Quantum leap

Palermo - 18/03/2017 : 13/05/2017

Nuova sede della RizzutoGallery nel centro storico di Palermo. Ne celebra ufficialmente l’apertura la mostra collettiva “quantum leap” che, accompagnata da un testo di Tiziana Pantaleo, mette insieme 8 artisti rappresentati dalla Galleria, simbolicamente tutti coinvolti in questo “salto quantico”.

Informazioni

Comunicato stampa

La nuova sede della RizzutoGallery nel cuore antico di Palermo. Ne celebra ufficialmente l’apertura la mostra collettiva QUANTUM LEAP

Palermo, 7 febbraio 2017

Sarà inaugurata Sabato 18 marzo 2017 alle ore 18.00 la nuova sede della RizzutoGallery nel centro storico di Palermo in via Maletto, 5. Ne celebra ufficialmente l’apertura la mostra collettiva QUANTUM LEAP che, accompagnata da un testo di Tiziana Pantaleo, mette insieme 8 artisti rappresentati dalla Galleria [Giuseppe Adamo, Antonio Catelani, Stefano Cumia, Francesco De Grandi, Jàchym Fleig, Katharina Maderthaner, Turi Rapisarda e Rainer Splitt], simbolicamente tutti coinvolti in questo “salto quantico”

La mostra resterà aperta fino al 22 aprile, visitabile da martedì a sabato, dalle 16.00 alle 20.00
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Alla Kalsa di Palermo, nel quartiere più antico di uno dei centri storici più belli del mondo, in un contesto di grande fascino in cui splendore e decadenza convivono e dove le diverse culture millenarie ostentano la loro magnificenza attraverso un susseguirsi di chiese, palazzi e monumenti, è qui che la RizzutoGallery – galleria di arte contemporanea attiva dal 2013 - inaugura la sua nuova sede, in un elegante spazio al numero 5 di Via Maletto, la breve strada che con i suoi candidi prospetti di palazzi aristocratici collega la via Lungarini con la Piazza di San Francesco, a pochissimi passi dall’omonima Chiesa, e dagli Oratori dell’Immacolatella e di San Lorenzo.
Un cambiamento destinato a rafforzare la presenza della RizzutoGallery nel territorio cittadino e a realizzare il desiderio di Eva e Giovanni Rizzuto di lavorare a più stretto contatto con la cultura e la storia dalla Città.

“Questo cambiamento” – dice Giovanni Rizzuto direttore della Galleria – “ha una grande importanza per noi, per il nostro lavoro e per il rapporto con la nostra Città. Il patrimonio culturale, materiale e immateriale, ereditato dal nostro territorio è un bene comune di cui tutti siamo responsabili. Crediamo nella cultura come motore economico e sociale, e siamo assolutamente convinti che il respiro internazionale dell’arte contemporanea sia un magnifico strumento per contribuire al rinnovamento, alla valorizzazione e alla promozione di una grande Città quale è Palermo, un territorio di ricerca complesso e affascinante con una stratificazione culturale che da sempre è capace di creare integrazione; una Città che brilla di luci speciali e che possiede tutte le caratteristiche per essere una grande capitale in Italia, in Europa e in tutto il Mediterraneo.”

Palermo, che nel 2015 è entrata a fare parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco con il suo percorso arabo-normanno, è stata eletta “Capitale Italiana dei Giovani 2017” e “Capitale Italiana della Cultura” per il 2018; nello stesso anno ospiterà la 12^ edizione di Manifesta, la più importante biennale itinerante di arte contemporanea in Europa.
Il trasferimento della Galleria nel Centro storico della Città coincide dunque con un momento particolarmente importante per Palermo.

A inaugurare la nuova sede della RizzutoGallery sarà la collettiva QUANTUM LEAP; la mostra - con un testo di Tiziana Pantaleo - presenterà opere degli otto artisti rappresentati dalla Galleria, un modo per compiere simbolicamente tutti insieme questo “salto quantico”.
“Quantum leap – salto quantico – è il termine usato in fisica per definire un passaggio dimensionale di energia, composta da quanti appunto. (…) Già a partire dagli anni ’70 il concetto di salto quantico cominciò ad essere accostato anche ad un salto di consapevolezza, uno spostamento della nostra conoscenza, un passaggio evolutivo per avere accesso ad una nuova dimensione esistenziale, dove si aprono infinite possibilità.” (dal testo di Tiziana Pantaleo)

La mostra resterà aperta fino al 22 aprile, visitabile da martedì a sabato dalle 16.00 alle 20.00


