Leonardo Moretti – Radicalia

Prato - 18/10/2019 : 06/12/2019

Il progetto nasce a partire dalla riflessione sul termine “resilienza” che in ecologia e biologia sta a significare la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO MOO
  • Indirizzo: Via San Giorgio 9A - Prato - Toscana
  • Quando: dal 18/10/2019 - al 06/12/2019
  • Vernissage: 18/10/2019 ore 19
  • Autori: Leonardo Moretti
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì al venerdì 15_19:00

Comunicato stampa

EONARDO MORETTI

RADICALIA









| riproduzione in serie | abbattimento dell’unicità | tutti gli oggetti della nostra vita | imprinting | superficialità | riprodursi e andare avanti | lavoro cardine | elemento di transito | ripetizioni organiche | serie di vari moduli | frutta | vegetali | dettagli di palma | natura controllata | la resilienza delle piante | crescita come status quo | una sorta di adattamento | l’uomo applica una forza | la natura cerca di eliminare | resistere per ritrovare se stessi | parafrasi dell’uomo | azioni interiorizzate | michel foucault | il corpo è disciplinato | pratiche che sono socialmente accettate | maniera automatica | socialmente diffuso | confrontarsi con gli altri | cose che identificano me | metodologia | speranza | differenziare | poter trovare il modo | il nostro stile di vita | tassello oggettivo | ci condiziona | matrici di lavoro | sempre un pò diversi | sembra un test dall’oculista | chiudi il pop-up | moduli | dispari | sopra il 10 | di 5 in 5 | una semplice ossessione | si riempie a metrature | a volte sono di più, a volte sono di meno | il melograno | tutto il discorso è sul dettaglio | foglie di ciclamino | farfalle | scatto e poi lavoro | post-produzione | non mi interessa la purezza del gesto fotografico | carta da lavoro | 350 grammi | sensazione che sia una tessera | focus | ma da qui | la struttura formale | gestualità e manualità | dietro alle cose | forte lavoro manuale | ci vuole 2 minuti | fotografia a un fondale | cielo | una mano che si muove | la macchina non legge | qualcosa che sfoca | si perde | una macchia | orizzontale | a pavimento |

Conversazione_23 del 25/09/2019

Federica Cerella, Francesca Doni, Luca Gambacorti, Leonardo Moretti, Špela Zidar.







vernissage venerdì 18 ottobre dalle ore 19.00







Il progetto nasce a partire dalla riflessione sul termine “resilienza” che in ecologia e biologia sta a significare la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato. Questa definizione si affianca a quella della psicologia che ritiene la resilienza come la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.

La resilienza si osserva come un processo duraturo nel tempo, dove l’organismo si trasforma piano piano, per tentativi, prova ad adattarsi alle nuove circostanze. Compiendo piccoli passi, piccoli gesti, quasi impercettibili all'occhio, di grande importanza per lo sviluppo e la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, anche dell’uomo.

Oggi, quando tutto intorno a noi sembra accelerato, e nonostante i numerosi tentativi d’inversione, la crescita esponenziale si avvicina sempre di più ad un punto morto da dove minaccia di rimbalzare e distruggere la nostra esistenza. Osservare il lento scorrere e ponderare, minuscoli, i costanti tentativi che la natura continua a fare per salvare e migliorare il proprio essere, appare come un mantra costruttivo: per restituirci la speranza, per suggerirci modalità diverse di azione e il tentativo di ripristinare l’equilibrio tra la natura e l’uomo.

Leonardo Moretti in Radicalia unisce esattamente questi due aspetti. La natura, oggi elemento sempre più “addomesticato” dall’uomo, diventa un rappresentante tipico di un atteggiamento di resistenza e ciclo che essa compie “sopravvivendo” all’intervento umano. Contemporaneamente l’uomo, la sua esistenza che è costantemente modificata e messa alla prova, cerca di superare i traumi per tornare al suo stato di equilibrio. Quello che il progetto intende compiere è una sovrapposizione, traslando lo status umano da concetto astratto a forma fisica. L’organismo, l’essere vivente, presentato dalla natura rappresenta l’uomo, la comunità, come sistema che resiste e in maniera nichilista, inerte e involontario compie dei gesti e ambisce a cambiamenti, ma rimanendo sempre uguale a sé stesso. Prendendo troppo poco in considerazione la necessità di cambiare le nostre abitudini, la situazione contemporanea si impone e ci impone, più o meno sfocati, costrutti che sembrano "naturali".

La mostra Radicalia si configura come un’unica installazione, una moltiplicazione ossessiva delle immagini, che si accatastano l’una accanto all’altra. Da un lato l’immagine di dettagli naturali, visivamente dimessa, si carica di significato nell’atto della ripetizione. Culturalmente identificata come “natura morta” i soggetti, gli individui in questo caso, sono tutt’altro che tali.

Dall'altro lato una ripetizione delle immagini annebbiate delle mani, presenza fisica dell’uomo, gesti umani necessari per avviare un’azione. A volte opprimenti nella loro moltiplicazione, ma molte volte sfocati nella loro efficienza, rappresentano la necessità di mettere a fuoco l'interferenza umana nella natura.

L’istallazione è accompagnata da un’opera video a tre canali che riporta come soggetti la luce, il fuoco e l’acqua, gli elementi fondamentali per mantenere la vita.

Špela Zidar