La coscienza del vero. Capolavori dell’Ottocento Da Courbet a Segantini

Rovereto - 04/12/2015 : 03/04/2016

La mostra 'La coscienza del vero' intende indagare alcuni momenti della cultura figurativa ottocentesca, nella stagione compresa tra il Romanticismo e l’Impressionismo, ovvero fra il 1840 e il 1895, anno della prima Biennale di Venezia.

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Comunicato stampa

La mostra 'La coscienza del vero' intende indagare alcuni momenti della cultura figurativa ottocentesca, nella stagione compresa tra il Romanticismo e l’Impressionismo, ovvero fra il 1840 e il 1895, anno della prima Biennale di Venezia.
In mostra circa 80 opere provenienti sia da prestigiose raccolte pubbliche e private, sia dalle Collezioni del Mart, tra le quali spiccano i lavori di maestri indiscussi come Gustave Courbet, Giovanni Segantini, Francesco Hayez, Giovanni Boldini e Franz Lenbach ma anche Carlo Bellosio, Mosè Bianchi, Giustiniani Degli Avancini, Alessandro Guardassoni, Pompeo Marino Molmenti, Eugenio Prati, Giuseppe Tominz



Nella seconda metà del XIX secolo, l'adesione al Vero connota le principali espressioni artistiche in Italia, da sud a nord, nella pittura, nella letteratura e nella fotografia.
Avviato dalla pittura magistrale di Gustave Courbet, presente in mostra con un'intera sala a lui dedicata, il Realismo contribuì a svincolare la pittura e la scultura dai temi mitologici e aristocratici in favore dell’autenticità delle classi subalterne, della borghesia, del proletariato, dei contadini.
Preferendo la pittura en plein air agli atelier e le rappresentazioni soggettive alle regole delle accademie, i pittori dell'Ottocento svelarono il rapporto tra realtà e rappresentazione soprattutto nei ritratti e negli autoritratti.
La mostra intende cogliere con particolare attenzione questo nesso, destinato a diventare uno dei nodi delle avanguardie artistiche e campo d'indagine della contemporaneità.
In una riflessione filosofica sul passato e sul presente 'La coscienza del vero' lega la cultura ottocentesca all'oggi: il passato e la mitologia lasciano il posto al racconto, alla cronaca della contemporaneità.