Meraviglie di carta

Torino - 04/04/2012 : 02/09/2012

La mostra intende proseguire il ciclo di esposizioni temporanee della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli dedicato al tema del collezionismo, proponendo una selezione delle più significative paperoles o papier roulés appartenenti a collezioni private. Per la prima volta saranno riuniti circa 200 tra i più raffinati esemplari, alcuni dei quali provengono dalla collezione privata della fotografa americana Nan Goldin, che presenta dodici scatti inediti, appositamente pensati per questa mostra.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra intende proseguire il ciclo di esposizioni temporanee della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli dedicato al tema del collezionismo, proponendo una selezione delle più significative paperoles o papier roulés appartenenti a collezioni private.
Per la prima volta saranno riuniti circa 200 tra i più raffinati esemplari, alcuni dei quali provengono dalla collezione privata della fotografa americana Nan Goldin, che presenta dodici scatti inediti, appositamente pensati per questa mostra


Eseguite tra il XVII e il XIX secolo, con il termine paperoles si intende una particolare tipologia di reliquiario ad utilizzo domestico o conventuale, tradizionalmente realizzato in carta da suore di clausura, dove la funzione di semplice reliquiario viene arricchita da elaborate ed accurate composizioni in carta ed altri materiali - quali cere, avori, vetri e cristalli - posti ad ornamento della reliquia contenuta all’interno.
Ispirandosi alla tecnica orafa della filigrana, le paperoles venivano “costruite” arrotolando su se stesse striscioline di carta dorata e colorata secondo motivi per lo più a soggetto floreale, successivamente impreziosite da perline, conchiglie, coralli, piccole pergamene, ritagli di stoffa, pezzetti di vetro e frammenti ossei attribuiti ai santi. Alla ricchezza della decorazione corrisponde un forte valore simbolico, che riporta al tema della fecondità e della vita; mentre l’iconografia e la disposizione di ogni elemento che appare nel reliquiario rivelano precisi riferimenti teologici ed agiografici.

La creazione delle paperoles si sviluppa nel corso del XVII secolo in quasi tutti i paesi di fede cattolica, in particolare in Francia, Italia, Spagna e Austria, e, con il diffondersi del culto dei santi e delle reliquie, si estende anche in ambito domestico. Nate come oggetti di fede e confezionate con raffinate tecniche artigianali dalle suore, venivano poi donate a benefattori del convento o offerte per ornare cappelle ed altari.

Le paperoles prendono vita dal clima spirituale della Chiesa post-tridentina, di cui interpretano il gusto barocco del periodo, offrendo una testimonianza storica di una tecnica artigianale poco nota ma molto diffusa tra i diversi ordini monastici femminili. Le peculiarità di questi oggetti - una lunga e laboriosa preparazione, la dedizione al lavoro come atto di preghiera, la semplicità e “povertà” dei materiali impiegati - sembrano rappresentare al meglio quella “regola” propria degli ordini religiosi. Il risultato estetico è assimilabile al valore artistico di queste piccole opere d’arte.

In mostra a Torino, sono presentati reliquiari di tipologie e periodi storici differenti, molti dei quali provenienti dalla Francia: dagli Agnus Dei, sacramentali realizzati dalla fusione di ceri pasquali benedetti, a reliquiari a forma di altare di fine Settecento; dalle festose e colorate composizioni a ghirlanda in carta ai medaglioni in “pasta di tutti i santi”, un impasto di cartone mescolato a terra delle catacombe in cui si pensa siano stati seppelliti i martiri. Completano il percorso espositivo, alcuni esemplari ottocenteschi di ricostruzioni in miniatura delle celle delle monache, ritratte mentre svolgono le quotidiane attività manuali del convento.

A complemento della mostra, è stato pubblicato un catalogo, edito da Corraini Edizioni, a colori bilingue inglese-italiano con un saggio di Bernard Berthod, Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e con interviste di Elena Geuna a Nan Goldin e a un altro collezionista.

This new exhibition continues the series of temporary shows at the Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli devoted to the theme of collecting, presenting a selection of the most significant examples of paper scrollwork or quilling from private collections.
The show gathers together around 200 incredibly intricate compositions for the first time, including works from the private collection of the American photographer Nan Goldin, who presents twelve photographs taken especially for the event.

Made between the seventeenth and nineteenth centuries for use in homes and convents, quilling reliquaries were traditionally created by cloistered nuns. The reliquaries were embellished with ornate, minutely detailed compositions in paper and other materials, such as wax, ivory, glass and crystals, designed to adorn the relics within.
Inspired by the goldsmithing technique of filigree, paper scrollwork was “constructed” by rolling up thin strips of gold or coloured paper to form mostly floral motifs, which were then adorned with beads, shells, coral, tiny parchments, scraps of fabric, shards of glass and fragments of bone attributed to the saints. These richly ornate decorations were highly symbolic, evoking images of fertility and life, while the imagery and layout bore precise theological and hagiographic references.

Scrollwork developed during the seventeenth century in almost all Catholic countries - France, Italy, Spain and Austria in particular - and as the worship of saints and relics spread, it also became popular in domestic settings. These religious creations, expertly crafted by nuns, were also given to convent benefactors or offered to adorn chapels and altars.

Quilling reflected the spiritual climate of the Catholic Church following the Council of Trent, channelling the Baroque tastes of that period and providing a historical record of a form of craftsmanship that was little known but widespread among the various female religious orders. The distinctive features of these artefacts – the time-consuming, labour-intensive craftsmanship involved, the idea of devotion to work as an act of prayer and the use of simple, “poor” materials – fittingly encapsulate the rules of these orders. Aesthetically speaking, the end result is comparable to the artistic value of these small masterpieces.

The Turin exhibition presents reliquaries of different kinds and from different periods, many of which come from France: from the Agnus Dei sacramentals, made by melting consecrated paschal candles, to the altar-shaped reliquaries of the late eighteenth century; from colourful festive paper garlands to medallions made of “pasta di tutti i santi”, a mixture of cardboard and earth from the catacombs where martyrs were believed to be buried. The exhibition also stages a selection of miniature nineteenth century reconstructions of nuns’ cells, showing nuns going about their daily manual duties in the convent.

The exhibition also boasts a full colour catalogue (Corraini Edizioni), in Italian and English, featuring an essay by Bernard Berthod, Consultor to the Pontifical Commission for the Cultural Heritage of the Church, and interviews by Elena Geuna with anonymous collectors and among them Nan Goldin.