Linguaggi plastici

Rovereto - 23/05/2014 : 21/09/2014

"Scultura Lingua Morta" e' il titolo di una raccolta di riflessioni di Arturo Martini sul ruolo della scultura nell'ambito artistico. La mostra ospita una serie di artisti, Giorgio de Chirico, Alberto Burri, Piero Manzoni e molti altri, che hanno esplorato il linguaggio plastico.

Informazioni

Comunicato stampa

“Scultura Lingua Morta” è il titolo che Arturo Martini volle dare a una breve raccolta di riflessioni, data alle stampe nel 1945: per parlare della scultura del Novecento non si può prescindere da questa espressione che negli anni ha assunto il carattere di aforisma, ripresa nel 2003 da una fortunata mostra allestita al Mart e curata da Penelope Curtis per l’Henry Moore Institute di Leeds. In quell’occasione, accanto ad alcuni maestri del Novecento come Fausto Melotti, Arturo Martini e Lucio Fontana, veniva presentato al pubblico un omaggio a Othmar Winkler



Undici anni dopo viene inaugurata presso la Galleria Civica a Trento una nuova significativa mostra: “Linguaggi plastici del XX secolo”, a cura dell’architetto Michelangelo Lupo, con cui il Mart approfondisce il tema della scultura scegliendo quali portavoce alcuni tra i più rilevanti interpreti trentini: Fausto Melotti, Alcide Ticò, Othmar Winkler, Eraldo Fozzer e Mauro De Carli, scomparso nel 2008 e mai adeguatamente valorizzato. Ad eccezione di quest’ultimo, si tratta di artisti nati nei primi anni del XX secolo che hanno privilegiato quale mezzo espressivo quello della scultura, in aperto contrasto con quanti negli stessi anni ritenevano la scultura un linguaggio antico, inadeguato alla narrazione artistica contemporanea.

La Civica diventa per l’occasione un immaginario e inedito atelier collettivo, condiviso da importanti maestri del ‘900. Allestite come in un grande studio d’artista, infatti, le sculture dialogano con alcune fondamentali opere pittoriche, in un dialogo basato sulla tridimensionalità reale delle sculture con quella suggerita da tele a forte connotazione plastica. Si possono così ammirare alcuni capolavori provenienti dalle prestigiose collezioni del Mart di Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Lucio Fontana, Mariano Fracalossi, Tullio Garbari, Alberto Magnelli, Piero Manzoni, Joan Miró, Enrico Prampolini, Alberto Savinio, Mario Schifano, Emilio Scanavino, Mario Sironi, Graham Sutherland e Emilio Vedova.

Come sottolinea in catalogo il curatore Michelangelo Lupo: “Questa mostra non ha la pretesa di ripercorrere tutta la carriera artistica di questi scultori, ma ricorda di loro i periodi più significativi, mettendoli a confronto (e qui ho accolto con piacere il suggerimento di Cristiana Collu) con alcune opere pittoriche dei maggiori interpreti del dibattito artistico nazionale presenti nelle collezioni del MART, che con le loro sculture hanno assonanze e rimandi”.

La mostra sarà quindi l’occasione per approfondire la conoscenza di alcuni tra i maggiori artisti contemporanei, per ripensare criticamente il secolo scorso e le sue correnti e, non ultimo, per scoprire alcuni angoli suggestivi e spesso poco noti di Trento e Rovereto dove molti di questi autori vennero chiamati a installare opere d’arte pubblica e monumenti. Ai visitatori viene infatti suggerito un vero e proprio percorso espositivo attraverso le due città trentine alla ricerca delle opere presenti in luoghi pubblici realizzate da Melotti, Ticò, Winkler, Fozzer e De Carli. Questo particolare viaggio parte idealmente dal Parco delle sculture del Mart, dove è esposta Scultura H (La grande clavicola) di Fausto Melotti, del 1971, e si conclude a Trento dove si trovano tre realizzazioni pubbliche di Mauro De Carli il cui anelito sociale si fa forte e drammaticamente espressionista.

Completa la mostra un intervento site-specific di Davide Rivalta (Bologna, 1974) che invade la Galleria disegnando, direttamente su alcune pareti, grandi figure di animali. L’artista costruisce per masse e volumi, proprio come nella modellazione, aggiungendo e togliendo. Il disegno, come nelle più antiche rappresentazioni, si focalizza sul ritratto dell’animale, escludendo ogni riferimento al paesaggio. Fino al 14 settembre, data di chiusura della mostra, l’opera su entrambi i piani della Civica, si snoda creando sinergie e attriti con l’architettura della Galleria e con le opere esposte.