Mariana Castillo Deball – Trinomial Cube

Genova - 16/11/2012 : 23/11/2012

Alla Fondazione Edoardo Garrone, la mostra “Trinomial Cube” di Mariana Castillo Deball: un’opera pensata appositamente dall’artista per la grande sala affrescata della sede della Fondazione. Un cubo trinomiale che espande la relazione tra gli affreschi del soffitto e il pavimento, uno strumento per fare esercizi mentali e percettivi, per trasformare gli oggetti in cose, ripulendole dai molteplici strati di senso con la stessa facilità palmare con cui si scompone un trinomio algebrico.

Informazioni

Comunicato stampa

FONDAZIONE GARRONE – Dal 17 al 23 novembre alla Fondazione Edoardo Garrone, la mostra “Trinomial Cube” di Mariana Castillo Deball: un’opera pensata appositamente dall’artista per la grande sala affrescata della sede della Fondazione.
Un cubo trinomiale che espande la relazione tra gli affreschi del soffitto e il pavimento, uno strumento per fare esercizi mentali e percettivi, per trasformare gli oggetti in cose, ripulendole dai molteplici strati di senso con la stessa facilità palmare con cui si scompone un trinomio algebrico.
Venerdì 16 novembre alle ore 18, in occasione dell’inaugurazione della mostra, l’incontro tra l’artista e il sociologo Federico Rahola



Dal 17 al 23 novembre la Fondazione Edoardo Garrone, in Via San Luca 2, ospiterà la mostra “Trinomial Cube” di Mariana Castillo Deball (Città del Messico, 1975) pensata appositamente dall’artista per la grande sala affrescata della sede della Fondazione. Venerdì 16 novembre alle ore 18, in occasione dell’inaugurazione della mostra, si svolgerà una conversazione tra l’artista e il sociologo Federico Rahola dell’Università degli Studi di Genova.

L’opera di Mariana Castillo Deball
In un recente articolo dal titolo “Ogni cosa è democratica”, apparso su il Domenicale del Sole 24Ore, il filosofo italiano Remo Bodei sostiene che la mancata distinzione tra cosa e oggetto genera molti fraintendimenti sia in campo filosofico che nel senso comune. La parola oggetto ha origini medievali e deriva dal verbo ‘obicere’ che significa ‘gettare contro’. L’oggetto in questo senso si oppone al soggetto creando un impedimento alla sua realizzazione, da qui la tendenza a assimilare l’oggetto attraverso un uso strumentale, senza intrattenere con esso alcun tipo di relazione simbolica. Si tratterebbe di un’azione difensiva del soggetto per ridurre l’alterità minacciosa dell’oggetto.
La traduzione di cosa è il latino ‘res’, che rimanda alla dimensione collettiva del dibattere e del deliberare. La ‘res publica’ non riguarda la proprietà, ma un concetto essenziale alla base della collettività, della comunità e della cittadinanza senza discriminazioni di sorta.
Secondo Bodei: “Per trasformare gli oggetti in cose, per riscoprire come nelle cose si depositano idee, affetti e simboli bisogna compiere esercizi mentali e percettivi […] Più siamo in grado di recuperare i loro significati storici, teorici o affettivi, di interpretarne i mutamenti, di integrarli nel nostro orizzonte mentale e emotivo, più il mondo si allarga e acquisisce profondità […] Le cose rappresentano nodi di relazione con la vita degli altri, anche di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura, dalle cui risorse tutto ha origine" (dall’articolo “Ogni cosa è democratica”, Domenicale del Sole 24Ore).

Questa lunga citazione dell'articolo di Remo Bodei appare appropriata per descrivere il pensiero che informa il lavoro di Mariana Castillo Deball e in particolare il progetto iniziato nel 2011 dal titolo “Uncomfortable Objects” che include la stessa mostra “Trinomial Cube” e l’imponente scultura presentata a dOCUMENTA(13), una delle mostre d’arte contemporanea più importanti al mondo che si tiene ogni 5 anni nella piccola cittadina tedesca Kassel, realizzata con un’interpretazione fantasiosa della tecnica della scagliola o finto marmo e prodotta con il supporto della Fondazione Edoardo Garrone e della Kunsthalle di St. Gallen, Svizzera, laboratorio di arte contemporanea.

