Brexit. La grande opportunità

Piaccia o non piaccia l’esito del referendum che si è svolto ieri nel Regno Unito, ora è un fatto. E il fatto è che lo UK, i suoi abitanti, hanno scelto a maggioranza di lasciare l’Unione Europea. Quale potrebbe essere la reazione del nostro Paese? Quali opportunità si aprono per il settore creativo e culturale? Ecco come la pensa Stefano Monti, in questa lettera aperta a Renzi e Franceschini.

David Cameron
David Cameron

Gentile Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Gentile Ministro della Cultura Dario Franceschini,
ci rivolgiamo a voi, e implicitamente a tutto il mondo della cultura italiana, perché le potenzialità positive che i recentissimi avvenimenti politici ed economici non vadano, ancora una volta, sprecate.
L’uscita della Gran Bretagna produrrà, e già sta producendo (malgrado le numerose strategie preventive), un periodo di incertezza e tendenziale instabilità su molteplici aspetti della vita internazionale: dalle ricadute dirette sulle transazioni di import-export alle dinamiche più strettamente connesse agli aspetti valutari, dalla ricollocazione di investimenti in zona euro all’incertezza politica legata al reale futuro dell’Unione.
Bisogna guardare questo periodo però con grande lucidità, e cercare di delimitare con attenzione le strategie, abbandonando retoriche comunicative e un vago senso di onnipotenza che talvolta, noi italiani tutti, mostriamo di avere.
Partiamo da un assunto fondamentale: con l’uscita della Gran Bretagna, ma soprattutto con l’uscita di Londra, l’Europa si trova oggi ad affrontare su molti mercati un vuoto di leadership. Questo porterà, ovviamente, a una spinta competitiva tra i Paesi Membri per riuscire a guadagnare il primato che finora era tacitamente e innegabilmente rappresentato dal Regno Unito.
L’importante è, a nostro avviso, non precipitarsi su tutte le zone vuote come una corsa all’oro affannata e fortunosa, ma procedere con lucidità guardando con attenzione alle potenzialità che la nostra Italia presenta.
Sarà difficile, ad esempio, competere con Germania e Francia per l’attrazione di FDI (Investimenti Diretti Esteri): la burocrazia del nostro Paese, le protezioni sindacali, il livello di incertezza legato ai tempi della giustizia, lo stereotipo di scarsa affidabilità (che, pur se costantemente smentito nei rapporti concreti, ha ancora molta forza sull’immaginario) rendono l’Italia meno attraente per l’apertura di nuove imprese.

La grafica del Guardian sul referendum remain or leave
La grafica del Guardian sul referendum remain or leave

Ci sono invece temi che ci vengono riconosciuti globalmente, e sui quali negli ultimi anni abbiamo avviato operazioni più prettamente di branding: parliamo del comparto food, delle eccellenza italiane nella biochimica, del settore moda, ma parliamo principalmente dei mercati dell’arte e della cultura.
Nell’immaginario mondiale è su questi temi che l’Italia si è affermata come leader di mercato, ed è grazie a questi temi che trova posizioni di discreto successo all’interno delle classifiche di awareness internazionale. Questo è rilevante, perché il Brexit non è altro che l’ultima dimostrazione di come siano gli stereotipi a determinare a volte delle scelte collettive.
Ma sul comparto non vantiamo soltanto un riconoscimento internazionale: abbiamo una grande varietà d’offerta, rappresentata sia dal nostro inestimabile e inalienabile patrimonio, sia dalla grande diffusione su tutto il territorio nazionale di industrie culturali e creative, di giovani e non giovani talenti, di persone di esperienza che costituiscono un tessuto produttivo a grande valore aggiunto, in grado, realmente, di competere sui mercati internazionali.
Eppure, sinora, a fronte di questi rilevanti fattori critici di successo, abbiamo collezionato ben poco in termini di mercato internazionale. Pensiamo al mercato dell’arte, in cui contiamo uno zero-virgola-qualcosa all’interno del mercato mondiale. Ragioni di tali risultati sono in parte da attribuire alla connessione tra capitali finanziari e quelli di investimento in arte (che sinora trovavano come naturale interlocutore il mercato londinese) ma anche una forte arretratezza di policy nella gestione del mercato artistico.

