L’italiano Demetrio Paparoni riceve la medaglia d’oro dal Ministro armeno alla Cultura Tigran Gals

È stata consegnata al critico e curatore siracusano Demetrio Paparoni la medaglia d’oro dal Ministro armeno alla Cultura, Tigran Galstyan, per aver curato il Padiglione armeno nella scorsa Biennale d’Arte di Venezia e per la traduzione, nella lingua locale, del suo libro “Il bello, il buono e il cattivo”

Il vice ministro armeno alla cultura Tigran Galstyan (30 anni) durante la cerimonia della consegna della medaglia d’oro alla cultura.

Lo scorso 21 giugno è stato consegnato al critico e curatore siracusano, Demetrio Paparoni, un riconoscimento importante dal Ministro armeno alla Cultura Tigran Galstyan a Yerevan, la capitale. Si tratta della medaglia d’oro per aver curato il Padiglione armeno nella scorsa Biennale d’Arte di Venezia e per la traduzione nella lingua locale del libro Il bello, il buono e il cattivo – pubblicato nel 2014 da Ponte alle Grazie – che tratta del genocidio di quel popolo, partendo dalle vicende del pittore Ardhile Gorky (Khorkom, 15 aprile 1904 – Sherman, 21 luglio 1948). Demetrio Paparoni oltre critico, curatore ed essere stato docente presso l’Università degli Studi di Catania, ha fondato nel 1983 la rivista “Tema Celeste” che ha diretto fino al 2000. Inoltre nel 1993 ha curato il Padiglione Italia durante la 45 Esposizione Internazionale D’Arte di Venezia. Il suo curriculum conta anche numerose collaborazioni internazionali, ad esempio, su incarico dell’istituto Cervantes di Madrid e del Ministero degli Esteri Spagnolo, con il Patrocinio del Ministero della cultura ha organizzato, nel 2008, la più grande mostra d’arte spagnola a Palermo intitolata España 1957-2007. E ancora, nel 2007 ha curato un’importante esposizione d’arte italiana in Medio Oriente a Tel Aviv su richiesta dell’Istituto di Cultura Italiano a Tel Aviv e del Ministero degli Esteri Italiano, con il patrocinio del Ministero della cultura Italiano.

UN AMORE IMMAGINARIO…

Una relazione di lunga durata tra Demetrio Paparoni e l’Armenia che lui stesso definisce come un “amore a distanza”. “Ho cominciato a interessarmi alla Storia del Paese”, racconta ad Artribune, “attraverso le vicende del pittore espressionista Arshile Gorky che, giovanissimo, all’età di sedici anni, scappò dalle persecuzioni perpetrate nei confronti degli armeni da parte dell’impero ottomano, per rifugiarsi negli Stati Uniti”. Conclude: “su questa vicenda c’è un bellissimo romanzo di Kurt Vonnegut, dal titolo Barbablù, che ha inciso profondamente nell’alimentare le mie fantasie sull’Armenia e sui luoghi magici che avevo visto solo riprodotti. Tutto questo si è amplificato in me quando ho scritto il libro “Il Bello, il Buono e il Cattivo”.

…CHE SI TRASFORMA IN REALTÀ

“Il primo viaggio in Armenia”, aggiunge Demetrio Paparoni, “l’ho intrapreso solamente un anno dopo l’uscita del mio libro. Su suggerimento di Stefano Piantini, direttore editoriale di Skira, ho contattato un giovane artista di quelle zone, Rafael Megall, che è stata la mia guida. Da questo incontro è nata anche una collaborazione lavorativa, ho curato infatti una sua monografia.” “Qual è stata la sua percezione dell’Armenia? Si allontanava dal suo immaginario?”, chiediamo curiosi, “ad essere sinceri”, risponde, “ho avvertito un forte senso di malinconia tra le persone che ho conosciuto. Tutti hanno il mito del monte Ararat ma possono guardarlo solo da lontano, perché ormai è territorio turco. Inoltre ci sono periodicamente tensioni con l’Azerbaigian che sfociano in violenze nelle zone di confine. La fine dell’Unione Sovietica ha impoverito l’Armenia. Dal 1991 al 1996 l’intero paese ha avuto l’energia elettrica solo una-due ore al giorno. È palpabile il peso della sua storia, e talvolta è più facile emigrare che restare.”
Il critico inoltre ci confessa: “durante la cerimonia di consegna della medaglia d’oro alla cultura mi sono emozionato e sono rimasto colpito dal giovane viceministro, il trentenne Tigran Galstyan. Abbiamo parlato a lungo prima della cerimonia e la nostra conversazione è andata al di là delle frasi di circostanza. Mi sono sentito ufficialmente accettato da una comunità. E, anche forte di questa consapevolezza, su richiesta del direttore Arman Tsaturyan, sto lavorando a tre progetti di mostre alla National Gallery of Armenia”.

– Valentina Poli

 

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.