Tiziana Pantaleo (Palermo, 1982) ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove si è laureata nel 2007 con una tesi in Fenomenologia delle Arti Contemporanee.
Dopo le prime sperimentazioni legate ad una ricerca pittorica e la partecipazione ad alcune mostre, dal 2008 inizia un percorso dinamico, con diverse esperienze e importanti collaborazioni, che la porteranno ad un orientamento verso un’attività curatoriale.
Si è occupata di rubriche dedicate all’arte su riviste e periodici, scritto testi critici, affiancando sempre la sua attività di curatrice indipendente e organizzatrice di mostre, con particolare attenzione alla scena emergente della sua città.
Nel 2011 entra a fa parte dello staff Rizzuto, con cui collabora come editor; dal 2013, anno della fondazione della RizzutoGallery, è assistente di galleria, con mansioni relative anche alla segreteria organizzativa, alla comunicazione social, ai rapporti con la stampa e alle relazioni con il pubblico.


Gli ARTISTI
Giuseppe Adamo (Alcamo, 1982. Vive e lavora a Palermo) si muove in un territorio di confine tra figurazione e astrazione. Pittore raffinato e tra i più apprezzabili della nuova scena pittorica siciliana, Adamo ragiona sul puro linguaggio pittorico libero da necessità narrative o di rappresentazione. Le sue opere si presentano come superfici lisce, levigatissime, totalmente prive di spessore materico, dalle quali affiorano forme dall’aspetto tridimensionale che richiamano il mondo minerale e vegetale, ottenute mediante una pittura molto fluida, fatta di velature, trasparenze e variazioni tonali, attraverso un processo pittorico che in un certo senso imita i processi generativi della natura. In questa pittura che si allontana dalla narrazione e dalla riconoscibilità del soggetto, Adamo punta l’attenzione sul processo pittorico, con una recondita esigenza di conservare la memoria delle fasi generative che si sono sovrapposte e che hanno portato all’opera così come appare.

Antonio Catelani (Firenze, 1962. Vive e lavora a Berlino) ha all’attivo un percorso eclettico che attraversa un periodo di quasi trent'anni, con una sempre particolare attenzione al clima culturale e al mutamento del panorama artistico e del dibattito teorico in ambito italiano ed europeo. La sua ricerca spazia dalla scultura all'installazione ambientale attraverso l'uso dei più svariati materiali fino alla pittura. Ha lavorato per molti anni sui termini formali e concettuali della scultura; lentamente poi ha scoperto il colore, inteso come colore dei materiali, e poi ancora più lentamente ha scoperto il colore vero e proprio.

Stefano Cumia (Palermo 1980. Vive e lavora a Milano) nella sua ricerca artistica si propone di analizzare i processi primari che stanno alla base del discorso sulla pittura e di riorganizzarne la sintassi sovvertendone quei codici peculiari che la strutturano. Partendo dal "mezzo", e attraverso il "mezzo" entrare ed uscire, penetrando la pittura fino alla sua struttura chimica e molecolare. Dice l’artista: “Un quadro non ha oggetto né soggetto, è fatto di materie diversamente formate. Non appena si attribuisce il quadro a un soggetto, si trascura questo lavoro delle materie e l'esteriorità delle loro relazioni. Dipingere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare, perfino delle contrade a venire. Modello strutturale generativo è il calco della traccia del telaio sul retro della tela, asse genetico sul quale si organizzano e si innestano gli stadi successivi. La logica del calco ha per scopo la descrizione di uno stato di fatto, l'esplorazione di un inconscio nascosto nei recessi oscuri della memoria e del linguaggio.”

Francesco De Grandi (Palermo, 1968. Vive e lavora a Palermo) dopo gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Palermo si trasferisce a Milano nel 1994 dove vi resterà fino al 2008. Dal 2009 al 2012 si trasferisce per brevi periodi a Shanghai ma poi decide di tornare definitivamente a Palermo, dove trova un luogo più adatto e protetto per continuare la sua ricerca.
Interessato a un rapporto diretto con la Pittura, quasi un corpo a corpo, la pratica quotidianamente e ininterrottamente fin da piccolo. La sua ricerca pittorica si evolve negli anni spogliandosi sempre di più dalle contaminazioni dell'immagine contemporanea per ritrovare una forma di purezza e onestà, si interessa alla matrice ontologica della Pittura come percorso di conoscenza e trova nei motivi archetipici della sua storia una via per l'elevazione spirituale in una forma del dipingere quasi meditativa. Dal 1994 a oggi partecipa a diverse mostre collettive e personali in spazi pubblici, musei e gallerie private in Italia e all'estero.

