Marino Marini / Giacomo Manzù – Oltre la scultura
Comunicato stampa
La Galleria Rubin è lieta di annunciare l’apertura di una nuova mostra: un dialogo inedito ed affascinante che mette a confronto due tra i più importanti maestri dell’arte italiana del Novecento, Giacomo Manzù e Marino Marini. Famosi soprattutto per le loro eccezionali opere scultoree, Manzù e Marini hanno saputo trovare nell’arte grafica un campo espressivo autonomo, una dimensione personale e raccolta in cui l’aspetto abbandona la fisicità della forma tridimensionale per trasformarsi in segno essenziale, luce e racconto.
Il titolo "Oltre la Scultura" invita il visitatore a superare l'immagine storicizzata dei due artisti per scoprirne un nuovo volto, una dimensione creativa più immediata e lirica. Se la scultura rappresenta la conquista dello spazio, la grafica è, per entrambi, una forma di conquista del tempo: un pensiero rapido, un’emozione fissata sulla carta, un’indagine incessante sulla figura.
L’esposizione presenterà la cartella “Virgilii Georgiche”, del 1948, composta da quattordici studi all’acquaforte in cui Manzù esplora i temi delle Georgiche di Virgilio. Le opere, realizzate in un periodo cruciale per l’artista, rappresentano una sintesi perfetta tra la sensibilità figurativa di Manzù e la poesia bucolica virgiliana. Le incisioni esplorano la vita rurale, la natura, il lavoro della terra e l'universo pastorale attraverso un linguaggio visivo intimo e potente. Non mere illustrazioni del testo, ma un'interpretazione profonda e poetica della vita agreste. Nella tecnica dell'acquaforte, Manzù rivela una delicatezza estrema che esplicita con chiarezza alcuni elementi essenziali del suo linguaggio scultoreo: le linee sono incisive ma leggere, capaci di cogliere l'essenza delle forme con pochi, sapienti tratti.
Per quanto riguarda Marino Marini, la mostra offrirà al pubblico una selezione di opere molto diversificata, sia per tematica che per periodo di produzione, permettendo così di ripercorrere l’evoluzione artistica del maestro. Marini è stato capace di trasferire la sua visione scultorea sulla carta, facendo del segno grafico un potente strumento espressivo. I suoi lavori si distinguono immediatamente per la forza del tratto: segni neri, incisivi e decisi, che spesso si accompagnano a vivaci blocchi di colore, capaci di animare la superficie bidimensionale e trasformarla in un universo ricco di simboli. I temi principali – come il Cavallo e il Cavaliere, il Circo, le Danzatrici e le Pomonas (nudi femminili che richiamano la fecondità e l’eredità etrusca) – vengono reinterpretati attraverso la grafica, seguendo un percorso che parte dalle forme arcaiche e stabili degli anni ’40 e arriva a rappresentazioni sempre più scomposte e drammatiche, riflesso di un mondo in costante trasformazione.