Banksy e copyright: una lettura etica e la sentenza

La bufera scoppiata attorno alla istanza di Banksy di registrare il proprio marchio è ormai un fatto noto. Qui ne approfondiamo i risvolti etici, svelando che cosa quel marchio vorrebbe racchiudere. E vi facciamo leggere la sentenza originale.

Banksy, Flower Bomber, Full Colour Black
Banksy, Flower Bomber, Full Colour Black

Molti sono stati finora i commenti su una causa che nessuno degli estimatori di Banksy avrebbe mai voluto vedere: l’iconoclasta di marchi e copyright che in un suo murale aveva sentenziato copyright is for losers, non solo registra il proprio marchio, ma erge a marchio persino opere grafiche per ottenerne benefici senza limiti dato che, mentre il diritto d’autore ha anche un limite temporale, il marchio è pressoché imperituro.
Non entriamo nei dettagli del contenzioso perché qui rimandiamo nella sua interezza alla vicenda declinata e risolta con la Decisione di cancellazione N. 33843C dalla Divisione Annullamento dell’EUIPO relativa al marchio N. 12575155, Flower Bomber, registrato da Pest Control Office Limited per Banksy. In tal modo ciascuno può formarsi la sua opinione sulla realtà della Decisione 33843C e non sulle interpretazioni di essa.

È molto probabile che Pest Control Office Limited non faccia ricorso alla Decisione 33843C perché l’immagine di Banksy uscita da questa vicenda è piuttosto rovinosa”.

Abbiamo trovato molto più interessante invece analizzare la questione dal punto di vista etico in considerazione dell’immagine politica, anti-establishment e umanitaria di se stesso che finora ha promosso il personaggio in questione. Riflessioni che potete leggere nell’articolo Copyright is for Banksy.
È molto probabile che Pest Control Office Limited non faccia ricorso alla Decisione 33843C perché l’immagine di Banksy uscita da questa vicenda è piuttosto rovinosa. I fatti sono incontrovertibili e l’accusa di malafede di Banksy, ivi pedissequamente descritta ed esplicitata, nel caso di un ricorso perdente si tramuterebbe in catastrofe personale e, francamente, a quel punto non vorremmo trovarci nei panni di chi ha acquistato il Parlamento inglese di scimmie per oltre 11 milioni di euro.

CHE COSA C’È SOTTO IL MARCHIO BANKSY

Noi italiani non siamo stati impressionati dalla vicenda perché abituati da decenni a tanti nostri politici che predicano bene per poi razzolare malissimo ma, a dire il vero, quello che abbiamo trovato all’IPO britannico risulta anche peggio di quanto accade con molti nostri politici: Banksy ha depositato addirittura nel 2007, esattamente il 6 giugno, il marchio “Banksy” persino per: “carne, pesce, pollame e selvaggina; estratti di carne; frutta e ortaggi conservati, essiccati e cotti; gelatine, marmellate, composte; uova, latte e prodotti derivati dal latte; oli e grassi commestibili. Caffè, tè, cacao, zucchero, riso, tapioca, sago, caffè artificiale; farine e preparati fatti di cereali, pane, pasticceria e confetteria, gelati; miele, melassa; lievito, lievito in polvere; sale, senape; aceto, salse (condimenti); spezie; ghiaccio. Prodotti e cereali dell’agricoltura, dell’orticoltura e della silvicoltura non compresi in altre classi; animali vivi; frutta e verdura fresca; semi, piante e fiori naturali; alimenti per animali, malto”.
Leggere per credere: qui sotto potrete sfogliare la sentenza originale e integrale.

Giorgio Kadmo Pagano

La sentenza: https://tutelio.org/wp-content/uploads/2020/09/299590.pdf

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Autore Banksy
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Giorgio Kadmo Pagano
Giovanissimo, espone per la prima volta agli Incontri Internazionali d’Arte. Ha una preparazione culturale costruita in anni di frequentazioni con il meglio dell’arte italiana, da De Dominicis a Pisani a Kounellis a Ontani, e politica con il “Gandhi europeo”, Marco Pannella, col quale condivide migliaia di ore di riunioni nonché prassi di lotta nonviolenta, che lo portano nel 2014 a fare 50 giorni di sciopero della fame in auto davanti al MIUR contro il genocidio culturale italiano. Architetto, nel 1985 pubblica il saggio “Arte e critica dalla crisi del concettualismo alla fondazione della cultura europea”. Dal 1989 dirige l’ERA, una ONG dell’Ecosoc delle Nazioni Unite. Giornalista dal 1993, nello stesso anno diventa Direttore responsabile del periodico culturale Translimen, oggi rubrica di Radio Radicale. Nel 1996 idea, progetta e pubblica, con la direzione del Nobel per l’Economia Selten, il primo saggio europeo di Economia Linguistica “I costi della non-comunicazione linguistica europea”. Oggi, col suo nuovo pamphlet, ci guida sul “Come divenire la super potenza culturale che siamo”.