Yeast Photo Festival 2026

Informazioni Evento

Luogo
INFOPOINT GALATINA
Via Vittorio Emanuele II, 35, Galatina, LE, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Orari di apertura:
Dal 12 settembre al 18 ottobre
Dal martedì alla domenica
10.00/12.30 - 17.00/19.30
Dal 19 ottobre all’8 novembre
Dal martedì alla domenica
10.00/12.30 - 16.00/18.30

Orari di apertura spazi espositivi
Dal 12 settembre al 18 ottobre
Dal martedì alla domenica
10.00/13.00 - 17.00/20.00
Dal 19 ottobre all’8 novembre
Dal martedì alla domenica
10.00/13.00 - 16.00/19.00

I luoghi del festival
Ex Convento delle Clarisse, Piazzetta Galluccio
Arco Andriani (mostra in esterna), via Umberto Lillo
Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9
Palazzo Stefanelli, Via San Mauro, 10
Chiesa dell’Immacolata (Chiesa di Santa Maria della Grazia), Piazza Alighieri
Pro Loco Galatina, via Umberto I n.28

Biglietti

Intero valido per tutte le esposizioni: 12 euro. Per ciascun biglietto d'ingresso venduto nel periodo di svolgimento del festival, €1 sarà devoluto a Fondazione AIRC per sostenere la ricerca oncologica.

Ridotto valido per tutte le esposizioni 10 € riservato a:
Gruppi di 10 persone paganti
Studenti sotto i 26 anni
Over 65
Accompagnatori persone disabili
Scuole/Tutte le esposizioni 3€
Yeast Photo Festival riserva a tutte le classi delle scuole primarie e secondarie (primo e secondo livello) un biglietto speciale comprensivo di visita guidata.

Ingresso gratuito riservato a:
Under 14
Persone Disabili

Generi
fotografia, festival

Fame, memoria, lavoro, migrazione, rituali e comunità attraversano A Matter of Taste, la quinta edizione di Yeast Photo Festival.

Comunicato stampa

Intimi e politici, locali e globali, radicati nel passato e in movimento nel presente. Il cibo plasma chi siamo, definisce il nostro modo di stare al mondo. "A Matter of Taste", tema della quinta edizione di Yeast Photo Festival (Salento - Galatina, 11 settembre - 8 novembre), è un atlante di storie e geografie che attraversa luoghi, culture e tempi diversi. Fame come arma di guerra e le abitudini della tavola come unico gesto di normalità nel conflitto. Pasti condivisi che costruiscono memoria e resistenza affettiva. Terre agricole che scompaiono portandosi dietro identità e saperi. Pescatrici che sfidano leggi e mari per mettere cibo in tavola. Rituali che attraversano oceani e generazioni.

In che modo il cibo costruisce identità? Come separa chi appartiene da chi resta fuori? Cosa tramanda, e cosa cancella? Yeast Photo Festival, promosso e organizzato nel Salento dalle associazioni BESAFE e On The Move - sotto la direzione artistica di Edda Fahrenhorst, con i co-direttori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato - lavora sul cibo come lente per leggere il presente tra tradizione, identità, conflitti e memoria. L’edizione 2026 del festival è sostenuta dal Comune di Galatina.

"Il cibo è un'espressione dell'identità, un medium culturale e un riflesso delle strutture sociali", spiega la Direttrice artistica Edda Fahrenhorst. "La nostra dieta rivela origini, appartenenze religiose, tradizioni, possibilità economiche, e allo stesso tempo mette in luce dinamiche sociali, nei microcosmi come su scala globale."

UNICEF Photo of the Year – Saher Alghorra, Gaza: Displacement, hunger, suffering, in collaborazione con Epson Germania e il festival fotografico Horizonte Zingst porta nel Salento il lavoro del fotografo palestinese Saher Alghorra, vincitore del Premio Pulitzer 2026 nella categoria "Breaking News". Il suo lavoro sui bambini di Gaza ha inoltre ricevuto una menzione d'onore al concorso UNICEF Photo of the Year 2025.
Formatosi in relazioni pubbliche, media e fotografia all'Università della Palestina, lavora come fotografo professionista dal 2021 e ha pubblicato i suoi reportage su testate come The Guardian e The Telegraph.

