ISTAT: nel 2020 musei aperti al 92% ma visitatori in calo del 72%. Il report

Musei aperti parzialmente, incremento delle attività online e fortissimo calo di presenze: è questo, in sintesi, il 2020 dei musei italiani secondo il report dell’ISTAT, che ha inoltre restituito il quadro degli effetti della pandemia sulle istituzioni museali del Paese

Galleria Borghese, Roma
Galleria Borghese, Roma

Nel 2020, anno in cui è scoppiata la pandemia, in Italia il 92% delle istituzioni museali è rimasto aperto al pubblico, anche se parzialmente. Nonostante questo dato, rispetto al 2019, il 2020 ha assistito a un brusco scalo del numero di visitatori di musei, aree archeologiche e monumentali pari a -72%, mentre l’8% dei musei – presenti, sul territorio nazionale, soprattutto a Nord (46,2%), seguono poi il Centro (28,9%) e il Sud (24,9%) – non ha più riaperto dopo il lockdown. Sono questi, in breve, i dati più importanti emersi dall’ultimo report realizzato dall’ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica su “Musei e istituzioni similari in Italia” per l’anno 2020. “L’indagine”, come sottolineato nello studio, “ha approfondito diverse tematiche legate soprattutto all’impatto delle restrizioni disposte dai D.p.c.m. per il contenimento del Covid-19. Oltre alla descrizione delle caratteristiche strutturali degli istituti museali, alla tipologia dei beni conservati ed esposti e alla natura giuridica, si è infatti indagato sulle modalità di accesso e di visita nei mesi del 2020 in cui era consentito l’accesso fisico del pubblico alle strutture museali, sulle modalità di lavoro adottate per il personale impiegato, le misure sanitarie utilizzate negli spazi pubblici comuni per ridurre le possibilità di contagio tra i visitatori, le attività e i servizi offerti online per coinvolgere il pubblico a distanza”. Quello che emerge è dunque uno spaccato sulla “demografica” dei musei in Italia, ma anche dell’impatto che la pandemia ha avuto sulle loro attività.

Galleria degli Uffizi, Firenze
Galleria degli Uffizi, Firenze

MUSEI ITALIANI: I NUMERI DELL’ISTAT

Nel 2020, in Italia i musei e i siti culturali aperti o parzialmente aperti sono in tutto 4.265, tra realtà pubbliche e private, così distribuite: 3.337 musei, 295 aree archeologiche e 633 monumenti o complessi monumentali. A Sud si concentra la maggior parte dei siti archeologici (51,5%), mentre in Italia settentrionale si trovano il 49,4% dei musei e il 40% dei monumenti. In generale, la presenza sul territorio nazionale delle istituzioni museali è diffusa e capillare, anche in zone limitrofe: il 32,2% degli istituti museali si trova infatti in piccoli comuni con meno di 5mila abitanti (alcuni dei quali arrivano a contare sino a 4 – 5 strutture), il 33% in comuni di media grandezza demografica (tra i 5mila e i 30mila abitanti). Quasi due terzi dei musei e delle strutture espositive similari sono istituzioni pubbliche (67,9%); 2mila istituti (69% del sottoinsieme a titolarità pubblica) dipendono da enti locali, mentre 444 sono istituzioni statali (15,3%) e il 4,7% istituzioni regionali. Tra gli istituti privati aperti o parzialmente aperti nel 2020, il 33,3% fa capo ad associazioni, il 21,3% a fondazioni, il 19,2% a enti ecclesiastici e religiosi (262 strutture) mentre nell’8,4% dei casi si tratta di privati cittadini.

Colosseo
Colosseo

MUSEI ITALIANI E PANDEMIA: IL REPORT DELL’ISTAT

Del 92% dei musei che nel 2020 è rimasto aperto al pubblico, il 56,7% è stato aperto per più di cinque mesi nell’anno, il 28,1% da tre a cinque mesi mentre il 15,2% solo per due mesi. I musei delle regioni del Centro (61,1%), dei grandi centri urbani (63,2%) e delle città metropolitane (59%) sono riusciti più di altri a garantire un’apertura prolungata delle proprie strutture (più di cinque mesi). Mediamente, nel corso del 2020, le strutture sono state aperte al pubblico per circa 116 giorni. Durante i periodi di chiusura, sette musei su 10 (73%) hanno utilizzato strumenti alternativi per restare in contatto con il pubblico. Di questi, il 63,6% ha realizzato attività a distanza attraverso i principali social media (Facebook, Instagram, Twitter), il 46,1% ha utilizzato piattaforme web dedicate, il 39,1% ha realizzato presentazioni in streaming delle proprie collezioni o proposto video interviste con esperti del settore; tre musei su dieci (il 30%) hanno messo a disposizione degli utenti tour virtuali delle proprie struttura e collezioni.

GLI EFFETTI DEL LOCKDOWN SUI MUSEI ITALIANI

I dati più significativi del report sono naturalmente quelli riguardanti l’impatto che la pandemia e i ripetuti lockdown hanno avuto sulle attività dei musei: 8 su 100, infatti, non hanno più riaperto al pubblico. Di questi, il 2% ha continuato a svolgere soltanto le ordinarie funzioni amministrative, di ricerca e di comunicazione, mentre il 6% ha sospeso tutte le attività, comprese quelle gestionali.

– Desirée Maida

CONSULTA QUI IL REPORT COMPLETO DELL’ISTAT SUI MUSEI

https://www.istat.it/

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.