Ricerca e formazione nei musei durante la pandemia. Intervista a Marco Peri

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L’educatore museale Marco Peri descrive la sua attività nell’ultimo anno e le ripercussioni della pandemia nel settore della didattica e della ricerca nella cornice dei musei.

La ricerca e l’aggiornamento continuo sono condizioni essenziali per l’ambito educativo e in questo momento storico diventa persino urgente ripensare le nostre attività, per comprendere i cambiamenti sociali in atto, per mettere a fuoco le nuove esigenze, per offrire al mondo della scuola, e a tutta la società, rinnovate opportunità di crescita culturale, inclusione, benessere e sostenibilità economica per gli operatori. Ne abbiamo parlato con l’esperto Marco Peri.

Hai fatto della ricerca e dello studio un elemento imprescindibile: quale direzione hai intrapreso nell’ultimo anno?
Come professionista dell’educazione nel museo, sono impegnato nello studio costante di nuove strategie e azioni per coinvolgere il pubblico. Credo che il museo contemporaneo rappresenti un ambiente straordinario in cui immaginare nuovi modi per apprendere e fare esperienza, un luogo in cui possiamo incontrare il passato, ma anche vivere il presente e immaginare con fiducia il futuro.

Con quali istituzioni stai collaborando?
Tra le attività che ho svolto nell’ultimo anno, nonostante tutto, c’è stato un progetto sperimentale di ricerca presso gli Archivi della Galleria Nazionale di Roma. Gli Archivi conservano un’intera sezione denominata “Attività Didattica”, costituita da materiali documentari che, a partire dal 1946, attestano l’impegno della Galleria nel far dialogare l’arte contemporanea con il grande pubblico. Alcune esperienze hanno avuto la capacità di anticipare i tempi e segnare nuovi approcci, attività che talvolta si sono imposte come cambi di paradigma.

1974-1975. Laboratorio Didattico, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Archivio GNAM
1974-1975. Laboratorio Didattico, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Archivio GNAM

FORMAZIONE E PANDEMIA

Da questo stop forzato sono nati nuovi filoni formativi o nuove proposte educative?
Il mio impegno per immaginare nuovi modi di vivere l’esperienza dell’arte richiede uno scambio tra persone, nel contatto vivo e diretto con le opere. Purtroppo durante l’ultimo anno questa condizione essenziale non è stata sempre possibile, perciò ho sperimentato le opportunità offerte dal digitale per proporre nuovi percorsi online, workshop e corsi di formazione. Ho tenuto workshop per i bambini della Scuola d’Italia di New York, ho partecipato come relatore a incontri sull’educazione museale in America Latina e condotto corsi di formazione per la didattica museale con partecipanti da tutte le regioni italiane. Con le piattaforme digitali abbiamo ricostruito una connessione emotiva di relazioni che ci ha fatto sentire più vicini nonostante i tanti schermi che ci separavano.

Come è stato riadattare le tue attività online? In cosa ti ha arricchito questa nuova esperienza e cosa invece ti “manca” disperatamente del lavoro nel museo?
Sono convinto che i musei siano prima di tutto “luoghi”, spazi sociali con caratteristiche uniche, perciò non è stato facile resistere in questo momento di assenza del pubblico. Quindi è diventato indispensabile creare contenuti digitali per essere presenti nonostante le sale chiuse. Tuttavia non vedo l’ora di condividere nuovamente con le persone le sale dei musei e il mondo. Solo in presenza infatti è possibile recuperare quella naturale reciprocità nelle relazioni, offrire spazio alle possibilità della comunicazione non verbale, stabilire un dialogo empatico basato sull’ascolto e lo scambio autentico di esperienze.

Marco Peri
Marco Peri

DIFFICOLTÀ E FUTURO DEGLI EDUCATORI MUSEALI

Quale tipo di riflessione, per non parlare di “rivoluzione”, auspichi per il settore degli educatori museali italiani, troppo spesso ancora soffocati da problemi economici e di cronica precarietà?
In questi mesi ho osservato con impotenza quella che senza esagerare potremmo definire la “diaspora dell’educazione museale”, una dispersione incredibile di professionalità e competenze. Numerose colleghe e colleghi hanno dovuto fare i conti con l’impossibilità di lavorare: musei chiusi, nessuna attività didattica in presenza, nessun gruppo scolastico in visita al museo. E, dunque, messa da parte la passione per musei e didattica, hanno dirottato le loro attenzioni verso altri ambiti professionali. L’educazione museale ha mostrato in tutta evidenza di essere tra le professionalità più deboli all’interno delle strutture dei musei. Questo è dovuto principalmente alla condizione di precariato con cui abitualmente si attiva la collaborazione tra musei e personale educativo. Era evidente che il sistema di esternalizzazione dei servizi educativi non potesse reggere a una crisi come quella causata da questa pandemia. Eppure l’educazione nel museo contemporaneo ha un ruolo strategico importantissimo per la capacità di ricercare, ideare, progettare, gestire, comunicare e realizzare molteplici attività per migliorare l’esperienza di tutti i pubblici.

Cosa intravedi nel prossimo futuro?
Per il futuro l’auspicio è che il museo eserciti con maggiore consapevolezza l’azione educativa. Per far ciò è urgente definire la professione e il ruolo di educatrici ed educatori, affinché agiscano con maggiore impulso il ruolo fondamentale di relazione tra musei e persone. Poiché l’azione educativa del museo coincide con il museo stesso, appare necessario considerare le professionalità del servizio educativo non più marginali nella programmazione dei musei ma un settore di ricerca indispensabile, il centro nevralgico del rapporto con tutto il pubblico. Se assumiamo una posizione critica e costruttiva, questo momento storico è probabilmente ideale per ripensare il paradigma del ruolo del museo per la società, il tempo più opportuno per mettere in discussione i modelli di gestione e le conseguenti disparità, per rimediare allo scarso aggiornamento professionale e alle condizioni di precariato di alcuni ruoli professionali.

Annalisa Trasatti

www.marcoperi.it

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Annalisa Trasatti
Laureata in Beni culturali con indirizzo storico artistico nel 2002 presso l’Università di Macerata con una tesi sul Panorama della didattica museale marchigiana. Ho curato per dieci anno la rubrica Didattica per un famoso portale d’arte nazionale. Dopo numerose esperienze di tirocinio presso i principali dipartimenti educativi d’italia (MAMbo, Macro ecc.) sono diventata educatrice museale prima, coordinatrice sei serivizi poi presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, specializzandomi in accessibilità ed educazione al patrimonio culturale per disabili visivi. Sono anche guida turistica dal 2002, attività che mi permette di monitorare costantemente il territorio dove vivo. Pubblicazioni: "L'arte contemporanea e la scoperta dei valori della tattilità", con A. Grassini e A. Sòcrati (Armando editore, 2018); "Il Museo oggi", con L. Cataldo e M. Paraventi (Hoepli, 2006); "Atti dei lavori del Salone della didattica museale ALDO" (2003 e 2004).