Punti di vista

Cosenza - 14/12/2012 : 14/02/2013

Punti di Vista mette a confronto, nelle sale della Galleria Nazionale di Cosenza, i grandi maestri del passato con le opere di dodici artisti italiani delle ultime generazioni, attraverso una trama di dialoghi e corrispondenze di carattere simbolico che lega la pittura dal Rinascimento al Novecento con altri linguaggi espressivi come la scultura, l’installazione, la fotografia o il video, più consoni ad esprimere le complesse esperienze della contemporaneità.

Informazioni

Comunicato stampa

UNTI DI VISTA
Identità Conflitti Mutamenti

Un dialogo tra storia dell’arte e arte italiana delle ultime generazioni


Francesco Arena, Massimo Bartolini, Francesco Barocco, Vanessa Beecroft, Sergio Breviario, Chiara Camoni, Francesco Carone, Lara Favaretto, Flavio Favelli, Marta Mancini, Elisa Sighicelli, Francesco Vezzoli

a cura di Fabio De Chirico e Ludovico Pratesi

Cosenza, Galleria Nazionale di Palazzo Arnone
15 dicembre 2012 – 14 febbraio 2013
Inaugurazione 14 dicembre ore 17,30

Il progetto Punti di Vista si pone il compito di mettere a confronto nelle sale di palazzo Arnone, sede della Galleria Nazionale di Cosenza, i grandi maestri del passato con le opere di tredici artisti italiani delle ultime generazioni, attraverso una trama di dialoghi e corrispondenze di carattere simbolico che lega la pittura dal Rinascimento al Novecento con altri linguaggi espressivi come la scultura, l’installazione , la fotografia o il video, più consoni ad esprimere le esperienze complesse della contemporaneità.

La motivazione della mostra risiede in una riflessione sull’evoluzione dei linguaggi dell’arte, attraverso uno stimolante corto circuito tra antico e contemporaneo, per attivare modalità interpretative che creano rapporti e relazioni tra soggetti, tematiche e griglie semantiche originali e stimolanti per le giovani generazioni,

Un dialogo che contribuisce ad evidenziare nuovi punti di vista sulla storia dell’arte del passato, attraverso itinerari simbolici e slittamenti di senso che propongono possibili approfondimenti sul rapporto tra tradizione e modernità, tecnica e pensiero, all’interno di una cornice solenne come palazzo Arnone, che grazie alla sua recente ristrutturazione si pone come ideale luogo di incontro tra le arti di ieri e di oggi.

La mostra sarà documentata con un catalogo pubblicato per l’occasione , che verrà presentato in occasione di una giornata di studio sul rapporto tra identità , memoria e politica nell’arte italiana delle ultime generazioni.





L’itinerario espositivo

All’interno del percorso espositivo di palazzo Arnone sono stati individuati dodici momenti per avviare il dialogo tra dipinti ed opere, innervato volta per volta su assonanze tematiche, simboliche o concettuali, e mai semplicemente formali.

L’itinerario prende avvio dall’ala che riunisce le opere della collezione Carime, ed in particolare dalla sala d’ingresso, dove si assiste al dialogo tra il Trionfo dell’Amore di Mattia Preti e il video di Vanessa Beecroft VB 52, una cena con modelle vestite da Alberta Ferretti che si svolge nel 2003 all’interno del Castello di Rivoli, Una riflessione sul rapporto tra il corpo, il cibo e l’erotismo inteso in una dimensione aulica e rituale.

Nella sala d’ingresso il dialogo si instaura sul tema del dolore, inteso sia in senso fisico che emotivo e mistico, attraverso la giustapposizione tra il piccolo dipinto con la Salita al Calvario di Gentile Bellini e l’opera Rugiada di Massimo Bartolini, un’icona contemporanea rigata da gocce d’acqua che rimandano simbolicamente ad una vetrata rigata di lacrime umane.

All’ingresso della prima sala avviene l’incontro tra la Sacra Famiglia di Battistello Caracciolo e la scultura Il nuovo maelstrom, di Francesco Carone, dove gli oggetti poggiati a terra e il piccolo disegno sulla parete creano un’atmosfera intima e misteriosa, intrisa di muti dialoghi tra le immagini ed i sentimenti.

Una riflessione sulla vanità dell’artista nel confronto con la società del suo tempo si instaura sul pannello dove si giustappongono l’anonimo Ritratto di Gian Lorenzo Bernini e il ritratto ricamato Female Monster Homage to Francesco Scavullo’s Woman, di Francesco Vezzoli, in un confronto legato al mito dell’artista come genio creativo.

Nella seconda sala, dominata dalla drammatica Flagellazione di Luca Giordano, la scultura Occhio destro Occhio sinistro di Francesco Arena costituisce un elemento dissacrante ed ironico, necessario per stemperare la temperatura opprimente dell’ambiente.

Tra i ritratti posizionati nella sala del Novecento, in dialogo ideale con il dipinto di Umberto Boccioni il visitatore può ammirare due ritratti di Francesco Barocco, presenze inquietanti e disturbanti.

Il percorso prosegue con le stesse modalità installative ma su snodi tematici diversi nelle sale della pinacoteca di palazzo Arnone, con un primo confronto sulla trasparenza attraverso un light box luminoso di Elisa Sighicelli e il velo del bambino retto dalla Madonna nella pala posizionata accanto alla finestra.

Al cento della sala di Mattia Preti, dominata da tenebrose immagini sacre è posizionato un mobile in legno scuro di Flavio Favelli, che nella sua struttura ambigua suggerisce una possibile relazione tra un inginocchiatoio ed una macchina di tortura.

La griglia arrotondata nella sala successiva custodisce una sorta di immagine dolorosa, quasi una Veronica contemporanea, realizzata a matita da Sergio Breviario, come un’icona vicina ma intangibile, che dialoga con la Madonna di Carlo Maratta alla sinistra della griglia stessa.

Nel salone grande la sottile morbosità della grande tela con Jezabel divorata dai cani viene sdrammatizzata dalla Risata di Lara Favaretto, un’opera sonora che consente una duplice lettura, tra comico e demoniaco, e con un piccolo ma intenso dipinto della giovane artista Marta Mancini, dalle cromie oscure e allucinate.

L’ultima tappa è legata alla tradizione meridionale che vede nella donna l’angelo del focolare, in un confronto sussurrato e poetico tra la prova del vestito da sposa di Covelli ed un’installazione di Chiara Camoni, densa di riferimenti simbolici alla dimensione segregata del mondo femminile.