Mariana Castillo Deball definisce il progetto Uncomfortable Objects “un viaggio che evolverà in una serie di favole di oggetti scomodi, un ritratto della società contemporanea fatto attraverso gli occhi di non-umani. Storie rappresentate da animali, creature mitiche, piante, oggetti inanimati, macchine e forze della natura”. Per ricostruire la genealogia delle cose Mariana Castillo Deball privilegia il punto di vista dell’oggetto, degli oggetti scomodi, entità che sono state trasformate, scardinate, mutate e piazzate in contesti indifferenti e contraddittori, cose che come ha affermato una volta l'artista, ci obbligano a prendere una posizione, per cambiare completamente la nostra basilare comprensione dell'universo.

Il lavoro di Mariana Castillo Deball tende a recuperare la dimensione della totalità, al di là delle categorie e dei principi aprioristici imposti dai miti di potenza contemporanei, la scienza, la tecnica, le ideologie, che tendono a privilegiare la centralità del soggetto e la parte rispetto all’intero. L’impianto speculativo dell’artista vuole smascherare, con un approccio mimetico, il sistema espositivo che trasforma le cose in frammenti, ibridi, distorsioni. L’antropologa Giovanna Parodi da Passano definisce “violenza museale" la condotta predatoria dei musei etnografici di interesse extraeuropeo nei quali sono state costruite rappresentazioni dell’alterità ricorrendo a schemi, categorie e criteri di valutazione estranei alle forme di vita culturale e sociale in gioco. Un'oggettivazione dell’alterità culturale che, secondo l'antropologa, assorbe "i manufatti per meglio votare all’oblio le culture e le società che li hanno generati”.

Rispetto al nostro tempo, sono lo scambio indifferente e massiccio di oggetti intesi come merce, insieme alla tendenza all’accumulo compulsivo e inconsapevole, che concorrono alla progressiva erosione delle risorse naturali, compromettendo la qualità di vita e la stessa esistenza umana. Remo Bodei nel medesimo articolo racconta come l'estrazione del tantalio, necessario alla nostra tecnologia, abbia generato migrazioni e guerre sanguinose in Uganda con il coinvolgimento occulto di potenze extra africane.

Il titolo della mostra, “Trinomial Cube, rimanda a un modello didattico pedagogico montessoriano costituito da 27 pezzi: si tratta della rappresentazione fisica di una formula matematica, atta a sviluppare nel bambino le capacità cognitive e l’indipendenza.

Il “Trinomial Cube” built di Mariana Castillo Deball è uno sviluppo del Black Box di dOCUMENTA(13) orchestrato da Raimundas Malasauskas, focalizzato su conoscenze perdute attraverso una serie di conversazioni su oggetti inesplicabili e strumenti scientifici obsoleti del Gabinetto di Astronomia e Fisica di Kassel. La vetrina nella quale questi oggetti sono stati mostrati e portati a nuova vita è stata concepita da Mariana Castillo Deball e Gabriel Lester. Composta di scatole bianche, specchi nascosti e prospettive multiple, espone il fatto che anche un singolo plinto non è una struttura passiva, ma una lente che definisce le cose che vediamo e come li vediamo.

L’artista ha voluto costruire per la mostra di Genova un lavoro che espande la relazione tra gli affreschi del soffitto e il pavimento: “tutto il contesto si rifletterà nel cubo”. Il Trinomial Cube funzionerà sia come scultura in sé che come dispositivo per mostrare oggetti decorativi o funzionali trovati all’interno della stessa Fondazione. Il Trinomial Cube appare dunque uno strumento per fare quegli esercizi mentali e percettivi, di cui parla Bodei nell’articolo, per trasformare gli oggetti in cose, ripulendole dai molteplici strati di senso con la stessa facilità palmare con cui si scompone un trinomio algebrico.