Piccio in Carrara

Bergamo - 11/03/2022 : 12/06/2022

Il nuovo progetto espositivo di Accademia Carrara di Bergamo dedicato a Giovanni Carnovali, detto Piccio (1804-1873) permette di approfondire uno dei pittori più attivi dell'Ottocento, precursore di temi e stili.

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Comunicato stampa

Il nuovo progetto espositivo di Accademia Carrara di Bergamo dedicato a Giovanni Carnovali, detto Piccio (1804-1873) permette di approfondire uno dei pittori più attivi dell'Ottocento, precursore di temi e stili. Insieme al percorso di opere parte della collezione Carrara, tre prestiti di eccezionale qualità, raramente esposti al pubblico: Ritratto di Gina Caccia (La collana verde) (1862), Ritratto di Vittore Tasca da combattente (1863), provenienti da due collezioni private, e Paesaggio a Brembate Sotto (1868-1869), dalla Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza





PICCIO IN CARRARA offre la lettura di uno spaccato storico e sociale di particolare interesse nell'Italia che raggiunge l'unità nazionale, prefigurando le impressioni di luce della pittura francese. Tra vicende risorgimentali e scenari naturali, tra realismo e invenzione, tra aderenza al vero e sperimentazioni coloristiche, Carnovali interpreta con maestria un sentire pittorico che sottolinea la piena dignità della pittura dell'Ottocento, negli stessi anni in cui in Toscana si sviluppava l'arte macchiaiola. Un pittore che ha saputo raccontare il sentimento del suo tempo, sperimentando e precorrendo temi e linguaggi.



Come di consueto, i progetti espositivi di Accademia Carrara sono occasioni per rileggere la collezione, offrendo la possibilità al pubblico di approfondire "percorsi nel percorso". In quest'ottica, PICCIO IN CARRARA è il nuovo capitolo di IN, format espositivo che permette di scoprire o riscoprire i protagonisti del museo, partendo da un autore e approfondendo storia, origini, ispirazioni, connessioni tra le sale e la storia della Carrara. Da qui, i prestiti nazionali e internazionali come occasione per creare una mappatura che si avvia grazie a un artista e allarga orizzonti e meraviglia.



Carnovali è rappresentato in Carrara con 15 opere in collezione che coprono un arco temporale completo (dagli anni Venti ai Sessanta del XIX secolo), tanto da poter affermare che il museo bergamasco possiede una sorta di "monografica permanente" del pittore, in grado di raccontare tutti gli aspetti della sua personalità e ricerca stilistica.



La vicenda personale e professionale di Carnovali è ricca di intrecci con la Carrara e il territorio bergamasco, una storia avvincente che cercherà d'essere ricostruita grazie a PICCIO IN CARRARA.

Da bambino, al seguito del padre che lavorava per la famiglia Spini, ebbe modo di osservare nella dimora di Albino i grandi ritratti realizzati da Giovan Battista Moroni più di due secoli prima (collezione Carrara); e grazie al conte Spini - che riconobbe subito in lui un precoce talento artistico - poté iscriversi all'Accademia di Belle Arti.



Studiò sotto la guida di Giuseppe Diotti - del quale il museo possiede un nucleo di opere, tra cui l'imponente tela di Antigone recentemente restaurata e riallestita - e intrecciò rapporti con altri autori, come l'amico Giacomo Trécourt che sostenne sempre la pittura di Piccio, sia come compagno di Accademia sia in qualità di docente a Pavia. A testimonianza di questa intensa amicizia, il ritratto di Trécourt esposto in Carrara è tra gli esempi più calzanti dello stile vibrante di Carnovali.



Guglielmo Lochis, tra i grandi donatori del museo, fu uno dei suoi più importanti committenti. Un rapporto mecenate-artista che ancora oggi è sottolineato in Carrara grazie allo straordinario ritratto Guglielmo Lochis in veste da camera, realizzato nel 1835.



In Carrara il percorso alla scoperta di Piccio si sviluppa tra le sale anche grazie al supporto di apparati grafici e segnaletica realizzati ad hoc per accompagnare il pubblico di opera in opera, di storia in storia.



Inoltre, durante il periodo di mostra, il ritorno in museo di uno dei più significativi dipinti di Piccio, Ritratto della contessa Anastasia Spini (1845 circa), attualmente in restauro, sarà occasione per celebrare un altro grande capolavoro del pittore.



Accompagna il progetto espositivo un catalogo edito da Skira, con testi critici di M. Cristina Rodeschini, Niccolò D'Agati e Maria Cristina Brunati.