Yoko Yamamoto – Gei Sha

Chieti - 11/09/2020 : 22/11/2020

La mostra "Gei-Sha" della fotografa giapponese Yoko Yamamoto, grazie alla partnership tra Fondazione Aria e Fondazione Banco di Napoli, sarà ospitata presso il Museo Palazzo de' MayoLa mostra "Gei-Sha" della fotografa giapponese Yoko Yamamoto, grazie alla partnership tra Fondazione Aria e Fondazione Banco di Napoli, sarà ospitata presso il Museo Palazzo de' Mayo.

Informazioni

  • Luogo: FONDAZIONE CARICHIETI - PALAZZO DE MAYO
  • Indirizzo: Largo Martiri Della Libertà 1 - Chieti - Abruzzo
  • Quando: dal 11/09/2020 - al 22/11/2020
  • Vernissage: 11/09/2020
  • Autori: Yoko Yamamoto
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: venerdì e sabato dalle ore 16.00 alle 20.00. Tutti gli altri giorni (escluso il lunedì) previa prenotazione allo 0871-331079.

Comunicato stampa

La mostra "Gei-Sha" della fotografa giapponese Yoko Yamamoto, grazie alla partnership tra Fondazione Aria e Fondazione Banco di Napoli, sarà ospitata presso il Museo Palazzo de' Mayo (Chieti), dall’11 settembre al 22 novembre, nell'ambito dell'iniziativa ‘Senza confini. Donne da Oriente a Occidente, tra identità e diritti’



Un progetto che nasce allo scopo di unire due mostre d'arte di valore internazionale accomunate dagli sguardi sul mondo femminile: la personale "Gei-Sha" a cura di Paolo Dell'Elce, una delle mostre più apprezzate nell'ambito di Stills of Peace 2020 "Italia e Giappone", rassegna internazionale della Fondazione Aria appena conclusasi ad Atri, e la collettiva "Womahr - Women_Art_Human Rights for Peace", dedicata all’Agenda Donne, Pace e Sicurezza delle Nazioni Unite.

Yoko Yamamoto, una delle fotografe giapponesi più accreditate a livello internazionale, per più di un ventennio ha esplorato con il suo sguardo femminile il mondo suggestivo delle Geisha che vivono nelle comunità di Tokio. Una ricerca iconografica assai complessa e ricca di dettagli che svela un punto di vista profondo riguardo a una figura, la Geisha, che è stata erroneamente ritenuta nell’opinione comune del mondo occidentale al pari di una prostituta già nel periodo Edo (1603-1868), un equivoco alimentato proprio dalla restituzione che ne hanno dato i linguaggi artistici e gli stereotipi culturali occidentali.