Inflected Objects #1: Abstraction

Milano - 14/05/2015 : 13/06/2015

L’Istituto Svizzero a Milano presenta la mostra collettiva Inflected Objects #1: Abstraction, primo capitolo di una riflessione sul digitale e le sue conseguenze sulla produzione artistica, a cura di Melanie Bühler, fondatrice e curatrice di Lunch Bytes*, e Valerio Mannucci, co-fondatore e co-direttore di NERO.

Informazioni

Comunicato stampa

Inflected Objects start aging from early, very early on.

Abstraction also Comes In Bars, Bodies, Grids, Sticks, Loops and automated Reasoning.

Feel me ?

And as we are all connected beneath the surface, our individual pebbles of consciousness may send ripples to the furthest shores.
Why I am getting so emotional about two layers coming together ?
Money crave Techno rave
Our lifestyles are probably comparable. Contributions to global warming.
We do not, however, reach an end. I‘m out bye bbl


1. H.V.D.D.

Tubing
Tightly hugged

Processors are having a moment

„Did you program her to flirt with me ?“

Enter the database,
A dome of fine resilient mesh.

improving, non-stop Drop from the ceiling.



2. L.T.C.H.

Arrangements are found. Operations being performed.

Up-, down-, re-up- and re-down Loop

Its literally amazing what human beings can endure Look...no hands.



3. F.H.

The hand that is at work, is visible everywhere. Secrecy is possible when it comes to values.

Map out money vapors

gutta-percha bone tool

A small foot in a mini boot Bigger boots surrounding

Tell me tally
Is this really your game ?

Selimar

4. K.F.

Bars Bernays

Sweetness Sweaty

„I can give you something you want but not need.“

I AM ME
too much to know



5. P.D.

Square, face
The two form a bond

It‘s always grid season dead stretch

Caught in the pattern.
Does this option not getting plausible every day ?



Text by Pierre Lumineau




L’Istituto Svizzero a Milano presenta la mostra collettiva Inflected Objects #1: Abstraction, primo capitolo di una riflessione sul digitale e le sue conseguenze sulla produzione artistica, a cura di Melanie Bühler, fondatrice e curatrice di Lunch Bytes*, e Valerio Mannucci, co-fondatore e co-direttore di NERO.

Inflected Objects #1: Abstraction parte dall’assunto che non è più possibile parlare di un dominio digitale in quanto tale: “the digital has escaped the box”, per citare l’architetto e scrittore Keller Easterling. I processi computazionali, per loro natura astratti, penetrano in modo crescente nel tessuto sociale ed economico contemporaneo. Il digitale non può più essere considerato un medium specifico, con i suoi meccanismi e la sua estetica, piuttosto è oggi una forza pervasiva che conforma la realtà materiale degli oggetti e la loro rappresentazione. Come risultato, molti degli artisti che riflettono sulla cultura digitale, si concentrano sempre più sugli oggetti fisici e sulla loro natura ibrida, come nel caso dei sei artisti in mostra: Philippe Decrauzat (CH), Harm van den Dorpel (NL), Katharina Fengler (D/CH), Femke Herregraven (NL), Lars Holdhus (N) e Pierre Lumineau (CH).

Con la digitalizzazione dei sistemi, il mondo si dota di infrastrutture di calcolo che lavorano nell’ombra; dipendiamo da procedimenti astratti per far volare i nostri aerei, far funzionare i semafori e determinare il valore del denaro nei nostri conti bancari, in un tessuto iper-capitalista, controllato da poche corporations che capitalizzano i contenuti e i dati generati da chi usa i loro strumenti. In questo senso, il digitale e le sue espressioni artistiche presentano un alto livello di astrazione, che non è quindi di carattere formale, ma risultato di un più ampio processo economico, politico e tecnologico. “L’astrazione si palesa in Sbarre, Corpi, Griglie, Bastoni, Loops e in Ragionamento automatico” scrive Pierre Lumineau nel testo che contribuisce alla mostra. I sei artisti di Inflected Objects #1: Abstraction si cimentano con la digitalizzazione del sociale e l’impiego di algoritmi che si traducono in opere attraverso processi meccanici, matematici e installativi.
La mostra nello spazio dell’Istituto Svizzero a Milano è accompagnata da un sito web che funziona come ideale estensione della mostra e che farà da piattaforma per i successivi capitoli del progetto. A partire dal giorno di inaugurazione saranno presentati online i lavori di Harm van den Dorpel, Lars Holdhus e Sophie Jung.
Biografie

Philippe Decrauzat (1974) vive a Losanna dove insegna a l’ECAL e dove nel 1999 ha fondato CIRCUIT Centro per l’arte contemporanea. Realizza pittura, film, istallazioni, disegni e sculture che spesso includono composizioni geometriche e combinano influssi multidisciplinari. Tra le sue mostre si ricordano: nel 2014, NOTES, TONES, STONES a Le Magasin di Grenoble, nel 2008 le personali al Bonner Kunstverein e a Secession, Vienna e nel 2006 Plate 28 allo Swiss Institute di New York.

Harm van den Dorpel (1981) è un artista il cui lavoro presenta informazioni autoprogrammate intuitivo-associative che riflettono sull’ordine algoritmico e di mercato dei social media più popolari. Ha esposto ad Abrons Art Center and American Medium, New York, Neumeister Bar-Am, Berlino e nelle collettive Art Post-Internet, Ullens Center for Contemporary Art, Pechino, Image Employment, MoMA PS1 e Free al New Museum di New York.

Katharina Fengler (1980) ha studiato fotografia all’Università delle Arti di Zurigo. Il suo lavoro si occupa di psicologia, percezione e astrazione. Mostre recenti includono: Friday presso Autocenter, Berlino, One Bite NO SPACE @ OTHER Projects, Berlino, Space is the Place 2014 a Basilea.

Femke Herregraven (1982) è un’artista la cui ricerca interseca la finanza globale, l’informazione e la geopolitica. Nei suoi lavori interroga quali basi materiali sono create dalle geografie e i sistemi di valore dettati dalle infrastrutture e tecnologie finanziarie di oggi. Il suo lavoro è stato presentato presso the Dark Ecology project, Serpentine Extinction Marathon ed esposto da T293 (Napoli), Bureau Europa (Maastricht) e V&A (Londra).

Lars Holdhus (1986) ha studiato alla Städelschule di Francoforte e la Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Nel suo lavoro ha trattato di apprendimento dalle macchine, intelligenza artificiale e interazione umana chiedendosi come è possibile orientarsi in scenari tecnologici sempre nuovi e complessi. Tra le sue mostre recenti: Refraction. The image of sense a Blain Southern, Londra, Shattered Preface, OSL Contemporary, Oslo e LIQUIDATE da Sandy Brown, Berlino.

Pierre Lumineau (1986) è un artista svizzero di base a Zurigo il cui lavoro si muove tra la scrittura e l’illustrazione, riflettendo sui temi dell'anonimato creativo, dell'artificialità, dell'automazione e delle tecnologie ibride. Con Ivo Brenwald è fondatore di Digital Underrated un progetto di raccolta online di foto digitali amatoriali prese da siti d'asta.

* Lunch Bytes è un progetto sull’arte e la cultura digitale a cura di Melanie Bühler inaugurato nel 2011 da Pro Helvetia, Goethe-Institut Washington, The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden a Washington DC. In Europa ha collaborato, tra gli altri, con HKW, Berlino, Art Basel, CCA, Glasgow e ICA, Londra.