Tefaf 2019: Maastricht non delude e non sorprende. Report dalla fiera

L’edizione del 2019 del Tefaf, la fiera d’arte e antichità con la migliore reputazione al mondo, non delude ma neppure sorprende.

TEFAF Maastricht 2018
TEFAF Maastricht 2018

Tagliata su misura per il maturo collezionismo europeo, il Tefaf è da sempre espressione del gusto del vecchio continente e ad esso reagisce e si plasma. Lo spostamento degli interessi, a Maastricht, si vede fin dall’entrata, guardando la mappa con la disposizione degli espositori. Di edizione in edizione, infatti, la sezione Modern si ingrandisce a discapito di Paintings – che raccoglie chi propone gli Old Masters -, mentre appaiono stabili l’antichità e le opere su carta. Quest’anno, il design e l’arte tribale sono stati accorpati in un’unica area, intorno allo chicchissimo bancone del sushi. L’arte islamica è pressoché sparita (ma lo era anche l’anno scorso, se si esclude Mohtashemi) e i tappeti sono introvabili. In crescita sembrano essere le proposte di manufatti cinesi di ogni epoca, forma e materiale, al cui mercato per altro è dedicato il report annuale, che non copre tutti i segmenti, come il competitor The Art Basel and UBS Global Art market report, ma propone dei focus. Sembra maggiore anche il numero di oggetti di arte applicata e di opere d’arte giapponese moderna e contemporanea: Lee Ufan e Yayoi Kusama sono dovunque.

I PRO DI TEFAF 2019

La fiera non delude perché tra gli stand si possono trovare oggetti che altrove non sarebbero neppure immaginabili. Tra le meravigliose composizioni di tulipani dai petali stranissimi e colorati allestite nei corridoi, ci si imbatte, ad esempio, in un dipinto realizzato dal padre del daguerrotipo, Louis Daguerre con Charles-Marie Bouton nel 1834 che rappresenta il Camposanto di Pisa (Perrin) e che, mediante un dispositivo sul retro si illumina in modo progressivo mettendo in risalto alcuni dettagli, unico esemplare rimasto di una serie per il resto completamente perduta. Dall’altra parte dello spazio fieristico, si viene accolti dalle grandi braccia di legno provenienti dalla British Columbia (Canada) della fine del 19 secolo (Galerie Meyer) allestite come se dovessero accogliere la visita di qualcuno; decisamente imponenti sono i tre vasi monumentali del periodo Kangxi, fin ora conservati al Palazzo Ala Ponzone di Cremona (Alessandra Di Castro); i Canaletto inglesi ma soprattutto i Bellotto di Beddington sono fascinosi ma se ne trovano anche altri tra gli stand. Di bei Boldini ce ne è più d’uno. Molti i nudi reclinati, sdraiati, in piedi, dipinti, scolpiti, cesellati. E’ spettacolare l’Eraclito e Democrito di Jacob Jordaens da Colnaghi, ma anche la Jeune fille assise del 1919 di Amedeo Modigliani da Hammer Galleries non è proprio niente male, con i suoi colori pastello e i volumi pressoché geometrici. E si potrebbe andare avanti con questo elenco a lungo… La fiera non delude anche perché l’organizzazione è impeccabile, i punti di informazione e gli strumenti per orientarsi eccellenti, i luoghi di ristoro costruiti intorno a banconi rettangolari che favoriscono le chiacchiere, lo scambio di informazioni, pareri, transazioni. Nulla è casuale, tutto è rassicurante.

L’ITALIA A TEFAF

L’arte antica italiana è ancora di moda, soprattutto quella della seconda metà novecento, proposta non solo dalle grandi gallerie italiane, Tornabuoni e Mazzoleni in testa; c’è un numero davvero alto di opere di Lucio Fontana di ogni periodo e asking price, compresa la sinuosa mensola realizzata a quattro mani con Osvaldo Borsani (Alexandre Biaggi – Pierre Passebon), ma anche di Alighiero Boetti e di molti artisti dell’arte povera; in contrazione la proposta del gruppo Zero, che in altri anni era pervasiva. Nella sezione Modern ritorna Victor Vasarely e spopola George Condo, ce ne sono di molto spiritosi, ma risalta maggiormente la scultura, quella di peso. Urs Fischer da Massimo De Carlo, Rosemarie Trockel da Spruth Magers, John Chamberlain da Karsten Greve, Barry X Ball da Fergus McCaffrey ma soprattutto Ugo Rondinone da Kamel Mennour che può vantare uno degli stand più abbaglianti e economicamente possenti. Come sempre, Van der Weghe (che è anche parte del Board of trustees, dell’Executive committee e del Vetting committee) ha pezzi molto importanti. Sebbene impeccabile, questa edizione del Tafaf però non sorprende proprio perché è lo specchio di un collezionismo maturo, in un continente anziano che vive una fase di difficoltà e chi la visita da anni ricorda edizioni più sfavillanti (il sospetto che il passato appaia comunque più luminoso del presente rimane però). Inoltre, il benchmark di riferimento non sono altre fiere – nessuna ha un campo così vasto e importante di proposte – ma ciò che passa alle evening sale di Christie’s e Sotheby’s, strutture più veloci e aggressive, presenze ormai consolidate nei nuovi centri del collezionismo globale.

-Antonella Crippa

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.