Pina Inferrera – La poetica della luce

Milano - 05/06/2015 : 05/07/2015

Nei lavori di Pina Inferrera fotografia e poesia diventano termini intercambiabili che nutrono i nostri occhi, la nostra immaginazione e la nostra mente recuperando così la funzione più profonda del gesto creativo.

Informazioni

Comunicato stampa

Pina Inferrera, ovvero la poetica della luce

Arturo Schwarz


Nell’era della comunicazione multimediale siamo sommersi quotidianamente da un vero e proprio diluvio verbale e visuale che ha profanato sia il verbo sia l’immagine facendo perdere alla parola la sua dimensione poetica e creativa e all’immagine la sua virtù ispiratrice e iniziatica. In un’intervista recente anche lo psicanalista Umberto Galimberti notava come “la quantità enorme di informazioni produce una sorta di insensibilità psichica”



L’accelerazione insensata del ritmo della vita, dell’arte e del pensiero ha fatto si che abbiamo perso la facoltà del sapere concederci una pausa per pensare e meditare. In proposito mi tornano in mente i versi di un poeta inglese del Settecento ingiustamente dimenticato: “A poor life this / If full of care / We find no time / To stand and stare”, e cioè: “Povera vita, questa / Se piena di affanni / Non troviamo il tempo / per fermarci e ammirare”. Siamo tutti sradicati da quell’uragano che chiamiamo progresso, crudele illusione che, per dirla con Walter Bejamin “accumula senza tregua rovine su rovine e ci spinge irresistibilmente nel futuro” facendo perdere alla parola la sua dimensione poetica e creativa e all’immagine la sua virtù ispiratrice e iniziatica.

L’opera di Pina Inferrera – la cui dimensione poetica è pari solo alla padronanza del suo mezzo espressivo – riporta la fotografia al suo ruolo iniziatico. La sua ultima raccolta d’immagini, La luce di Claude Monet, è nata da una serie di viaggi in Normandia lungo la Senna proprio vicino, appunto, ai luoghi di Monet. Ella precisa, “la luce e le vibrazioni dell’acqua sono gli elementi privilegiati nella scelta dello scatto. Le forme si dilatano, i colori ora si accendono ora si annacquano, le forme ora si ampliano ora si allungano e tremano come nelle pennellate dell’ ‘attento visionario’ Claude Monet”.

Con Pina Inferrera, la dimensione dinamica dell’albero – vero e proprio axis mundi che collega terra e cielo – assume le sue dimensioni iniziatiche estetiche e benefiche. Cosa vi è di più utopico di questo volere raggiungere il cielo? Di più emozionante del tentativo di raggiungere l’irraggiungibile? E di più generoso? Non dimentichiamolo, sono queste creature immobili e silenziose che ci donano il soffio vitale, ¬ l’ossigeno.

Essenziale anche il ruolo dell’acqua nell’opera di Pina Inferrera. Con Lei l’acqua assume il ruolo vitale dei quattro elementi del mondo. A volte è specchio nel quale l’albero raddoppia una dimensione mitica; a volte è un cielo nel quale crescono con timidezza metamorfica i tronchi oppure gli esili rami fantomatici di una vegetazione altra. Oppure l’acqua diventa l’oggetto centrale del quadro così il fogliame è un mero contorno. A volte, ma più raramente, è il cielo ad assumersi queste funzioni con un esito altrettanto immaginifico.
Nei lavori di Pina Inferrera fotografia e poesia diventano termini intercambiabili che nutrono i nostri occhi, la nostra immaginazione e la nostra mente recuperando così la funzione più profonda del gesto creativo.

Ottobre 2014