Nanni Balestrini – Dominare il visibile

Milano - 15/04/2014 : 31/05/2014

La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra di opere realizzate dall’artista, poeta, romanziere Nanni Balestrini: due nuclei di suoi lavori recenti, entrambi inediti e realizzati per l’occasione.

Informazioni

Comunicato stampa

La Fondazione Marconi presenta al pubblico una mostra di opere realizzate dall’artista, poeta, romanziere Nanni Balestrini: due nuclei di suoi lavori recenti, entrambi inediti e realizzati per l’occasione. Instancabile animatore del Gruppo 63, al quale la Fondazione Marconi ha dedicato lo scorso autunno una retrospettiva, in occasione dei 50 anni dalla sua nascita, Nanni Balestrini è una personalità versatile e complessa, il cui lavoro si pone al confine di molteplici linguaggi

Tra i cinque poeti di punta dei Novissimi, l’artista scrittore si distingue per il suo ininterrotto sperimentalismo, sviluppando tecniche riconducibili al collage, oltre che per la diffusa intuizione sull'incidenza del caso nel fare poetico. La mostra si articola in due sezioni distinte e parallele, che sono tuttavia chiaramente legate tra loro: come due declinazioni possibili, e in qualche modo complementari, che il suo lavoro propone per dar vita a un intervento complesso con l’universo del “visibile”, inteso come il luogo del nostro incontro totale con il mondo, attraverso le sue configurazioni, potenzialmente infinite, di esistenza concreta. Il primo piano è dedicato al ciclo I maestri del colore e riprende in chiave inedita riproduzioni di quadri famosi: grandi icone della storia dell’arte dipinte da Paolo Uccello, Fernand Léger, Paolo Veronese, Eugène Delacroix, El Greco, Pieter Paul Rubens, sulle quali l’artista ha aggiunto segmenti testuali ritagliati, liberamente estrapolati dalla comunicazione mediatica a lui contemporanea, quasi a “misurare” il linguaggio sull’immagine, e viceversa. Un ciclo straordinario, nel quale la “storia” delle immagini si confrontava in tempo reale, in un’interferenza felice e attiva, con la “vicenda” della parola come specchio del divenire sociale e politico e, in senso ancora più esteso, umano. Il lavoro ha come prototipo una serie di collage degli anni ’60 basati su immagini tratte dalla raccolta storico-artistica I maestri del colore pubblicata all’epoca dalle edizioni Fratelli Fabbri che Balestrini ha scelto oggi di trasporre su tela alle dimensioni dei dipinti originari, dando vita così a una grande galleria, virtuale e fisica al contempo, emblematica della sua pratica intermediale, costantemente risolta in senso concreto, e spinta dalla “necessità di dominare il visibile” (espressione che ritroviamo proprio in uno dei testi poetici dedicati dall’autore a questo ciclo di opere). Qui, a “dominare il visibile” come luogo di possibilità di essere del (e nel) mondo attraverso la creatività come pratica di libertà, è il linguaggio stampato, che filtra l’immagine, proiezione tangibile di un luogo ideale (o meglio, la sua trasposizione visivo-comunicativa attraverso la riproduzione: il museo immaginato), mediata dall’intervento modificatore dell’artista (le filze parolibere). Il secondo piano è invece dedicato a un altro ciclo della sua produzione recente, realizzato nell’ultimo anno e totalmente inedito: quello dei Neri, esposti in questa occasione per la prima volta. Si tratta di lavori nei quali Balestrini riformula visivamente uno dei concetti cardine della sua poetica artistica, a tutti i livelli: quello della “distruzione”. Sempre attraverso la tecnica del collage, questi lavori prelevano e ricombinano frammenti decostruiti della comunicazione mediatica presente, secondo traiettorie intrecciate e intermittenti. Questi “paesaggi verbali” vengono però in parte cancellati e “dominati” dalla presenza di larghe macchie nere intenzionalmente libere e incisive, che l’artista vi sovrappone, a problematizzarne ulteriormente la valenza semantica: volendo riprendere una delle frasi che vi si leggono, si può dire che tendano così alla “riproduzione del possibile”. I Neri sono accompagnati da un’ambientazione sonora, anch’essa concepita da Balestrini per l’occasione, in cui più voci pronunciano frammenti sconnessi di parole, in una sorta di “impasto” uditivo, ad amplificare in senso totale e immersivo l’idea di distruzione significante sottesa ai quadri stessi. Ne emerge un territorio emotivo-linguistico complesso, retto da un equilibrio espressivo sottilmente dinamico e magmaticamente evocativo che, a differenza dei Maestri del colore, non si fonda più sulla riconoscibilità interferente dei vari elementi (la lettera e l’immagine, ma anche la tecnica esplicita del cut-up che materialmente ne induce la relazione creativa), quanto sul loro intenzionale addensarsi e frammentarsi di una nuova sintassi concreta, tesa al contempo a intuire e a tradurre il collasso comunicativo che connota la nostra epoca ipermediale, in nuovi “luoghi” possibili di relazione. Per l’occasione sarà pubblicato il Quaderno della Fondazione n. 13, con un testo di Francesca Pola, illustrato dalle immagini delle opere esposte, e alcuni brani poetici dell’artista.


