The Misfits

Verona - 25/11/2017 : 03/02/2018

Il titolo di questa collettiva è quello del celebre film di John Huston del 1961, con Clark Gable, Montgomery Clift e Marilyn Monroe che interpretano tre personaggi contro-corrente. Nella traduzione italiana del titolo del film sono infatti Gli spostati.

Informazioni

Comunicato stampa

Studio la Città inaugura sabato 25 novembre 2017 la mostra The Misfits, a cura di Marco Meneguzzo, con opere di Riccardo Camoni, Stefano Cattaneo, Mauro Folci, Igino Legnaghi, David Leverett, Paolo Patelli e Richard Smith.
Il titolo di questa collettiva è quello del celebre film di John Huston del 1961, con Clark Gable, Montgomery Clift e Marilyn Monroe che interpretano tre personaggi contro-corrente. Nella traduzione italiana del titolo del film sono infatti Gli spostati

Marco Meneguzzo ha pensato a The Misfits […] come a un titolo calzante per una mostra come questa sull'onda di un impulso che ha resistito a ogni lunga controprova, la prima delle quali era ovviamente la definizione di “spostati” associata a questi artisti. “Spostati”, però, è una delle traduzioni possibili per “misfits”, tanto è vero che quando il film uscì nelle sale europee il titolo nelle varie lingue mostra delle sfumature diverse, e delle aperture all’interpretazione [...]. In Danimarca ad esempio il titolo era De frigjorte cioè I liberi. Dunque – prosegue Meneguzzo – […] "gli spostati" sono di fatto dei “perdenti” rispetto alla società, da cui se ne vanno, ma degli eroi agli occhi di noi che guardiamo, di noi che sappiamo cosa passa nell’animo di quelle persone, di noi che entriamo in contatto con quel singolo individuo, e non con le inevitabili categorie imposte dalla comunità sociale […].
In mostra sono esposte le opere di artisti che tra gli anni ‘70 e ‘90 hanno lavorato con la galleria e con la galleria sono stati presentati - in quegli anni - nelle principali fiere internazionali, quali: Colonia, Düsseldorf, Basilea, Parigi, Madrid, Stoccolma. Per la grandissima qualità del loro lavoro hanno riscosso apprezzamento dalla critica e successo nel mercato, sono stati esposti in gallerie prestigiose seguendo esclusivamente la propria poetica. Precursori del loro tempo, nella loro introspezione assolutamente anticonformista, sono sempre stati lontani da facili incasellamenti di tendenze, mode o scuole, ma ad un certo punto, per svariate ragioni, ciascuno di loro ha intrapreso strade diverse.
La loro storia artistica è stata caratterizzata da [...] “un” momento di tangenza con lo “spirito del tempo”, – spiega Meneguzzo – e questo indica la loro capacità non solo di seguire un linguaggio, ma di produrlo nel momento in cui diventa maturo: sono, cioè, degli attori attivi del loro tempo espressivo. Tuttavia, questa tangenza è durata poco, troppo poco perché si consolidasse come pienamente pertinente a un momento storico, troppo poco perché la presenza di questi nomi si sedimentasse nell’immaginario del sistema dell’arte vasto e consolidato […].
Senza scadere nella solita accusa che spesso si rivolge all’arte contemporanea, ovvero quella di essere spietatamente legata al mercato del momento, Meneguzzo riconosce che spesso […] l’opera si stacca dal suo autore e viaggia da sola, parla autonomamente, come un figlio ormai cresciuto e adulto, ma è anche vero che talvolta le colpe dei padri ricadono sui figli, anche se le categorie cui appartengono sono differenti – i padri sono persone, le opere oggetti – e in arte ciò è ancora più vero perché i padri – gli autori – mantengono strettissimi legami di proprietà coi figli – le opere – e spesso ne determinano il destino. Come a dire che anche per le opere potrebbe trattarsi di una “questione di carattere”, perché queste spesso prendono il carattere dell’autore – il carattere, non solo l’intelligenza linguistica, la capacità espressiva, e tutti quegli elementi che appartengono in toto al linguaggio – e, a un carattere “scontroso” o “difficile”, o anche semplicemente “indipendente”, “libero”, “senza compromessi” (ecco i “misfits”!) corrisponde un’opera altrettanto difficile da categorizzare, “senza fissa dimora”. E i nomadi, in Occidente, non piacciono a nessuno… […]
In mostra opere di grandi dimensioni che appartengono alla collezione di Studio la Città.
BIOGRAFIE
Studio la Città ha lavorato assiduamente e continuativamente con tutti gli artisti presenti in questa collettiva, promuovendo il loro lavoro fin dai primi anni '70 attraverso il coinvolgimento in importanti mostre pubbliche e private e la partecipazione alle maggiori fiere europee: IKI Düsseldorf, Arte Fiera - Bologna, Art Basel, Art Cologne, Art Berlin, Arco - Madrid, Fiac - Parigi, Art Brussels, Stockholm Art Fair.
Riccardo Camoni (Buneos Aires 1950 - Milano 2008)
Ha insegnato all’Accademia fino al suo ultimo anno di vita e ha condotto una ricerca pittorica molto attenta, usando sia le tinte acriliche che l’acquerello, passando da composizioni geometriche a ispirazioni più organiche. Camoni fu un artista precoce: nel ‘68 partecipò ad Arte Povera più Azioni povere, a cura di Germano Celant, è del ‘75 la mostra alla Galleria Forma di Genova, del ‘77 sono la personale alla galleria L’Ariete a Milano e a Studio la Città. Ha così inizio il rapporto con Studio la Città e la galleria Polena di Genova. Nel ’79 è nella collettiva organizzata dal Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Nell’80 è in Triennale e nell’81 realizza l’installazione nel fossato del complesso monumentale di Castelvecchio sede del Museo Civico in occasione della collettiva Il luogo della forma a cura di Gillo Dorfles.
L’opera in mostra è uno degli esempi in cui Camoni, superando la bidimensionalità del quadro, procede nell’invasione dello spazio tridimensionale con le sculture: grandi composizioni geometriche rosse o nere, nell’esaltazione delle strutture minimali.
Stefano Cattaneo nasce a Verona nel 1961. Dal 2009 vive in Germania. Tra il 1982 e il 1986 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova. La pittura di Cattaneo è una “pittura senza pittura” dove diventano fondamentali i concetti di spazio e tempo. Le sue opere sono esposte per la prima volta a Verona presso Studio la Città, qui si tiene anche la sua prima personale nel 1988. A questa fanno seguito altre esposizioni in importanti gallerie italiane come la Galleria Oddi Baglioni di Roma (1990), la Galleria Plurima di Udine (1992) e la Otto Gallery di Bologna (1994). Negli stessi anni le sue opere vengono presentate anche all’estero presso la Art Line Gallery di Den Haag (1988), la Galerie Sfeir Semler di Kiel (1990) e la Galerie Renate Bender di Monaco (1994) per citarne alcune. Nel 2008 al Mart di Rovereto ha presentato la live-performance Escogita e, più recentemente, la mostra Colore Artistico alla Fruchthalle di Kaiserslautern nel 2015. Su di lui hanno scritto curatori importanti tra cui Giorgio Cortenova nell’ambito della collettiva Tra Cielo e Terra organizzata da Studio la Città, Vittoria Coen e Anthony Iannacci nel catalogo della mostra Mise en Abîme tenutasi sempre a Studio la Città nel 1990 e molti altri.
Mauro Folci nasce a L’Aquila nel 1959 vive e lavora a Roma. Inizia il suo percorso artistico alla fine degli anni ‘80 lavorando principalmente con vetro, ardesia, piombo, oggetti del quotidiano e realizzando opere singolari di grande qualità lontane dal linguaggio artistico dominante. Tutt’oggi è docente di Arti Performative e di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Del 1988 è la sua prima personale alla Galleria Mara Coccia di Roma e, nello stesso anno, è uno dei vincitori del premio Saatchi &Saatchi.
Nel gennaio del 1989, con la mostra Ardesia, ha inizio la sua collaborazione con Studio la Città. Lo stesso anno gli viene dedicata una sala personale al Premio Michetti. Nel 1990 è presente nella collettiva Mise en Abîme che diventò, di lì a poco, un’esposizione itinerante proposta da Studio la Città in tutt’Europa.

