Pablo Atchugarry – Scolpire la luce
Dopo dieci anni dall’ultima mostra romana ai Mercati di Traiano e cinque da quella a Palazzo Reale di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Pablo Atchugarry (Montevideo 1954) – artista uruguaiano di nascita e italiano di adozione – la mostra Scolpire la Luce, a cura di Gabriele Simongini.
Comunicato stampa
Dopo dieci anni dall’ultima mostra romana ai Mercati di Traiano e cinque da quella a Palazzo Reale di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Pablo Atchugarry (Montevideo 1954) – artista uruguaiano di nascita e italiano di adozione – la mostra Scolpire la Luce, a cura di Gabriele Simongini, in programma dal 19 maggio al 21 giugno 2026.
Maestro della tecnica scultorea “per forza di levare”, secondo la celebre definizione di Michelangelo Buonarroti, Atchugarry lavora personalmente il marmo, prediligendo in particolare lo statuario di Carrara. La sua pratica si radica nella tradizione plastica occidentale di ascendenza classica, ma si apre a una visione profondamente spirituale della forma: per lui, infatti, la scultura è “interrogazione interiore, preghiera, invocazione, ricerca dell’infinito”.
Per Atchugarry l’atto dello scolpire è un gesto radicale e necessario, fondato sulla centralità della mano e sul confronto diretto con la difficoltà tecnica e materiale. Ogni opera nasce come sfida e come ricerca di equilibrio tra permanenza e movimento, memoria e contemporaneità.
Le sue opere si distinguono per forme metamorfiche, talvolta quasi aerodinamiche, che evocano tracce astratte di alberi, colonne, fiamme, corpi, panneggi e architetture, conducendo lo sguardo verso l’alto e suggerendo un’esperienza contemplativa e rigenerante.
Come sottolinea la direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, nel suo testo pubblicato in catalogo: «Nelle sue sculture, la durezza del marmo si ammorbidisce: un fitto susseguirsi di fenditure “disciplinate” che solcano i volumi in profondità, ne sfalda la granitica compattezza. Creando ritmo e movimento attraverso l’alternarsi di luci e di ombre, l’artista dona alle sculture allo stesso tempo rigore e levità. Una sorta di “leggerezza ordinata”, che ricorda solo apparentemente la plissettatura, in quanto simbolo di sofisticata eleganza».
E come osserva il curatore Gabriele Simongini nel suo saggio in catalogo: «Guardando le sculture di Atchugarry dobbiamo sollevare il viso e gli occhi provando una gioia primordiale, istintiva, perché queste opere sono piene di una luce originaria, quella luce totale a cui tutti tendiamo magari inconsapevolmente […] ogni opera di Atchugarry non è chiusa e conclusa in sé stessa ma possiede una carica dinamica potenziale, intima ed interna, che potrebbe portarla a sbocciare nello spazio con le sue infiorescenze».
L’esposizione riunisce circa cinquanta sculture, offrendo un’ampia panoramica della ricerca dell’artista che ripercorre gli ultimi quindici anni della sua attività. Per l’occasione Atchugarry donerà al museo: “Energy”, un’importante opera in marmo bianco (cm. 163x35x29), appositamente concepita e realizzata per entrare nella collezione della GNAMC.
Accanto ai celebri marmi, la mostra include opere in legno ricavate da tronchi di ulivi secolari, in alabastro, in bronzo smaltato e in acciaio, materiali attraverso cui l’artista esplora differenti modalità espressive: dall’intimità organica delle forme sinuose dei tronchi scolpiti al potente aerodinamismo dei bronzi, fino alle grandi sculture ambientali in acciaio che dialogano con luce, aria e paesaggio.
Il percorso espositivo si arricchisce eccezionalmente di quattro sculture inserite negli spazi della collezione permanente, dove le opere dell’artista instaurano inediti dialoghi con maestri fondamentali dell’arte moderna quali Jean Arp, Lucio Fontana, Alberto Giacometti e Henry Moore. Un confronto che evidenzia affinità, distanze e continuità tra epoche diverse, riaffermando il valore della tradizione come spazio di relazione viva tra passato e presente.
In occasione della mostra saranno pubblicati due cataloghi (Allemandi Editore): il primo con le fotografie di tutte le opere in mostra, saggio del curatore e testi di David Anfam e Arnau Puig, oltre ad un’ampia antologia critica e biografia; il secondo con le fotografie delle opere e l’allestimento nelle sale del Museo.
Nota biografica | Pablo Atchugarry (Montevideo 1954)
Incoraggiato fin da giovane allo studio delle arti dalla famiglia, Pablo Atchugarry si accosta inizialmente alla pittura, esponendo per la prima volta a Montevideo nel 1972. Negli anni successivi partecipa a numerose rassegne in Uruguay e in Brasile.
Dopo essersi avvicinato alla ricerca scultorea attraverso diversi materiali tra cui il cemento, il ferro e il legno, a partire dal 1977 intraprende un viaggio in Europa. In Italia, dopo aver visitato Carrara, scopre il marmo nel 1979 e in seguito alla sua prima personale italiana tenutasi a Lecco nel 1978, decide di stabilirsi definitivamente nella città lombarda.
A vent’anni dal suo arrivo in Italia, nel 2001 la città di Milano gli dedica una retrospettiva a Palazzo Isimbardi (Le infinite evoluzioni del marmo); lo stesso anno l’artista inizia a lavorare al suo monumentale Obelisco del Terzo Millennio, scultura in marmo di Carrara destinata al comune di Manzano in provincia di Udine.
Nel 2002 la città di Carrara lo insignisce del prestigioso Premio Michelangelo.
L’anno successivo rappresenta l’Uruguay alla cinquantesima edizione della Biennale di Venezia.
All’inizio del 2007 apre la Fundación Pablo Atchugarry a Manantiales in Uruguay, con l’obiettivo di promuovere le arti e creare un luogo di incontro per artisti.
Tra il 2015 e il 2016 gli è dedicata un’importante retrospettiva presso i Mercati di Traiano, Museo dei Fori Imperiali di Roma (Pablo Atchugarry. Città Eterna, eterni marmi).
A cavallo fra il 2021 e il 2022 gli viene dedicata una grande mostra nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, a Milano.
Nel 2022 inaugura il MACA, Museo di Arte Contemporanea Atchugarry, opera dell’architetto Carlos Ott. Numerose opere dello scultore sono state esposte presso musei e istituzioni pubbliche, fra cui il Frost Art Museum, Miami (USA), il Groeninge Museum, Brugge (Belgio), la Lewis Family Foundation, Boston (USA), il Museo della FAO, Roma (Italia), il Museo Fran Daurel, Barcellona (Spagna), il Museo Nacional de Artes Visuales di Montevideo (Uruguay), il Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires (Argentina), il Muscarelle Museum, Williamsburg (USA), il Norfolk Museum, Virginia (USA), il Pérez Art Museum, Miami (USA) e la Raccolta Lercaro di Bologna (Italia).