Prudenza e concretezza. Analisi sulle recenti aste newyorchesi

Per dirla in sintesi, le aste d’arte contemporanea dei giorni scorsi a New York hanno presentato grandi lavoroni di gusto americano, super iconici (il Basquiat e il Bacon sono le copertine di libri molto famosi), rappresentativi e facili, come gli autoritratti e i dipinti bianchi e blu. Vendibili e, all’occorrenza, rivendibili, i pezzi scelti hanno consentito un buon successo per percentuale di venduto e di stima.

Sam Francis, Summer #1, 1957
Sam Francis, Summer #1, 1957

NEW YORK DA RECORD
Bound to Fail di Christie’s ha totalizzato 78.123.250 milioni di dollari, con un eccellente 97% di opere vendute. È passato di proprietà l’Hitler di Maurizio Cattelan per 17.189.000 dollari, stabilendo il record per l’artista, e la palla da basket di Jeff Koons One Ball Total Equilibrium Tank (Spalding Dr J Silver Series) per 15.285.000 dollari. Record anche per Paola Pivi, Neil Jenney, Olivier Mosset, Daniel Buren, Rebecca Horn e John Armleder; ottima performance per Richard Prince e Bruce Nauman.
Più in salita la Evening Sale della stessa casa d’asta, con il suo 87% di venduto. Top lot della serata e record per l’artista, l’autoritratto di Jean-Michel Basquiat del 1982, che ha totalizzato ben 57.285.000 dollari e record anche per Agnes Martin, Mike Kelley, Kerry James Marshall, Barry X Ball e, di nuovo, Richard Prince. Il bellissimo N.17 di Mark Rothko è stato aggiudicato per 32.645.000 dollari; And if you di Christopher Wool è stato venduto a 13.605.00 dollari; PH-234 di Clyfford Still ha realizzato 28.165.000 dollari.
La Evening Sale di Sotheby’s ha incassato un ottimo 95,4% di lotti, piazzando il New York City di Cy Twombly a poco meno di 36.7 milioni di dollari, il doppio autoritratto di Francis Bacon per 35 milioni di dollari e il “suo” Christopher Wool, Untitled P.119, a 13.914.000 dollari.
“Abbiamo raggiunto esattamente i risultati che ci prefiggevamo”, ha commentato Gregoire Billault, capo del dipartimento, “realizzando un’asta tagliata su misura sul gusto di oggi”. Da record, il bellissimo Sam Francis, con il suo Summer N.1, venduto per 11.842.000 di dollari.

Sam Francis, Summer #1, 1957
Sam Francis, Summer #1, 1957

UN RIDIMENSIONAMENTO FISIOLOGICO
Se si mettono i numeri in prospettiva, però, il risultato complessivo è decisamente inferiore rispetto a quello della stessa tornata dell’anno scorso. Ed era inevitabile per ragioni esterne ma soprattutto interne al mercato dell’arte. Da una parte, in questi mesi, l’Occidente si sente sotto attacco, in crisi come un vecchio stanco incapace di affrontare le sfide di un presente incerto; chi possiede opere davvero importanti poco frequentemente rischia di vendere i pezzi “museum quality”. Dall’altra, un meccanismo che punta a superare record di mese in mese genera la crescita esponenziale del pericolo di fallimento, costringe le case d’asta a garantire la vendita dei lotti e non consente una crescita sana e realmente sostenibile.
Non stupisce, pertanto, se nell’esercizio di confronto tra il 2016 e il 2015 ci si trova davanti a una situazione ridimensionata rispetto a quel vero e proprio trionfo per l’arte contemporanea globale di un anno fa, quando furono venduti Les femmes d’Alger di Pablo Picasso a 179.365 milioni di dollari, record assoluto per un’opera in asta, e L’homme au doigt di Alberto Giacometti, a 141.285 milioni di dollari, record relativo alle sculture.

Rudolf Stingel, Untitled, 1989
Rudolf Stingel, Untitled, 1989

ITALIANI IN AMERICA
Ad ogni modo, in America l’arte italiana si è difesa bene. Certamente quella realizzata dopo il 2000 con Cattelan e Pivi, e con l’ottima performance di Rudolf Stingel venduto da Phillips per 2.965.000 dollari, ma anche quella post war.
All’asta di Sotheby’s, il Sacco di Burri è stato ceduto per 7.306.000 di dollari, i “tre tagli rosso” di Lucio Fontana da Christie’s per 2.105.000 dollari e il “tre tagli bianco” di Sotheby’s per 2.590.000 dollari; bene anche per il piccolo singolo taglio rosso di Fontana, passato di proprietà per 485.000 dollari; male solo per il grigio “quattro tagli” della Galerie Gmurzynska di Zurigo che è andato invenduto.
A Milano, dopo Christie’s e Finarte che hanno già venduto le opere raccolte, ora si attendono le proposte, e i risultati, di Sotheby’s, Wannenes, Il Ponte e Dorotheum.

Antonella Crippa

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.