Wolfgang Tillmans, EU Campaign Between-Bridges
Wolfgang Tillmans, EU Campaign Between-Bridges

In questo senso abbiamo una delle posizioni più conservative d’Europa, con una visione dell’arte come bene di lusso e di status, appannaggio di pochi eletti che possono fregiarsi del possesso di capolavori, salvo poi tenerseli ben nascosti per evitare quella prassi di notifica che, per come è costruita e per come è amministrata, arreca soltanto danni al nostro Paese, favorendo il sommerso, l’illecito e spaventando i mercati.
Abbiamo una politica fiscale anti-democratica, elitaria, che declassa i player del mercato artistico a meri commercianti, venditori di cose, e che esalta invece coloro che agiscono nel settore in modo non professionale.
Abbiamo un sistema dell’arte vecchio, un ministero incerto, un approccio ambiguo al settore privato (adulato come mecenate ma disprezzato come attore economico).
Questi sono i limiti concreti, visibili, percepiti del nostro mercato. E sta a voi prendervi la responsabilità e l’onore di avviare un percorso che in tempi brevi riesca a restituire all’Italia un ruolo che potrebbe tranquillamente ricoprire (per brand, per set d’offerta, per risorse umane a disposizione, per professionalità) e che trova nella normativa e nella struttura politica l’ostacolo più grande.
Può sembrare uno scenario secondario rispetto a quanto è in gioco, ma non è così. Il mercato dell’arte è ricchezza, è l’opportunità di far atterrare sul nostro Paese nuovi investitori nel medio periodo, è un settore fortemente globalizzato e che produce notevoli impatti in termini di reddito e di occupazione.
Quelle proposte certo non sono scelte facili, e troveranno le resistenze di un “mondo della cultura” che conosciamo, e che rimane ancorato alle proprie posizioni da tanto, troppo tempo.
Ma questo è il momento di cambiare.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.
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  • ruot/azione

    Mi pare che il voto inglese sia frutto di fattori complessi. Un luogo comune, ovviamente non del tutto errato, è quello di descrivere i vertici europei come un’organismo più interessato agli interessi della finanza più che a quelli delle persone e alcuni vedono in questo voto una protesta di quella parte della popolazione che più ha subito la crisi e le politiche elitarie dell’Europa. Bisognerebbe dire però anche che il nemico immigrazione viene usato come diversivo per non discutere invece dei tagli del Welfare e dei limiti di un’economia incentrata sulla finanza piuttosto che sulla produzione. Infatti bisognerebbe dire che non c’è solo una finanza che determina le politiche dell’Unione Europea ma c’è pure una finanza inglese che ha tutto l’interesse di avere mano libera in terra d’Albione invece che regole comuni con altri paesi : regole fiscali, regole bancarie, paradisi fiscali, per non parlare di misure contro il riciclaggio. Contrariamente a quanto si pensa la liberalizzazione finanziaria sulla lunga distanza, come in altri settori, ha portato ad una depressione del sistema dell’arte nel suo complesso a favore della speculazione di pochi ricchi. Monti nella sua lettera mi sembra molto facilone e si sente che usa argomenti orecchiati ma poco conosciuti nella loro concretezza. Ovviamente i sindacati avranno le loro colpe e sopratutto in alcuni gangli specifici ma è inacettabile leggere in un sito d’arte l’opinione di qualcuno che parla di “protezioni sindacali” generalizzandone alcuni aspetti negativi e forse dimenticando che essere sindacalizzati è un diritto e che uno dei motivi che portano molte persone a criticare l’Europa sta proprio nella precarizzazione del lavoro , piuttosto che nelle “protezioni sindacali”. Monti sembra non conoscere il problema della caratura culturale e professionale dell’imprenditoria italiana che è, in percentuale pesante: piccola, poco colta, poco innovativa e interessata solo a guadagnare tagliando il costo del lavoro.
    Per il resto sono ovviamente d”accordo : la tassazione in italia nel campo dell’arte contemporanea è assurda e controproducente, secondo criteri astratti che sono insostenibili , spingono per forza al “nero” , disincentivano le mostre private, distruggono le gallerie e la varietà , con il risultato che abbiamo da una parte un certo numero di gallerie private ricche ed influenti supportate da pochi manovratori
    e dall’altro una pletora di spazi pubblici e para pubblici controllati dalla politica e spesso ancora peggio, da curatori o creatori di eventi
    disinteressati a fare vera selezione

  • Abel

    Non ho capito nulla del commento, mentre mi è piaciuto moltissimo questo articolo che mi ha emozionato.

    • ruot/azione

      se intendi il mio commento chiedimi che cosa non ti è chiaro e se posso te lo spiego

  • Frak reti

    Quello che scrive Monti è chiaro, condivisibile e comunicativo. Lei cosa vuole dire in poche parole

    • ruot/azione

      frank reti la posizione del suo post , che precede il mio commento e non lo segue, non mi dà certezza se lei si sia rivolto a me. vedo che lei ha scritto due ore prima di Angelov quindi non può rivolgersi a lui :)
      Per esclusione è probabile che lei si rivolga ad abel o a me mancando altri commentatori.
      Se lei si rivolge ad abel ha perfettamente ragione a chiedergli di spiegarsi meglio: infatti come minimo uno che approva un articolo “Perchè gli è piaciuto e perchè lo ha emozionato” è uno che dà per scontato tante cose ma che non le spiega: infatti dato il contesto non ci sono , mi pare, molti motivi per provare piacere ed emozioni :)
      Premesso questo caro signor reti e forse abel, proverò a ripetere con altre parole quanto detto anche se penso che anche un deficente poteva capire quanto ho scritto.

