Spirito klimtiano

Venezia - 31/03/2012 : 08/07/2012

Una mostra dedicata all’influenza del grande pittore austriaco sull’arte italiana del primissimo Novecento, a culminare con quel 1910 in cui Klimt fu presente in una straordinaria sala alla Biennale di Venezia.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA INTERNAZIONALE D'ARTE MODERNA DI CA' PESARO
  • Indirizzo: Santa Croce, 2076 30135 - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 31/03/2012 - al 08/07/2012
  • Vernissage: 31/03/2012 ore 11 per la stampa
  • Curatori: Mariastella Margozzi, Gabriella Belli, Silvio Fuso, Matteo Piccolo
  • Generi: collettiva, arte moderna
  • Orari: 10 – 18 (biglietteria 10 – 17) Chiuso i lunedì e il 1 maggio
  • Biglietti: Intero: 8,00 euro Ridotto: 5,50 euro Ragazzi da 6 a 14 anni; studenti* da 15 ai25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci F.A.I.* Gratuito residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini da 0 a 5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 1 gratuità ogni 15 biglietti previa prenotazione; membri I.C.O.M. *è richiesto un documento

Comunicato stampa

In occasione del grande evento espositivo Gustav Klimt, nel segno di Hoffmann e della
Secessione, che celebrerà in Italia il 150° anniversario dalla nascita di Gustav Klimt
e che si terrà al Museo Correr, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
presenterà una mostra dedicata all’influenza del grande pittore austriaco sull’arte
italiana del primissimo Novecento, a culminare con quel 1910 in cui Klimt fu presente in
una straordinaria sala alla Biennale di Venezia

L’esposizione di Ca’ Pesaro, dove proprio
dal 1910 è possibile ammirare uno dei capolavori massimi di Klimt, la ben nota tela
intitolata Giuditta II, acquistata a quella Biennale, sarà focalizzata sulla presentazione
di due importanti cicli decorativi che molto furono influenzati dal passaggio veneziano
del maestro austriaco alla Biennale del 1910: Mille e una notte di Vittorio Zecchin e La
Primavera di Galileo Chini.
Le tele dell’artista muranese vennero realizzate nel 1914 per decorare la sala da pranzo
del veneziano Hotel Terminus. Il ciclo, in seguito smembrato, è oggi considerato uno
dei massimi capolavori del liberty a Venezia; sei tele delle dodici scene conosciute sono
conservate proprio a Ca’ Pesaro e verranno esposte per l’occasione.
Nello stesso anno Antonio Fradeletto commissionò a Galileo Chini la decorazione del
Salone centrale del Palazzo dell’Esposizione della Biennale, destinato ad accogliere la
mostra individuale di Ivan Meštrovic, oltre che dipinti di altri autori. Dopo aver aggiornato
anche le linee architettoniche della sala, il maestro fiorentino dipinse i diciotto pannelli
del ciclo, di cui egli stesso parla nel catalogo dell’esposizione: ”Ho cercato di suscitare
e diffondere [...] un senso di pacata letizia, mediante una pittura decorativa che si
fondesse in armonica semplicità e si equilibrasse con una architettura altrettanto
parca”. I pannelli che saranno presentati a Ca’ Pesaro provengono dalla Galleria
Nazionale d’Arte Moderna di Roma, che ne conserva il nucleo di maggiore rilievo. Grazie
alla preziosa collaborazione del Museo di Valle Giulia e del Museo Boncompagni, sede
deputata alla conservazione del ciclo, dove nel mese di settembre transiterà la mostra,
si è resa possibile questa rilettura “capesarina” di un episodio di grande rilevanza per la
storia dell’arte italiana del primo Novecento, all’ombra generatrice di idee e suggestioni
del grande Gustav Klimt. Chini e Zecchin, pur notevolmente diversi per cultura, stile
e fortuna critica, in questi due cicli coevi reagiscono simultaneamente allo stimolo
prodotto dalle ventidue opere esposte da Klimt alla IX Biennale. E lo traducono entrambi
in opere di grande impatto decorativo, destinate alla pubblica fruizione, pur se distinte
dalla diversa natura della committenza: privata per Zecchin, eminentemente pubblica
per Chini.