David Hockney re del mercato: la sua società dichiara 12 milioni di sterline in più del 2016

Quotazioni in crescita per David Hockney che, nonostante gli 80 anni, si conferma amatissimo dalla critica e dal mercato. E così, dopo le due grandi retrospettive della Tate Britain e del Centre Pompidou, la società di Hockney chiude il bilancio del 2016 dichiarando vendite in crescita per 12 milioni di sterline…

David Hockney, Los Angeles, marzo 2016 © David Hockney. Photo Jean-Pierre Gonçalves de Lima
David Hockney, Los Angeles, marzo 2016 © David Hockney. Photo Jean-Pierre Gonçalves de Lima

Il 2016 è stato un anno d’oro per David Hockney (Bradfort, 1937), senza alcun dubbio il più importante artista inglese vivente. In primis ha compiuto 80 anni, traguardo celebrato dalla grande retrospettiva che la Tate Britain di Londra gli ha dedicato prima che la stessa fosse trasferita al Centre Pompidou con un enorme successo sia di pubblico che di critica. Nonostante l’età, David Hockney non mostra segni di rallentamento né creativi né finanziari.

RE DEL MERCATO

La sua società, la David Hockney UK, ha depositato i conti relativi all’anno 2016, dichiarando vendite in crescita per 12 milioni di sterline con un aumento di fatturato di circa 7,5 milioni di sterline rispetto all’anno precedente. I profitti, al netto delle imposte, ammontano a quasi 3 milioni di sterline. Cifre notevoli che rilevano la grande attenzione che non solo la critica ma anche il mercato ha nei confronti di uno degli artisti più noti e importanti del 20esimo secolo. Una crescita costante iniziata paradossalmente proprio a ridosso della grande crisi economica del 2008. Dal 2009 in poi le quotazioni di Hockney nelle aste hanno registrato una crescita costante, segno che nei momenti di forte crisi finanziaria il mercato si rifugia sui grandi nomi che offrono maggiori garanzie. Nel novembre 2016 l’opera Woldgate Woods, 24, 25, and 26 October 2006 – lavoro di grandi dimensioni, 182.9 x 365.7 cm – è stata battuta all’asta da Sotheby’s per 12 milioni di dollari, superando ampiamente il precedente record del 2009, con i 7,9 milioni ottenuti dall’opera Beverly Hills Housewife.

LA RETROSPETTIVA DELLA TATE E DEL POMPIDOU

Ma come possiamo leggere questi dati? Sicuramente la grande attenzione riservatagli negli ultimi anni dalla critica, colpevole in verità di aver nei decenni precedenti un po’ snobbato un artista a suo modo atipico che ha scelto di vivere al sole della California piuttosto che nelle grandi capitali dell’arte contemporanea. Dagli anni ‘80 Hockney vive a Los Angeles in una mega casa studio sulle colline dove, nonostante l’età e qualche problema di salute – ha quasi completamente perso l’udito – continua a dipingere, ormai quasi solo su iPad. La mostra della Tate Britain, poi trasferita al Centre Pompidou di Parigi, è la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista inglese ed ha permesso al grande pubblico di conoscere la ricerca di Hockney non solo nel campo della pittura, ma anche dell’illustrazione, dell’incisione, del disegno, della fotografia e della scenografia. Un percorso espositivo che ha abbracciato sei decenni, dalla prima mostra datata 1963 agli ultimi lavori realizzati con l’iPad che rivelano il tentativo di Hockney di inglobare la tecnologia nel discorso sull’arte. Lavori che sono amatissimi dal mercato, segno di una longevità espressiva che non conosce (ancora) battute d’arresto.

Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.