Nel ´91 espone nella mostra Daria, presentata da Fabio Mauri, presso la Galleria Ehra di Milano e sempre nello stesso anno negli spazi di Corso Como ancora a Milano. Sempre nel ‘91 è uno dei protagonisti della collettiva Nè in cielo nè in terra, curata da Peter Weiermair, al Kunstverein di Francoforte e della collettiva Anni Novanta, curata da Renato Barilli, al Museo Comunale di Rimini.
I suoi interventi e le sue opere sono state ospitate da istituzioni italiane e internazionali tra cui il Kunstverein di Francoforte, il Neue Kunstforum di Colonia, il Museo de Arte Moderna e Contemporanea Sofia Imber di Caracas, il PAN di Napoli, il Maxxi e il Macro di Roma, il SUPEC di Shanghai, il Centre Pompidou di Paris, il Reina Sofia di Madrid, la Biennale di Arte e di Architettura di Venezia, il CCCB Arts Santa Mònica di Barcellona.
Igino Legnaghi nasce a Verona nel 1936. Frequenta l’Istituto d’Arte Nani e, contemporaneamente, l’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona. Giovanissimo apprende le tecniche della lavorazione dei metalli nel laboratorio del padre, argentiere e cesellatore. Nel 1966 partecipa alla XXIII Biennale di Venezia nella sezione Arti Decorative e nel ‘67 tiene la prima personale alla Galleria Ferrari di Verona mentre nel 1970 espone alla Galleria del Cavallino a Venezia. Tra il 1967 e il 1969 soggiorna negli Stati Uniti, realizza un pannello murale in metallo per il New School Art Center di New York ed espone alcune opere presso il Chicago Art Institute La sua prima personale a Studio la Città è del ‘ 71 e nello stesso anno è inserito nella collettiva Sguardo a Nord-Est curata da Giuseppe Marchiori e Alessandro Mozzambani In seguito ha partecipato con la galleria veronese ad importanti mostre pubbliche tra le quali sono da segnalare l’esposizione a Palazzo Te a Mantova e la personale alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea “Achille Forti” – Palazzo della Gran Guardia (Verona), entrambe del 1982 e presentate da Licisco Magagnato, lungimirante direttore dei Musei Civici della città. Da segnalare è anche una sua antologica nel 1973 presso il Camden Art Center di Londra, con testi di Charles Spencer, Paul Restany, Maurizio Fagiolo Dell’Arco. Nel 1989 è allo Studio la Città nella mostra Progettando l’idea. Igino Legnaghi, Francesco Lo Savio, Giuseppe Uncini.
I suoi lavori fanno parte delle maggiori collezioni italiane ed internazionali e recentemente sono stati esposti dalla Galleria Lorenzelli Arte di Milano.