The Fondazione Marconi is presenting an exhibition of works created by the artist, poet and novelist Nanni Balestrini: two nuclei of his recent works, both of which new and carried out for this occasion. Indefatigable promoter of the Gruppo 63, to which last Autumn the Fondazione Marconi dedicated a retrospective exhibition in commemoration of the fifty years of its foundation, Nanni Balestrini is a versatile and complex personality whose work places itself on the boundaries of manifold languages. From among the five most noteworthy poets of I Novissimi, the artist and writer stands out due to his uninterrupted experimentalism, his development of techniques referable to the collage, together with his extensive intuition regarding the effect and influence of chance in poetic practice. The exhibition is divided into two distinct and parallel sections which are, however, clearly bound to each other: like two possible – and in some way complementary – declensions that his work proposes in order to give rise to a complex intervention with the universe of the “visible”, understood as the place of our total meeting with the world by means of its potentially infinite configurations of concrete existence. The first floor houses the cycle entitled The Masters of Colour which in a new key again proposes the reproductions of famous paintings: great icons of the history of art painted by Paolo Uccello, Fernand Léger, Paolo Veronese, Eugène Delacroix, El Greco and Pieter Paul Rubens on which Balestrini has added textual cut-out segments, freely removed from forms of contemporary media communication, almost as if wanting to “measure” the language on the image, and vice versa. This is an extraordinary cycle in which the “history” of the images was confronted and contrasted in real time, in a felicitous and active interference with the “event” of the word as mirror of social, political – and in an even broader sense – of human becoming. As its prototype the work has a series of collages dating to the Sixties based on images taken from the historical-artistic collection of The Masters of Colour, a series of volumes published by the Fratelli Fabbri publishing house which Balestrini decided to transpose on canvas keeping the sizes of the original paintings. In this way the artist has created a large gallery, at the same time virtual and physical, emblematic of his intermedial practice that is constantly solved in a concrete sense and which takes its impetus from the “need to dominate the visible” (an expression that we find in one of the poetic texts dedicated by the author to this cycle of works). What “dominates the visible” as the place of possibility of being of – and in – the world, by way of creativity as the exercise of freedom, is printed language which filters the image, the tangible projection of an ideal place. Or, to put it better, its visual-communicative transposition by means of the reproduction: the imagined museum that is mediated by the artist’s modifying intervention (the “strings” of words-in-freedom). The second floor instead houses another cycle of Balestrini’s recent production, created last year and on exhibit for the first time. The cycle is entitled Blacks. These are works in which the artist visually reformulates one of the fundamental concepts of his artistic poetic on all levels: that of “destruction”. Once again using the collage technique, these works extract and recombine deconstructed fragments of present-day media communication according to interwoven and intermittent trajectories. However, these “verbal passages” are then partially cancelled and “dominated” by the superimposed presence of large black marks or spots that are intentionally free and incisive, in such a way as to render their semantic content and significance more problematic. Citing one of the phrases we can read here, one can say that they consequently tend towards the “reproduction of the possible”. The Blacks are accompanied by a sound environment also created by Balestrini for the occasion in which a number of voices pronounce disconnected fragments of words in a sort of hearing “impasto”, in a total and immersive sense amplifying the idea of significant destruction that underlies the same paintings. What emerges is a complex emotive-linguistic territory which is supported by an expressive equilibrium that is subtly dynamic and “magmatically” evocative. Differing from The Masters of Colour, however, this is no longer based on the interferential recognisability of the various elements – the letter and the image, but also the explicit cut-up technique which materially induces their creative relation – but on their intentional massing and fragmenting of a new concrete syntax whose aim is both to intuit and translate the communicative collapse that connotes our hypermedia age into new possible “places” of relation. The exhibition will be accompanied by the publication of the Quaderno della Fondazione n. 13 containing a text by Francesca Pola, illustrations of the works on exhibit and a poetic piece by the artist.