      La lettera, legittima e per alcuni versi giusta,di Monti considerata la situazione creatasi con il referendum inglese suona però come l’ennesimo cahier de doléances che alcune corporazioni specifiche, abbastanza diverse tra di loro, indirizzano al re travicello. Questa corporazione di creativi, food and beverage manufacturers, artisti, e si citano anche i biochimici ecc invece di analizzare quello che sta accadendo ad un livello generale
      propone come soluzione della crisi un qualche provvedimento di favore. Come ho già detto alla fine dell’intervento alcune richieste in via di principio potrebbero essere giuste e condivisibili , in particolare per il settore dell’arte : trovo difficile però fare un discorso serio su una proposta così vaga , abbastanza banale e insomma senza dettagli per
      lo più mettendo nello stesso mucchio settori molto diversi.
      1) non è solo brexit: in tutta europa montano proteste per le politiche economiche dell’unione europea che con l’austerità ha privilegiato banche e finanza , facendo pagare i costi della crisi alla classe media e al lavoro dipendente, sacrificando l’economia produttiva vale a dire l’economia reale e concreta, creando disoccupazione e tagliando il welfare. Questo in sintesi il quadro generale che anche un deficente può capire.
      2) in inghilterra c’è tutto un settore della finanza legato a quello americano che ha sempre visto come un pericolo l’unione europea che nel suo lato diciamo più nobile, e se questo si fosse sviluppato al meglio, avrebbe potuto essere una spina nel fianco ai grandi affari : leggi antitrust, leggi fiscali più giuste, controllo del denaro sporco ecc ecc e sopratutto modello di welfare e dei diritti del lavoro temuto come comunista dai fautori del neo liberalismo americano, notoriamente molto legato a quello inglese a partire dai tardi anni 70.
      2) Quella che forse è la metà o più dei cittadini europei sta volgendo le spalle all’europa perchè ne vede solo i risultati negativi: taglio del welfare, precarizzazione , povertà, insicurezza. Per farla breve: anche da noi il modello americano, appetibile per multinazionali e pochi ricchi ma non per circa la metà della popolazione. Insomma la gente si incazza con l’europa per motivi seri , non è incazzata perchè il comune di Roma non permette l’apertura di una gelateria dentro il Colosseo. Questa situazione complessa e assai seria non si risolve facendo provvedimenti a a favore di questo o quello , tra l’altro parlando di “protezioni sindacali” che disincentiverebbero il libero sviluppo dell’imprenditoria. Va beh ridurre la burocrazia ma Monti dovrebbe stare attento a parlare in senso generico di eccessi sindacali perchè questa parte del suo discorso sembra richiamare il vangelo prescritto per risolvere la crisi ma che poi l’ha accentuata :)
      il problema è invece probabilmente un’armonizzazione delle leggi e delle “cifre” del lavoro in modo che ad esempio la Polonia faccia “dumping” all’italia, per non parlare dei diritti democratici che in certi paesi democratici sono in realtà lesi fortemente. inoltre bisognerebbe forse proprio favorire la sindacalizzazione dei precari, delle partita iva ecc e di quelli privi ora di protezioni e diritti.
      il discorso di Monti sembra rappresentare semplicemente un numero, non indifferente, di persone che nel mare agitato stanno organizzando una scialuppa per salvare almeno sè stessi e che gli altri si fottano e che si fottano anche il colosseo i soprintendenti e i camerieri (questi ultimi infatti guadagnano fin troppo). In questa scialuppa si dicono pure delle cose sensate e forse anche applicabili: il problema è che non si parla del mare quindi tutto diventa un pò assurdo e surreale. Insomma sembra un pò il ritratto della “sinistra riformista” oggi votata dai pariolini ma non dalle periferie. Guardate che da soli andate a sbattere come tutti gli altri.
      E faccio due esempi finali: la biochimica , che c’entra con la moda come con i cavoli a merenda , soffre in Italia i problemi ben noti a qualsiasi ricercatore :in italia non si investe nella ricerca, gli imprenditori non fanno ricerca e privilegiano i tagli al costo del lavoro, lo stato non è meritocratico : non investe in ricerca e paga poco chi la fa e non gli dà nemmeno i mezzi e l’organizzazione adeguati. . Chiedete ad un nostro ricercatore che è riuscito a lavorare un altro paese se è disponibile a tornare qui :)
      Settore alimentare, food and beverage: evviva Petrini ma attenzione alle commistioni politica – alimentare, politica – vino che sono molto frequenti fonti di sprechi, di favori e di concorrenza sleale .

  • angelov

    Quanta Speculazione, anche su di un evento come questo…
    Quando il pensiero viene usato contro il mondo come fosse vetriolo o acido muriatico, che lascia bruciato se non incenerito, l’oggetto della propria indagine.
    Oggi quasi tutto è oggetto di questo modo di fare e di pensare; si giustifica lo Speculare come un modo per difendersi da eventuali futuri pericoli, senza rendersi conto che è lo Speculare stesso che li innescherà.