Lettere da una prof. L’obiettivo a processo

La 23esima lettera di Maria Rosa Sossai è indirizzata a Pietro Gaglianò, critico e studioso di linguaggi contemporanei.

Acting the Public Space - Simona Di Giovanni - photo Silvia Coppola
Acting the Public Space - Simona Di Giovanni - photo Silvia Coppola

Caro Pietro,
ci siamo incontrati una sola volta a Roma, in occasione di una tavola rotonda sul tema “collezionare tempo e spazio” e mi hanno interessato i racconti sulla tua attività di docente di performance a Firenze.
Il tuo contatto con gli studenti mi è apparso vivo e dialettico, perché ha a che fare con la difficoltà di oggettivare qualcosa di così processuale come la performance. Il tuo metodo prende spunto dalla deriva psicogeografica collettiva di Guy Debord, per portare nel modo più diretto gli studenti a vivere in profondità un attraversamento che abbia come obiettivo se stessi, aiutandoli ad abbandonare l’ossessione per la formalizzazione e per la finalizzazione, male tipico del nostro sistema educativo. Spostando il focus dall’esito al processo, l’ascolto si trasforma in una relazione dinamica e interlocutoria con lo spazio e con le persone intorno.

Installation and Performance Class alla SACI di Firenze – photo John Ralston
Installation and Performance Class alla SACI di Firenze – photo John Ralston

Lo studio per molti anni della danza contemporanea ti ha insegnato a far passare la conoscenza attraverso il corpo. Ecco perché ogni lezione è preceduta da un lungo riscaldamento che rende gli studenti concentrati e reattivi, ma soprattutto chiama in gioco la loro capacità di vedersi e vedere il proprio corpo organicamente in relazione con il sistema di energie in cui agiscono. E infine la sintesi riconduce gli studenti alla necessità di elaborare una forma e un linguaggio, dopo essere stati portati lontani dall’attenzione per l’esito.
Il tuo metodo pedagogico è stato inoltre arricchito da una lunga esperienza in progetti europei di peer coaching e di altre possibilità di condivisione di uno spazio del pensiero in cui la gestione verticale e gerarchica viene sostituita da un confronto orizzontale e alla pari. Questa esperienza è stata per te formativa, aiutandoti a svolgere meglio l’attività curatoriale.
Credo che la frase “Doing is Knowing” di Allan Kaprow riassuma ogni capacità pedagogica capace di condurre all’unità mente e corpo, azione e pensiero.

Maria Rosa Sossai

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #24

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Maria Rosa Sossai
Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche e delle politiche dell’educazione. Nel 2012 ha fondato ALAgroup – Accademia Libera delle Arti, un collettivo indipendente che concepisce la pratica curatoriale e artistica come un processo di conoscenza condiviso, e che continua la ricerca iniziata nel 2008 con l’associazione per l’educazione all’arte esterno22. Con ALAgroup, ha curato mostre, residenze e workshop, tra i quali: “Literary Creation”, sezione della Mediterranea 18 Young Artists Biennale, Tirana; “We+Museum= To Dream a Vision or to Vision a Dream?” degli artisti Driant Zeneli e Valentina Bonizzi presso Campus in Camps a Betlemme; “Un’educazione”, ciclo di laboratori e mostre di artisti italiani e internazionali al FAI - Villa e Collezione Panza a Varese; il workshop e la mostra “Quale Educazione per Marte?” dell’artista Valerio Rocco Orlando. Dal 2013 al 2015 ha diretto AlbumArte spazio | progetti per l’arte contemporanea di Roma. Ha curato mostre e progetti in gallerie, fondazioni e musei in Italia e all’estero, tra gli altri al museo MAN di Nuoro, al Tel Aviv Museum, al SongEun ArtSpace di Seoul, alla Krishnamurti Foundation di Bangalore. A Roma ha collaborato con la Fondazione Pastificio Cerere, l’Istituto Polacco, la Nomas Foundation, the American Academy, la Real Academia de España. Con gli Istituti Italiani di Cultura di Tel Aviv e Seoul. Scrive per le riviste di arte contemporanea Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Shifter, VLNA. Ha pubblicato i libri “Vivere insieme l’arte come azione educativa” (Torri del vento, Palermo 2017), “Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2002) e “Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009).