Le sue immagini documentano la carestia classificata IPC Fase 5 (il livello più grave della scala internazionale di misurazione della sicurezza alimentare), dichiarata nell'agosto 2025: almeno il 20 percento delle famiglie in condizioni di estrema mancanza di cibo, almeno il 30 percento dei bambini acutamente malnutriti, almeno due morti ogni 10.000 persone al giorno per fame o combinazione di fame e malattia. Bambini tra sfollamento e fame, capaci tuttavia di preservare brandelli di quotidianità e speranza: fotografie che non raccontano la guerra dal fronte, ma dai suoi bersagli più vulnerabili, quelli che non combattono ma ne pagano sempre il prezzo più alto.

L'identità costruita attraverso il tempo, la tavola e il carnevale è al centro di "Memories of Tender Bonds", mostra organizzata con il supporto di Banca Popolare Pugliese, della fotografa messicana Koral Carballo. Coyolillo è una comunità afro-messicana del Veracruz, abitata dai discendenti di schiavi neri dell'epoca coloniale: un paese che sopravvive in silenzio all'abbandono delle istituzioni, alla migrazione forzata, alla discriminazione. Ogni anno i suoi abitanti organizzano un carnevale per ricordare chi sono e da dove vengono, per celebrare, nelle parole di uno di loro, "il fatto di venire dall'Africa e la gioia di essere liberi". Carballo torna in questo luogo da oltre un decennio, costruendo relazioni prima ancora che immagini: una fotografia intesa come collaborazione, dialogo e presenza condivisa. Vincitrice del Leica Women Foto Project Award 2025 e di un grant della National Geographic Society, è oggi una delle voci più riconosciute della fotografia documentaria latinoamericana.

La guerra vista dall'interno, nella sua normalità perturbante, è al centro di "5K from the Frontline" della fotoreporter britannico-svedese Anastasia Taylor-Lind e della scrittrice ucraina Alisa Sopova. Un decennio di reportage nel Donbas, la regione orientale dell'Ucraina dove il conflitto con la Russia è iniziato nel 2014 e non si è mai fermato. Il progetto nasce da una consapevolezza semplice e radicale: la guerra non assomiglia a come ce la immaginiamo. Non tank, esplosioni e rifugiati in lacrime, ma una normalità disturbata da dettagli minimi, una X di nastro adesivo su una finestra, una strada insolitamente vuota. La guerra accade a persone come noi, che cucinano, puliscono, mandano messaggi ai parenti, portano i bambini a dormire mentre i droni ronzano sui tetti. Mostrare questo lato significa rendere l'esperienza di chi la vive riconoscibile, non esotica. Taylor-Lind è tra le fotoreporter più riconosciute a livello internazionale; Sopova, giornalista e scrittrice, lavora con lei sul conflitto ucraino da dieci anni.

Il cibo come radice, come amore e come beffardo contrappasso: "Cibo" di Pier Costantini nasce da un lungo percorso di ricerca all'interno della sua famiglia. Il padre Guerino, cresciuto con i valori contadini del rispetto per la terra e per il cibo, ama visceralmente cucinare. Ma nel corso della sua vita si è ammalato di diabete, ha subito due infarti, un coma diabetico, l'amputazione di una gamba. Nonostante tutto, non ha mai smesso di cucinare, scrivere ricette sul suo diario, fare conserve, inventandosi persino un suo "brand": Guerino Forever. Accanto a lui, la madre Anna, presenza silenziosa e vigile. Nell'imperfezione delle Polaroid mezze sfuocate, nei colori sbiaditi, nelle luci opache, la fotografia di Costantini diventa testimone di un amore cucinato negli anni, di momenti sereni di vita dopo la tempesta. Vincitore del “Premio Yeast” nell’ambito di Irinox Save the Food Award | Mia Photo Fair BNP Paribas 2026 - con il Progetto “CIBO”, è stato finalista al Premio Voglino Italy Photo Award nel 2018 e nel 2019.

