Vincenzo Agnetti

Milano - 01/02/2016 : 05/02/2016

Si tratta di un’occasione su cui Sotheby’s invita a soffermare l’attenzione perché si tratta della prima mostra nella nuova sede di Palazzo Serbelloni ed è un progetto mirato ad accrescere la conoscenza sull’opera di Vincenzo Agnetti, mettendo in luce gli aspetti essenziali della sua ricerca artistica.

Informazioni

Comunicato stampa

In collaborazione con l’Archivio Agnetti, Sotheby’s inaugura il 1 febbraio 2016 la

mostra VINCENZO AGNETTI a cura di Bruno Corà.

Si tratta di un’occasione su cui Sotheby’s invita a soffermare l’attenzione perché

si tratta della prima mostra nella nuova sede di Palazzo Serbelloni ed è un

progetto mirato ad accrescere la conoscenza sull’opera di Vincenzo Agnetti,

mettendo in luce gli aspetti essenziali della sua ricerca artistica



Agnetti è stato un artista poliedrico che per tutta la vita ha ricercato, immaginato,

costruito punti d’incrocio tra discipline diverse che appartengono a un universo

mentale che non si lascia imprigionare da limiti.

Il suo campo di ricerca ha spaziato tra pittura, scultura, critica, epistemologia,

tecnologia, letteratura, con un afflato politico e poetico che ne ha determinato il

percorso.

La mostra di Sotheby’s costituisce uno spunto di riflessione sul suo percorso

artistico attraverso alcuni momenti topici, in particolare tre, realizzati a cinque

anni di distanza l’uno dall’altro: 1968 Macchina drogata, 1973 In allegato vi

trasmetto un audiotape di 30 minuti e 1978 Riserva di caccia.

1968 Macchina drogata è un’operazione di teatro statico che si situa a cavallo

tra tecnologia arte, critica del linguaggio e critica politica. Nella stessa stanza

sono mostrate alcune opere prodotte dalla macchina che vivono vita propria,

“sono”, indipendentemente dalla macchina che le ha create.

1973 In allegato vi trasmetto un audiotape di 30 minuti ci riporta, accompagnati

dalla voce di Agnetti stesso, ai temi del TRADOTTO RIDOTTO DIMENTI CATO.

1978 Riserva di Caccia: un grande trittico in tela che appartiene a una serie di

lavori sul tema del rapporto tra desiderio e accaparramento predatorio.

A seguire, dopo la mostra da Sotheby’s viene inaugurata a partire dal 5

febbraio, una nuova esposizione presso lo studio dell’artista e ora sede

dell’Archivio, in via Macchiavelli 30 a Milano, che presenterà invece una serie di

lavori prodotti tra il 1976 e il 1980.

Per questa duplice occasione, L’Archivio Vincenzo Agnetti presenta Archivio 01,

il primo di una serie di piccoli libri che hanno la finalità di documentare il lavoro

di Agnetti nella sua dimensione storica e mettere in luce gli aspetti più visionari e

contemporanei della sua ricerca.

DRAFT

L’Archivio Vincenzo Agnetti con queste pubblicazioni si prefigge di divulgare il

percorso dell’artista, presentando di volta in volta alcune sue opere e invitando il

lettore non solo a guardarle ma a entrare nell’universo concettuale che le ha

prodotte e le fa vivere a cavallo tra contesto storico di origine, contemporaneità

e futuro.

Come diceva Vincenzo “a cento anni da adesso”.

In questo primo libro, una sorta d’introduzione, sono presentati i due

allestimenti: la mostra di Sotheby’s e quella che verrà ospitata nella sede

dell’Archivio dal 5 febbraio 2016.

Alcune tra le Inserzioni Anonime, pubblicate da Agnetti sulla rivista Data negli

anni 1972-73, aprono e chiudono le parti di questa pubblicazione facendoci

assaporare il senso visionario di quegli anni.

Vincenzo Agnetti nasce a Milano nel 1926, si diploma a Brera e si iscrive alla scuola del

Piccolo Teatro. Le sue esperienze artistiche avvengono nell’ambito della pittura informale e

della poesia. Dei primi anni Cinquanta sono gli inizi come pittore informale, ma ben presto

abbandona la pittura e fra la fine degli anni Cinquanta e primi anni Sessanta è ormai lanciato

verso ricerche sperimentali e frequenta Manzoni e Castellani.

Nel 1962 si colloca il suo viaggio sudamericano: rimane in Argentina fino al 1967, lavorando

nel campo dell’automazione elettronica e in questi anni compone il romanzo Obsoleto.

Tornato a Milano, intensifica l’amicizia con l’editore Scheiwiller e frequenta il gruppo legato ad

Azimuth. La sua produzione è incessante e riconosciuta.

Nel 1975 a New York, centro nevralgico dell’Arte Concettuale, apre uno studio a Manhattan e

riprende la collaborazione con Robert Feldman – nella cui galleria tiene la sua prima

esposizione americana Immagine di una mostra (1975). Nello stesso anno espone alla

Sonnabend di Parigi opere sul concetto di equivalenza, Gli eventi precipitano.

Vincenzo Agnetti muore nel 1981; si spegne uno dei maggiori esponenti della

neoavanguardia italiana, protagonista indiscusso dell’Arte Concettuale.

Sotheby’s Milano, Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16

1 – 5 Febbraio 2016 ore 10:00 – 18:00

Lunedì 1 febbraio Vernissage ore 18:30

Giovedì 4 Febbraio Conversazione con Bruno Corà ore 17:00