David Leverett nasce nel 1938 a Nottingham. Vive e lavora a Londra.
Noto per i suoi dipinti astratti in acrilico e per i suoi collage, David Leverett ha studiato al College of Art di Nottingham (1957-61) e alla Royal Academy (1961-64). Ha lavorato come progettista e scenografo prima di dipingere e di intraprendere la carriera dell’insegnamento. Nel 1966 ha esposto nella sua prima personale presso la Redfern Gallery di Londra. Il suo lavoro riflette un’attenzione continua al paesaggio, in parte per affermare la nostra identità nel mondo e in parte per attirare l’attenzione sulle notevoli dinamiche dell’ambiente naturale da cui dipendiamo. Le sue opere sono state inserite all’interno delle più importanti collettive organizzate nell’ambito del movimento definito “pittura pittura” tra le quali la famosa mostra Empirica, curata da Giorgio Cortenova nel 1975 ed allestita prima presso la Galleria d’Arte Moderna a Verona, poi a Rimini. La sua prima personale a Studio la Città risale al 1971 e con la stessa galleria veronese ha partecipato a numerose esposizioni all’estero (Atene, Berlino, Londra ecc.). Alla fine degli anni ’70 ha esposto alla Tate Gallery di Londra e presso il British Art Council. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private internazionali.
Paolo Patelli è nato in Istria nel 1934, attualmente vive in provincia di Treviso. Laureato in Farmacia all’Università di Padova, ha insegnato pittura alla New York University, ed è stato docente e lettore in Gran Bretagna a Sheffield e Norwich. Ha tenuto la cattedra di pittura all’Accademia Belle Arti di Venezia e, per alcuni anni, è stato docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Ca’ Foscari. Lavora sin dall’inizio nell’ambito dell’astrazione, negli anni Settanta è stato associato alla linea cosiddetta di “pura pittura” e, con i suoi aderenti ha esposto più volte, pur differenziandosi per la propensione alla pittura di gesto. Dal 1962 sono circa novanta le mostre personali, a Milano (Galleria Il Milione, Galleria Vinciana), a Verona (Studio la Città - tre mostre), a Udine (Galleria Plurima), a Vienna (Galerie Nacht St. Stephan), a Ginevra (Galerie Blancpain - Stepcinski), a Livorno (Galleria Peccolo), a Napoli (Modern Art Agency di Lucio Amelio), a Venezia (Galleria del Cavallino - otto mostre), solo per citarne alcune.
Richard Smith (Letchworth 1931 - New York 2016). Ha studiato alla St. Albans School of Art e al Royal College of Art e ha insegnato in diverse università americane. Esponente della seconda generazione della pop art inglese, dopo un soggiorno a New York (1959-61), ha svolto una ricerca in cui prevalgono il profondo interesse per le proprietà formali del dipinto (colore, struttura, forma) e il tentativo di trasformarlo in oggetto tridimensionale con interventi sulla superficie della tela e sulla struttura del telaio. Fin dagli esordi Studio la Città ha promosso il suo lavoro, dedicandogli la prima personale nel 1977 e coinvolgendolo in numerose fiere internazionali e mostre pubbliche (Museo de Arte Contemporáneo de Caracas, 1975; Palazzo dei Diamanti – Ferrara, 1978; Arte inglese oggi. 1960.76, Palazzo Reale – Milano ecc.). Le sue opere sono state esposte in importanti collezioni quali: la Tate Gallery (che nel 1975 gli ha dedicato una retrospettiva) e il Victoria and Albert Museum di Londra, il Moma di New York, il Walker Art Center di Minneapolis, il Museum of Modern Art di Teheran, l’Arts Council of Great Britain, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e il Museo de Arte Moderna di Bogotá.