La mostra di fine corso nelle Accademie di Belle Arti italiane. La rivoluzione del format

Come si sono evolute le mostre di fine corso delle Accademie di Belle Arti negli ultimi anni? Riescono ad essere una risposta per i giovani artisti? Sono le domande che abbiamo posto ad alcuni dei protagonisti, che ci raccontano come hanno rivoluzionato il format.

Le Accademie di Belle Arti e le scuole per artisti hanno da sempre concepito la mostra di fine corso come la naturale conclusione del percorso di studi per l’anno dato. Col passare degli anni gli istituti anglosassoni hanno rivoluzionato questo modello, proponendo nuove strade. Abbiamo incontrato i direttori di alcune delle accademie italiane e dalle interviste è emersa, come elemento comune, la forse esigenza di maggiore dinamismo e di evoluzione rispetto ai modelli tradizionali. Anche in Italia, le istituzioni scolastiche cercano di uscire dalle mura accademiche coinvolgendo pubblico e territorio.

A cura di Chiara Camaccioli, Marta Lavit, Francesca Marino, Beatrice Pizzi. L’articolo è una esercitazione del corso di “Arte e Web” alla Facoltà di Arti e Turismo dell’Università IULM di Milano.

1. CENTRAL SAINT MARTINS, LONDRA. LA MOSTRA AUTOGESTITA

Central Saint Martins, Degree Show One 2014, Private View

Tra le accademie britanniche la Central Saint Martins è sicuramente una delle più rinomate. Tra gli ex alunni si annoverano nomi del calibro di Lucien Freud, Alexander McQueen e Stella McCartney.  La mostra di fine corso è per l’istituto un momento fondamentale: dopo mesi di preparazione gli studenti espongono i progetti che possono costituire un biglietto da visita per accedere al mondo del lavoro. “Il degree show è un’esperienza completamente autogestita da noi studenti”, spiega Beatrice Costa, studentessa della CSM, “gli artisti mostrano i propri lavori con lo scopo di farsi conoscere nel mercato dell’arte”. Queste exhibitions sono, infatti, occasioni di scouting durante le quali riviste, galleristi e critici mirano a scovare nuovi talenti.

2. ACCADEMIA DI BRERA. LAVORARE AI GRANDI EVENTI

Accademia di Brera

Giuseppe Bonini, vicedirettore dell’Accademia di Belle arti di Brera e organizzatore di Accademia Aperta, manifestazione annuale che si tiene tra luglio e agosto nel quartiere di Brera, ci racconta il suo progetto. “Il programma parte nel 2015, dove in l’occasione di Expo abbiamo deciso di aprire al pubblico gli angoli nascosti, le aule e gli atelier della nostra accademia”. Gli studenti diventano protagonisti della scena: in base al loro profilo specialistico collaborano all’allestimento, alla comunicazione e alla realizzazione delle esposizioni. “La novità di questa terza edizione, rispetto agli anni precedenti, è stata il coinvolgimento di cinque gallerie del quartiere con l’intento di rendere Brera un polo d’incontro e discussione sull’arte contemporanea”.

3. ACCADEMIA CARRARA DI BERGAMO. SPAZIO COME PALESTRA

Accademia Carrara Bergamo Clorofilla III_mostra di fine anno accademico_giugno 2017

A Bergamo l’Accademia Carrara ha sperimentato un nuovo metodo di formazione degli artisti.Oltre alle tradizionali esposizioni di fine corso è stato creato un nuovo spazio espositivo aperto al pubblico, chiamato Giacomo, dove gli studenti lavorano in completa autonomia. “Il nostro obiettivo è far sentire agli alunni del triennio questo spazio come proprio, affinché lo utilizzino come una sorta di palestra dove mettersi alla prova, liberi totalmente di sperimentare”, racconta Alessandra Pioselli, direttrice dell’Accademia. A differenza del modello anglosassone, finalizzato all’immediato inserimento degli studenti nel mondo del lavoro, la filosofia dell’Accademia Carrara è focalizzata soprattutto sulla loro formazione. “Prima di pensare in termini di carriera”, continua Pioselli “è importante prendere consapevolezza del proprio lavoro”.

4. ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE. MOSTRE E MERCATO

Accademia di belle arti di Firenze

“Negli ultimi anni non abbiamo più organizzato mostre di fine corso ma numerosi eventi distribuiti durante l’anno. Questi ultimi, come STARTpoint, Flowers e la Biennale EneganArt, coinvolgono tutta la città e il territorio”, ci racconta Giandomenico Semeraro, vicedirettore dell’Accademia. Semeraro spiega inoltre che il prossimo obiettivo sarà una “mostra-mercato” proprio su modello anglosassone: se il progetto verrà realizzato gli studenti potranno mettere in vendita le proprie opere e entrare in contatto con collezionisti e galleristi.

5. ACCADEMIA DI BELLE ARTI ALDO GALLI – IED COMO. TANTA COMUNICAZIONE

Accademia Giulio Galli IED como

Un differente progetto è svolto dallo IED: Apriti IED non rappresenta l’obiettivo finale ma il best of dei lavori prodotti ed esposti dai ragazzi durante l’anno. Ce ne parla Riccardo Balbo, Direttore Accademico di IED Italia: “Lavoriamo a stretto contatto con le aziende. Il nostro scopo è quello di stare nei tempi del mercato: chi esce da qui saprà già approcciarsi al mondo del lavoro”. Salvatore Amura, presidente dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, da qualche anno integrata allo IED, spiega come avviene la promozione delle iniziative all’interno dell’Accademia: “Utilizziamo social come Facebook e Instagram. Oggi il problema è che nel grande flusso della comunicazione è difficile far emergere un evento tra i tanti sponsorizzati. È qui che intervengono i mezzi tradizionali come gli inviti e le campagne pubblicitarie gestite dai nostri studenti”.

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