Crisi a Hong Kong, galleristi chiedono garanzie ad Art Basel per la prossima edizione della fiera

Le proteste che da marzo 2019 sconvolgono gli equilibri politici della città asiatica preoccupano numerosi galleristi, alcuni dei quali hanno scelto di non partecipare alla fiera. Altri, invece, chiedono al colosso fieristico maggiori garanzie, soprattutto finanziarie…

Art Basel Hong Kong
Art Basel Hong Kong

Continua a imperversare il clima di incertezza che da mesi oramai si abbatte sulla prossima edizione di Art Basel Hong Kong, tappa asiatica del colosso fieristico svizzero in programma dal 19 al 21 marzo 2020 al Convention and Exhibition Centre. Le proteste e gli scontri che da quasi un anno imperversano a Hong Kong contro il governo per la legge sull’estradizione e il relativo clima di incertezza politica iniziano a riversarsi anche sul mondo dell’arte e sulle sorti dei tanti e anche molto attivi musei e gallerie che si trovano in città, nonostante la volontà di rimanere aperti e portare avanti le proprie attività. Alla fine dello scorso anno, a fare un momentaneo dietro frónt è stata la galleria Hauser & Wirth, annunciando il rinvio a tempo indeterminato della retrospettiva che avrebbe dovuto dedicare alla fotografa Annie Leibovitz nella propria sede a Hong Kong. A piangere le conseguenze dell’attuale situazione politica della città asiatica è soprattutto Art Basel, alle prese con le perplessità, le defezioni e le richieste delle tante gallerie che si chiedono quanto possa essere sicuro inaugurare la fiera il prossimo marzo. 

ART BASEL HONG KONG 2020. TRA PROTESTE POLITICHE E PERPLESSITÀ DEI GALLERISTI 

Nel corso dell’ultima settimana, tre gallerie si sono ritirate dalla fiera – la Luxembourg & Dayan di New York e London, la Tyler Rollins Fine Art di New York e SCAI The Bathhouse di Tokyo –, a causa delle proteste che continuano a imperversare in città. A poco sono servite, a quanto pare, le rassicurazioni e le agevolazioni offerte dal colosso fieristico, che ha promesso ai propri espositori sconti sui prezzi degli stand, oltre a sconti sugli hotel e i ristoranti locali. Inoltre, la fiera ha promesso alle gallerie che, in caso di annullamento della prossima edizione, rimborserà loro il 75% delle tasse di partecipazione.

LA LETTERA DEI GALLERISTI INVIATA AD ABHK 

Le rassicurazioni e le misure cautelative di Art Basel non sembrano però tranquillizzare gli espositori: lo scorso 16 gennaio un gruppo di gallerie – 303 Gallery, Miguel Abreu Gallery, Alfonso Artiaco, Blum & Poe, Tanya Bonakdar Gallery, Gavin Brown’s enterprise, Paula Cooper Gallery, Pilar Corrias, Galerie Chantal Crousel, Thomas Dane Gallery, Fortes D’Aloia & Gabriel , François Ghebaly, Greene Naftali, Herald St, Lévy Gorvy, Lisson Gallery, Matthew Marks Gallery, Fergus McCaffrey, kamel mennour, Metro Pictures, OMR, Nara Roesler, Lia Rumma e Sprüth Magers – ha inviato una lettera a Marc Spiegler, direttore globale di Art Basel, e Adeline Ooi, direttore di Art Basel a Hong Kong, dicendo loro che il 2020 “non è un buon anno per tenere questa fiera”. Il contenuto della lettera, riportato da artnet, affermerebbe che “molte persone che normalmente partecipano alla fiera hanno indicato che quest’anno non parteciperanno”. I direttori di Art Basel hanno risposto, sempre attraverso una lettera, che “i numeri di registrazione VIP sono attualmente in linea con quelli degli anni precedenti, in particolare dall’Asia, dove abbiamo effettivamente assistito ad un aumento delle registrazioni VIP dalla Cina continentale”. Ma i dubbi dei galleristi non terminano qui, soprattutto a causa delle limitazioni sulla libertà di espressione che Pechino ha imposto a Hong Kong: “molti dei nostri artisti non sono disposti a mostrare il loro lavoro in fiera”, perché l’aumento del controllo da parte della Cina non è “coerente con la loro convinzione fondamentale nella libertà di espressione”. 

LE GARANZIE CHE I GALLERISTI CHIEDONO AD ART BASEL HONG KONG

Le 24 gallerie inoltre chiedono una serie di agevolazioni, tra cui una riduzione del 50% sulle tariffe dello stand, la possibilità di ridurre le dimensioni dello stand senza penalità e una proroga del termine di pagamento fino alla fine di febbraio, oltre a una copertura assicurativa ragionevole. Sulla riduzione delle tariffe, però, la fiera ha rifiutato di accettare la richiesta: “con l’evento a soli due mesi di distanza, e date tutte le spese che abbiamo già fatto e che ci impegniamo contrattualmente a portare a termine, introdurre una riduzione del 50% sulla tassa per lo stand in tutta la fiera è finanziariamente insostenibile”, affermano Spiegler e Ooi. Attualmente le gallerie partecipanti sono 241, ma da qui a marzo la strada è ancora lunga…

– Desirée Maida

Hong Kong // dal 19 al 21 marzo 2020
Art Basel HK
Convention and Exhibition Centre
www.artbasel.com

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.