Jáchym Fleig (Villingen, Germania, 1970. Vive e lavora a Berlino). Nelle opere dell’artista tedesco il concetto tradizionale di scultura si estende in ciò che può essere deliberatamente legato al suo rispettivo ambientale. L’integrazione tra la scultura e l'ambiente circostante dà al suo lavoro il carattere di un'installazione temporanea, condizionato dalle influenze esterne che lo sottopongono a continui cambiamenti. Le opere fanno parte di un processo di intervento dinamico, in cui le sculture si confrontano e si connettono con l'ambiente e viceversa. Le strutture apparentemente organiche delle sue opere sembrano essere in uno stato di proliferazione e crescita, una qualità contraddetta dal materiale rigido di cui sono fatte nella maggior parte dei casi: l’artista interviene su muri, pavimenti, soffitti e mobili con un uso non convenzionale dei materiali stessi di cui sono composti, cemento, calcestruzzo e gesso, ma anche materiali ‘portanti’ come MDF, cartone e pannelli isolanti.

Katharina Maderthaner (Meerbusch, Germania, 1982. Vive e lavora a Düsseldorf). Il lavoro artistico di Katharina Maderthaner trova ispirazione in alcune bizzarre situazioni della vita quotidiana: le piante artificiali che si trovano all’interno degli uffici ammuffiti di certi funzionari, il finto marmo che ricopre pavimenti e banconi di locali pubblici che tentano di simulare un lusso inesistente, i siti web o i flyer pubblicitari con pattern di sfondo realizzati in Photoshop da grafici improvvisati che provano a riprodurre improbabili design tessili d’avanguardia.
Tutto questo innesca un corto circuito tra vero e simulato, tra originale e imitazione, tra buono e cattivo gusto, che fa scattare nell’Artista la necessità di rielaborare l’esperienza attraverso un lavoro di sintesi e di sublimazione, fino alla creazione di qualcosa di assolutamente nuovo, del tutto privo di qualunque pretesa di critica sociale. Le opere della Maderthaner suscitano così nell’osservatore un disagio di deja-vu, ricordando qualcosa che si crede di conoscere: il banale rispecchia il serio, la copia rispecchia l’originale, il falso e l’imitazione rispecchiano il reale, in una amalgama tra il bricolage quotidiano e una genialità nascosta, tra il capolavoro e il prodotto di massa, tra il design e il disastro.







Turi Rapisarda (Catania. Vive e lavora a Torino), scardina i luoghi comuni dell'idea di ritratto fotografico, eludendo la separazione tra pubblico e privato, e mostrando una piattaforma culturale che coniuga espressione artistica, diversità e relazioni personali.
Le sue grandi fotografie, analogiche e stampate a mano, caratterizzate da bianchi e neri tesissimi, nascono dalla condivisione e da una riflessione su temi legati all’etica, alla rappresentazione, ai sentimenti, alla comunità. Una visione pura e romantica che torna costantemente in tutto il suo percorso dove, con la cura e la leggerezza di un approccio libero ed anarchico, svela la drammatica complessità di un mondo scomodo.
La foto risulta intensamente espressiva, e soprattutto nei ritratti l’effetto luministico diventa co-protagonista: contrasti intensi, luci ed ombre innaturali, improvvise, impreviste, colpiscono i volti sorpresi da un luminismo accecante che porta in superficie la simbolica manifestazione del bene e del male, del positivo e del negativo, che è in ognuno di noi.


Il lavoro di Rainer Splitt (Celle, Germania, 1963. Vive e lavora a Berlino) si basa principalmente sul colore e le sue opere monocromatiche possono identificarsi ora come dipinti, ora come sculture. Una evoluzione che l’artista tedesco porta avanti dalla fine degli ’80, quando ha iniziato i primi “dipinti liquidi”: macchie di colore, versamenti e immersioni, un misto di pittura ed emulsioni sintetiche che, versate su una superficie, emergono come forme intense dalla grande luminosità. Nell'atto di versare, Rainer studia le qualità del liquido, la sua capacità di diffondersi e il processo di essiccazione graduale, un processo che sembra essere casuale, ma che è una forma di domanda sulle questioni relative allo spazio e alla sua relazione con la materia, il colore, la linea, al quale ogni spettatore dovrebbe forse fornire la propria risposta.

QUANTUM LEAP
con un testo di Tiziana Pantaleo
Giuseppe Adamo | Antonio Catelani | Stefano Cumia | Francesco De Grandi | Jàchym Fleig | Katharina Maderthaner | Turi Rapisarda | Rainer Splitt

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