Matematica culturale. Perché puntare sulle imprese pivot

Le imprese culturali sono isole. Ecosistemi adattabili che guardano alle mutazioni e alle ibridazioni come processi e alle diversità come relazioni. Non qualcosa da temere, ma da governare.

Studio ToDo, packaging per Arduino
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COSA FA UN PIVOT
Equazione: cultura = innovazione = futuro. Soluzione: investo sulle imprese “pivot”. Tradotto: quale l’economia di senso per le imprese culturali (piccole o grandi che siano)? Ci sarà un futuro soltanto ripensandole come entità capaci di produrre innovazione (per se stesse e la comunità). E poiché non tutte sono in grado di affrontare questo passaggio (leggi cambiamento), allora si dovrà investire sulle imprese pivot.
Nella pallacanestro il ‘pivot’ è il ‘finalizzatore’ della squadra […] A un ‘pivot’ si richiede di saper sfruttare la sua grande massa per permettere a tutti gli altri giocatori di andare a segno. Oggi, anche nei distretti italiani stanno emergendo le imprese ‘pivot’: aziende di dimensione medio-grande, in grado di trainare il ‘gioco’ dell’intero distretto. Per rendere vincente il modello distrettuale è necessario focalizzare incentivi e interventi sulle aziende ‘pivot’. Tali azioni consentirebbero di ottenere un effetto leva i cui benefici ricadrebbero sull’intero indotto”.

Studio ToDo, packaging per Arduino
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INNOVAZIONE E IBRIDAZIONE
Presentata come un requisito cruciale per la competizione a livello di sistemi, l’innovazione è sempre più concettualizzata come ibridazione sul piano scientifico e disciplinare: si innova infatti non soltanto inventando qualcosa di nuovo, ma anche facendo qualcosa di abituale con modalità più efficaci ed efficienti. All’interno della filiera di produzione del valore culturale possono essere intercettati innumerevoli spazi di miglioramento: di comunicazione, di servizio, di accessibilità soprattutto informativa, di contatto, di traspirazione.
Se applichiamo questo ragionamento alle imprese culturali, possiamo trarre queste conclusioni:

  • in ciascun territorio ci sono imprese culturali “pivot”;
  • le imprese “pivot” devono essere oggetto di ricerca al fine di comprenderne le dinamiche di successo e avviare processi di isomorfismo;
  • gli incentivi dovranno sempre più indirizzarsi sulle imprese “pivot” e non “a pioggia” se si vuole ottenere l’effetto-leva;
  • le imprese “pivot” possono rappresentare i capofila di reti locali e globali (hub-snodi creativi) affini e/o multidisciplinari, divenendo fattori attrattivi e di sviluppo.
Opificio Crespi
Opificio Crespi

DALL’EDIFICIO ALL’OPIFICIO
In un alfabeto culturale possiamo parafrasare: “dall’edificio all’opificio”. Parlando di innovazione potremmo dire che le imprese culturali sono isole. Ecosistemi adattabili che guardano alle mutazioni e alle ibridazioni come processi e alle diversità come relazioni: non qualcosa da temere, ma da governare. Il ruolo e la missione dell’impresa culturale sono finalizzati al cambiamento, chi la guida deve preoccuparsi che avvenga in una direzione adeguata alle attese. Il futuro dipende dai “pivot”: per esserlo (o diventarlo) ci vuole una forte consapevolezza del sé culturale, senso di responsabilità, propensione al rischio.

Irene Sanesi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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Irene Sanesi
Dottore commercialista e revisore legale. Socio fondatore e partner di BBS-pro Ballerini Sanesi professionisti associati e di BBS-Lombard con sedi a Prato e Milano. Opera in particolare nell’ambito dell’economia gestione e fiscalità del Terzo Settore con particolare riferimento alla cultura, settore nel quale pubblica e svolge attività di consulenza, apprendimento organizzativo e formazione per soggetti privati e pubblici. È esperta di fundraising per la cultura per cui cura campagne di raccolta fondi, occupandosi di formazione mentoring e consulenza per imprese culturali e creative ed in particolare per i musei. Fra le sue pubblicazioni: L’economia del museo (Egea, 2002), Creatività cultura creazione di valore. Incanto economy (Franco Angeli, 2011), Il valore del museo (Franco Angeli, 2014), “Il problema delle risorse: incentivi fiscali e fundraising” in Il pubblico ha sempre ragione? Presente e futuro delle politiche culturali (a cura di Filippo Cavazzoni, IBL, ottobre 2018), Buona ventura. Lezioni italiane di storia economica per imprenditori del futuro (Il Mulino, 2018). Su Artribune Magazine è presente la sua rubrica “Gestionalia”. Scrive per Il Giornale delle fondazioni e Arteconomy. Per il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) è componente del Gruppo di lavoro Economia e Cultura. Dal 2011 al 2018 ha presieduto per l’UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) la commissione Economia della Cultura. Presidente dell’Opera di Santa Croce di Firenze. Presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana (il soggetto gestore del Centro per l'arte contemporanea L. Pecci Prato). Dal 2008 al 2016 è stata vice-presidente della Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica F. Datini. Tesoriere economo dell’Accademia delle Arti del Disegno. Economo della Diocesi di Prato. Membro del GAV (Gruppo Auto Valutazione) Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Economia.