Arte Fiera 2019 report: come è andata la fiera diretta da Simone Menegoi?

Si è chiusa la 45a edizione di Arte Fiera, una delle fiere d’arte moderna più longeve al mondo, inaugurata nel 1974. Ecco come è andata.

Sissi, Circonvolare, 2017. Courtesy l'artista e Galleria Tiziana Di Caro, Napoli, ph. Ela Bialkowska
Sissi, Circonvolare, 2017. Courtesy l'artista e Galleria Tiziana Di Caro, Napoli, ph. Ela Bialkowska

È buona ed apprezzata la prova d’esordio del neo direttore Simone Menegoi; non sarebbero riusciti in molti, prendendo in mano una fiera esausta, demotivata, con un appeal verso i professionisti e i collezionisti al punto più basso della storia. C’era prima di tutto da rovesciare il mood generale e riportare i collezionisti a Bologna. Per farlo, Menegoi ha rinnovato il layout distributivo ridisegnando gli spazi dei due padiglioni tradizionali, che in questa edizione erano più sensati, pur nella consueta articolazione che prevedeva gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta a sinistra e, dall’altra parte, il periodo tra gli anni Ottanta e i giorni nostri. In sintesi ha imposto ai galleristi di limitare gli artisti da esporre (anche se i magazzini dietro le porte degli stand erano pieni di tutto) e ha incentivato i focus monografici, circa 1/3 secondo le dichiarazioni della cartella stampa.

L’ARTE ITALIANA RULES

Ne è risultata una assoluta predominanza di arte italiana, con pochissime eccezioni, sia per quanto concerne gli operatori sia in quanto ad artisti. Il difetto per eccellenza nella vulgata collettiva è stato trasformato in un punto di forza: in alcune aree, quest’anno, Arte Fiera si è presentata come una selling exhibition tematica sulla qualità dell’arte italiana, una delle declinazioni dell’arte europea di maggior eleganza, gusto, misura e raffinatezza. Giulio Paolini (Matteo Lampertico), Claudio Parmiggiani (De’ Foscherari), Piero Dorazio (Mazzoleni), Mirko Basaldella (Copetti), Afro (Galleria dello Scudo), Bruno Munari (Granelli), ad esempio, erano rappresentati da pezzi belli, molto belli; forse non le opere più costose dell’arte italiana, che in asta avrebbero fatto record, ma una fascia media di qualità. Lucio Fontana era pressoché assente, a parte qualche rosea eccezione. Oltre all’arte italiana storica del Padiglione 26, è stata valorizzata anche quella italiana contemporanea al Padiglione 25, nella Main Section e nella sezione di Fotografia e Immagini in movimento curata da Fantom. Positivi, con moderazione, i commenti sull’andamento della fiera espressi da alcuni galleristi; spesso più vaghe le richieste per alcuni artisti proposti nella fascia del primo mercato. “Questa edizione è riuscita a riportare a Bologna molti collezionisti italiani che non visitavano Artefiera da anni, e moltissimi hanno dato un giudizio positivo a questa edizione”, secondo Federica Schiavo.

LE PAROLE DEI GALLERISTI

“Abbiamo presentato un progetto interamente dedicato a Patrick Tuttofuoco con un confronto tra opere prodotte dal 2003 ad oggi. Indubbiamente le tre biglie giganti, parte del progetto presentato alla Biennale di Venezia del 2003, sono state un polo di attrazione che ci ha permesso di ampliare il nostro bacino di conoscenze. Dal punto di vista delle vendite è andata abbastanza bene”. Per le opere, la richiesta era tra gli € 8.000 e i € 20.000. La Galleria Continua proponeva, tra le altre, le opere di Ornaghi & Prestinari. Ad esempio Salvia (2017), vasi in grès su ferro smaltato a evocare un paesaggio industriale, e Piazza (2017), una composizione in legno d’olmo e acciaio, con richieste da € 1.000 fino a € 15.000. I galleristi toscani hanno descritto “un grande interesse per i lavori degli artisti che si è concretizzato nella vendita di numerose opere”. Booth monografico per Tiziana Di Caro, con un progetto interamente dedicato a Sissi, tra installazioni, disegni e fotografie, da € 5.000 a € 25.000. “La volontà di cambiare Artefiera rendendola meglio fruibile è evidente da quest’anno, anche se c’è stato poco tempo per lavorarci” dice la gallerista. “L’edizione 2019 mi è sembrata avvincente per il numero di persone, appassionati o collezionisti che sono intervenuti. Sissi è un’artista molto conosciuta a Bologna e l’attenzione per il progetto è stata alta. Allo stesso tempo non c’è una esatta corrispondenza tra l’interesse manifestato e le vendite all’oggi concretizzate”. P420 – che giocava in casa – presentava Riccardo Baruzzi (range di prezzo: € 3.000/€ 20.000) con Paolo Icaro nella Main Section e Alessandra Spranzi (opere tra € 4.000 e € 20.000), per la parte di Fotografia, e mostrava ottimismo, anche se allo stesso tempo sottolineava la differenza di atteggiamento dei collezionisti ad altre fiere, altrove molto più rapidi e risoluti nelle scelte. Paola De Pietri presentava i paesaggi fotografici della pianura del Pò, tra alberi solitari e case coloniche disabitate (tra € 5.000 e € 14.000). Il suo gallerista Alberto Peola ha dichiarato di essere tornato ad Artefiera dopo due anni di assenza e di averla trovata notevolmente migliorata: “la nuova impostazione data dalla direzione Menegoi/Bartoli ha già comportato in generale una maggiore qualità della fiera, riconosciuta anche dai collezionisti. Sono soddisfatto del mio ritorno anche dal punto di vista delle vendite”.
Premio per la fotografia Annamaria e Antonio Maccaferri assegnato a Virginia Zanetti (Galleria Traffic), mentre il 2° posto è andato a Takashi Homma (richieste per lui tra € 2.000 e € 20.000 da Viasaterna) con Mushroom from the forest #1, 2011, ex aequo con The Google Trilogy – 1. Report a problem, 2012, di Emilio Vavarella della Galleriapiù di Bologna (da € 1.200 fino a € 6000), che ha messo in luce un buon riscontro sia per quanto riguarda le vendite sia per l’affluenza in fiera e in galleria.

LE VENDITE

Ma al di là dei commenti che difficilmente in questi casi sono negativi, come sono andate veramente le vendite? Si potrebbe rispondere “come potevano andare” nella attuale congiuntura di recessione economica, culturale e di fiducia per il presente. Tra i galleristi il mantra era “Chi ha sempre venduto, ha venduto anche questa volta, per chi non ha mai venduto, anche questa volta non è andata benissimo”.  Tuttavia questa edizione è un primo, decisivo passo in una direzione ben tracciata. Ora tocca agli operatori mettersi in sintonia con i collezionisti che visitano la fiera e adeguare le ambizioni e soprattutto i prezzi, ammesso che vogliano stare in questo mercato. Del resto, se Artissima è la fiera sperimentale, Miart quella dei big player, come farebbe l’Italia, con il suo sistema limitato e per certi aspetti periferico, a reggere un’altra fiera che parli inglese? Secondo tutti anche la proposta espositiva off-site è stata buona; non solo le mostre di Mika Rottemberg al MAMBO, Goran Trbuliak a Villa delle Rose, Thomas Struth al MAST, hanno funzionato anche le piccole, “sfiziose” – nelle parole di una gallerista bolognese – esposizioni che consentono di riscoprire i palazzi e gli oratori più belli della città.

-Antonella Crippa e Cristina Masturzo

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.

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