Il cibo come patto comunitario e come atto di riscoperta: "La Panarda" di Marco Zorzanello racconta il rituale di Villavallelonga, nell'entroterra abruzzese, dove ogni 16 gennaio si celebra la festa di Sant'Antonio Abate con un banchetto che può superare le cinquanta portate, con la regola che nessuno abbandoni la tavola e nessuno resti solo o affamato quella notte. Francis Cretarola, sua moglie Catherine Lee e lo chef Andrew Wood hanno fatto il viaggio da Filadelfia (USA) all’Abruzzo per vivere questo rituale e riportarne lo spirito negli Stati Uniti, in un atto di riscoperta della cucina povera e di ricostruzione di legami di solidarietà. Fotografo documentarista laureato in archeologia, specializzato al MoMA che ha collaborato con Time, National Geographic e New York Times, Zorzanello lavora sul rapporto tra uomo e ambiente. Dal 2026 è uno dei direttori del Superlight Vicenza Foto Festival.

Cinque fotografi europei (Elena Heatherwick, Chris de Bode, Myrto Papadopoulos, Johann Clausen e Maria Contreras Coll), sette paesi affacciati sul Mediterraneo: "Foodprint Project", progetto originale di Anemon Productions, presentato e coprodotto per Yeast in collaborazione con Fondazione AIRC, esplora la dieta mediterranea come patrimonio culturale immateriale, riconosciuto dall'UNESCO, nato dalla tradizione di comunità di contadini e pescatori. Un sistema alimentare fondato sull'austerità, la stagionalità e la condivisione, che offre oggi risposte concrete ad alcune delle sfide più urgenti del pianeta: perdita di biodiversità, spreco alimentare, cambiamento climatico. Il progetto connette Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Marocco, Cipro e Croazia attraverso fotografie che raccontano un modo di vivere antico e ancora vivo.

Il mare come spazio di lavoro, sopravvivenza e indipendenza: “Daughters of the Sea” della fotoreporter iraniana Forough Alaei documenta le pescatrici dell’isola di Hengam, nel Golfo Persico, che partono prima dell’alba su piccole imbarcazioni consunte, in un mestiere a lungo ignorato dalle narrazioni ufficiali e ostacolato da restrizioni legali e aspettative sociali. I colori vivaci dei loro abiti, contrapposti alle reti consunte e all’orizzonte infinito, raccontano donne che definiscono la propria identità attraverso il lavoro e il rapporto con il mare: non soggetti delle circostanze, ma individui indipendenti e pilastri delle loro famiglie. Un modo di vivere che rischia di scomparire, mentre il turismo avanza e le giovani generazioni lasciano l’isola. Formatasi in legge e pittura prima di diventare fotoreporter nel 2015, Alaei è nota per i suoi lavori sulle donne iraniane: dalla copertina di Time “Heroes of the Year” sul movimento “Woman, Life, Freedom” al progetto “New Face of Iran” sulla nuova generazione iraniana. Vincitrice del World Press Photo 2019 nella categoria Sports, ha pubblicato su The New Yorker, The Guardian, Le Monde, Vogue e Paris Match.

Cosa si perde quando scompaiono le fattorie di medie dimensioni che per generazioni hanno nutrito l'America? "The Last Generation" del fotografo e filmmaker americano Bob Miller è una raccolta di storie di formazione per i figli di questi agricoltori, costretti a scegliere se adattarsi o abbandonare un'eredità legata alla terra. Dal 1948 oltre quattro milioni di famiglie contadine sono scomparse negli Stati Uniti: un fenomeno definito "hollowing out", lo svuotamento dell'agricoltura, che sta ridisegnando le comunità rurali e recidendo il legame collettivo con il cibo e con la terra. Mentre il ritorno di Trump alla presidenza rilancia una visione mitica dell'America rurale, sempre più difficile da riconciliare con la realtà vissuta da agricoltori e allevatori, il progetto di Miller sceglie il tempo lungo: documentare una vita che svanisce, celebrando al contempo le storie di chi trova nuove strade.

