Le Stanze del Tempo – Michele Cometa

Reggio Emilia - 02/03/2013 : 02/03/2013

Nuovo appuntamento del ciclo Le Stanze del tempo, promosso dal Comune di Reggio emilia a cura di Elio Grazioli e Riccardo Panattoni, con l’intervento di Michele Cometa, apprezzato studioso e promotore italiano dei “visual studies”.

Informazioni

Comunicato stampa

Qual il ruolo del museo nella cultura delle immagini?
Nuova tappa del progetto di incontri e aggiornamento del display allestitivo sabato 2 marzo a Reggio Emilia all’interno dei Musei Civici di Palazzo San Francesco con l’intervento di Michele Cometa , apprezzato studioso e promotore italiano dei “visual studies”

Nuovo appuntamento del ciclo Le Stanze del tempo, promosso dal Comune di Reggio emilia a cura di Elio Grazioli e Riccardo Panattoni

Il progetto prevede una serie articolata di incontri, pensati come approfondimento sulle tematiche museali contemporanee, in occasione del progetto di ristrutturazione di Palazzo San Francesco elaborato da Italo Rota, e un innovativo format allestitivo che accompagnerà il percorso delle conferenze cercando di visualizzarne e rendere concreti i loro contenuti.
L’obiettivo è stimolare una riflessione sui temi che ruotano intorno all’idea di museo, e da questa si estendono alle ragioni più generali, e basilari, che hanno a che fare con l’idea di immagine e di contemporaneità.
Dopo il primo e partecipato incontro di sabato 9 febbraio, che ha visto il filosofo e critico d’arte Federico Ferrari intervenire sulle Costellazioni visive indagando sul rapporto tra museo, contemporaneità e memoria, sabato 2 marzo sarà il turno di Michele Cometa, professore ordinario di Letterature comparate all’Università di Palermo e promotore italiano dei “visual studies”, che condurrà il pubblico presente in un appassionante viaggio sulla Cultura visuale, aperto a possibili suggestioni su nuovi ruoli dello spazio museo, singolare luogo in cui si intrecciano il visivo, il concettuale, il progetto, la narrazione.

Si parla spesso della nostra contemporaneità come civiltà delle immagini. Si sottolinea come se nel passato una persona nella sua vita poteva confrontarsi al massimo con qualche centinaia di immagini oggi in ogni minuto si trova sottoposta alle sollecitazioni di migliaia di immagini. Quale è dunque oggi il rapporto tra immagine e parola? In quale modo il museo intreccia il visivo con le sue narrazioni e i suoi saperi?
La nuova centralità delle immagini impone una apertura delle discipline che la riguardano e la consapevolezza di un confronto necessario: la storia dell’arte (della fotografia, della pubblicità, del design...) non è più solo storia delle opere d’arte (fotografie, pubblicità, design...) ma va vista all’interno di una storia delle immagini (e degli oggetti) in senso più largo e più dal didentro delle reali connessioni tra gli ambiti: da un lato un’iconografia estesa a tutti i media visivi, dall’altro l’influenza formale dei media tra di loro.


Gli studi del “pictorial turn” (di cui Cometà è un noto rappresentante) , fanno riferimento alla svolta dal verbale-linguistico all’immagine-visivo come dimensione autonoma, diversa e dirompente, che scardina la preminenza della rappresentazione e del concetto, nella consapevolezza che l’immagine è governata e introduce un’altra logica, cioè una logica altra.
Centrale diventa dunque il nuovo tema dello “sguardo” - come è cambiato e cambia, ma anche come percepiamo realmente le immagini in una società “mediatica” o “postmediale”, digitale, virtuale – che porta con sé l’inevitabile domanda relativa a quale tipo di museo è in grado di corrispondere a una “cultura visiva”.

Il Museo di Palazzo San Francesco a Reggio Emilia rappresenta la sede ideale per cimentarsi in un nuovo approccio che affianca alla parola il rapporto con le immagini e gli oggetti delle collezioni. L’idea è di creare un’esperienza intellettuale ed estetica nuova, dove il dialogo e l’interazione tra le opere, il visitatore ed il medesimo spazio sono di fondamentale importanza.

I cinque incontri che costituiscono il ciclo Le stanze del tempo non devono essere pensati soltanto come una serie di conferenze sul tema dei musei, quanto come un percorso, un itinerario che dovrà condurre all’interno della questione espositiva, declinata però totalmente verso il visivo.

Di particolare significato l’idea di allestire, accanto e in concomitanza con le singole conferenze, un’installazione ad hoc curata da Pietro Mussini. Essa fornisce spunti e suggestioni che, intrecciandosi con i temi degli incontri, si modifica da un appuntamento all’altro, delineando un itinerario visivo sollecitato dai contenuti degli interventi e dal dibattito che gli accompagnerà. Un racconto che si snoda nel tempo, misurandosi visivamente con lo spazio di una stanza, anticipando e seguendo i temi trattati, raccogliendo ulteriori indicazioni, modificandosi e arricchendosi di mano in mano.
Questo renderà visibile il modo peculiare di lavorare e di intendere questo ciclo, come un percorso e un confronto di argomenti e punti di vista, una costruzione in progress, piuttosto che l’illustrazione di un progetto prestabilito.

Oggetti, immagini, parole, informazioni cercheranno il loro posto all’interno di un ordine che non potrà più essere lineare e analogico, ma cercherà altre modalità, altre relazioni, regole, quelle che forse sono in grado di corrispondere meglio all’idea di un pensiero sulla contemporaneità.
La griglia delle scaffalature esprime proprio questo bisogno di ordine, l’illuminazione è un invito alla concentrazione, la disposizione dei materiali risponde a una ricerca non scontata, non basata sul precostituito, gli stessi vuoti aprono all’afflato e alla tensione di ciò che verrà, gli spostamenti sono il desiderio di cercare nuovi accostamenti.
Il panorama narrativo di Michele Graffieti mostra la complessità delle relazioni culturali che i Musei Civici di Reggio Emilia incarnano, mentre il video Costellazioni di Gualtiero Venturelli traccia un percorso tra le collezioni attraverso gli oggetti
Quello che si viene a proporre è dunque un allestimento attivo, vivente, quale ci auguriamo sia anche il senso e il risultato di questa operazione. Un accompagnamento del percorso secondo il quale sono stati strutturati gli incontri. La ricerca di un contributo a un dibattito complesso e ambizioso, che contiamo tuttavia possa interessare e coinvolgere tutti coloro che vi vorranno partecipare.