà attraverso l’acquisizione di un’opera selezionata tra quelle presenti in fiera.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.