L'Open Call for Curators
La quinta edizione ospita anche i vincitori della seconda edizione dell'Open Call for Curators, il programma dedicato a curatori emergenti chiamati a sviluppare un progetto espositivo in dialogo con il tema del festival. Tra le candidature ricevute da tutta Europa, la commissione ha selezionato due progetti.

Laura Tota ha vinto presentando il lavoro di Davide Fecarotti "Pietre, pane e festa", una proposta che supera i confini della mostra fotografica per trasformare il festival in uno spazio di incontro e partecipazione. Partendo dalla ricerca di Fecarotti sulle antiche tradizioni del pane siciliano, il progetto combina immagini, archivi etnografici, racconti orali e pratiche collettive. Fulcro dell'intervento sarà la costruzione partecipata di un forno in terra cruda, concepito come infrastruttura comunitaria permanente e simbolo di un patrimonio culturale che continua a vivere attraverso i gesti e la trasmissione dei saperi.

Giulia Tornesello è stata selezionata per la sua proposta "Custodi dell'Instabilità" di Camillo Pasquarelli: un'indagine fotografica dedicata ai luoghi della cultura gastronomica italiana e alle persone che ne custodiscono e ridefiniscono l'eredità. Attraverso ristoranti, cucine, sale da pranzo e paesaggi, il progetto racconta il cibo come archivio vivente di memorie, migrazioni e trasformazioni sociali.

"Con questa open call volevamo offrire uno spazio concreto a nuove voci curatoriali e favorire la nascita di progetti capaci di dialogare con il territorio e con il pubblico", dichiarano la Direttrice artistica Edda Fahrenhorst e i Co-direttori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato. "Le proposte vincitrici condividono una forte dimensione partecipativa e relazionale e interpretano il tema del festival andando oltre la semplice rappresentazione del cibo. Entrambi i progetti utilizzano il cibo come strumento per attivare comunità, generare incontri e riflettere sul modo in cui costruiamo la nostra identità individuale e collettiva."

Yeast Photo Festival è promosso e organizzato dalle associazioni BESAFE e On The Move dal 2022, sotto la direzione artistica di Edda Fahrenhorst e i co-direttori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato.

INFORMAZIONI ORGANIZZATIVE
Sito: www.yeastphotofestival.it
[email protected]

Biglietti
Intero valido per tutte le esposizioni: 12 euro. Per ciascun biglietto d'ingresso venduto nel periodo di svolgimento del festival, €1 sarà devoluto a Fondazione AIRC per sostenere la ricerca oncologica.

Ridotto valido per tutte le esposizioni 10 € riservato a:
Gruppi di 10 persone paganti
Studenti sotto i 26 anni
Over 65
Accompagnatori disabili
Scuole/Tutte le esposizioni 3€
Yeast Photo Festival riserva a tutte le classi delle scuole primarie e secondarie (primo e secondo livello) un biglietto speciale comprensivo di visita guidata.

Ingresso gratuito riservato a:
Under 14
Disabili

Biglietteria
Infopoint Galatina, Via Vittorio Emanuele II , 35

Orari di apertura:
Dal 12 settembre al 18 ottobre
Dal martedì alla domenica
10.00/12.30 - 17.00/19.30
Dal 19 ottobre all’8 novembre
Dal martedì alla domenica
10.00/12.30 - 16.00/18.30

Orari di apertura spazi espositivi
Dal 12 settembre al 18 ottobre
Dal martedì alla domenica
10.00/13.00 - 17.00/20.00
Dal 19 ottobre all’8 novembre
Dal martedì alla domenica
10.00/13.00 - 16.00/19.00

I luoghi del festival
Ex Convento delle Clarisse, Piazzetta Galluccio
Arco Andriani (mostra in esterna), via Umberto Lillo
Palazzo Di Mitri, via Umberto I, 9
Palazzo Stefanelli, Via San Mauro, 10
Chiesa dell’Immacolata (Chiesa di Santa Maria della Grazia), Piazza Alighieri
Pro Loco Galatina, via Umberto I n.28

Main Sponsor
Comune di Galatina

Partner
Fairtrade Italia