In Polonia cioè dove? – The Dream of Warsaw

Roma - 29/05/2014 : 31/07/2014

La prima mostra del ciclo In Polonia, cioè dove? presenta opere di dieci artisti polacchi, i cui lavori esplorano le potenzialità nascoste di Varsavia, una città che si presenta oggi frammentaria, diversificata, contraddittoria.

Informazioni

Comunicato stampa

L’Istituto Polacco di Roma e la Fondazione Pastificio Cerere, presentano, da maggio 2014 a gennaio 2015 presso gli spazi della Fondazione, In Polonia, cioè dove? – un ciclo di tre mostre dedicate alla scena artistica contemporanea in Polonia.
Ideato da Ania Jagiello, responsabile del programma d’arte contemporanea dell’Istituto Polacco, e da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere, il progetto propone una lettura dell’arte polacca attraverso lo sguardo di quattro curatori italiani: Ilaria Gianni, Luca Lo Pinto, Gabi Scardi e Maria Rosa Sossai, invitati in Polonia per entrare direttamente in contatto con la realtà artistica contemporanea del Paese


In Polonia, cioè dove? richiama il titolo di una mostra curata nel 2006 da Bozena Czubak – presso il Centro d’Arte Contemporanea Zamek Ujazdowski di Varsavia – che, seguendo una prospettiva geopolitica, ha cercato di analizzare le tradizioni, i simboli e i luoghi di riferimento dell’arte contemporanea polacca.
Nel caso del progetto proposto a Roma, cambiando il punto di vista, la domanda acquista un ulteriore significato. L'intento è quello di offrire una lettura diversa della realtà artistica polacca attraverso lo sguardo esterno dei curatori italiani, i quali hanno dimostrato un particolare interesse, da un lato, verso il forte legame esistente tra contemporaneità e patrimonio delle avanguardie, e dall'altro verso la storia e la politica culturale del Paese.
In Polonia, cioè dove? comprende – oltre al ciclo di mostre – anche una serie di eventi collaterali, che saranno un’occasione per approfondire, insieme ai curatori e agli artisti, le tematiche affrontate nelle esposizioni documentando il fermento dello scenario artistico contemporaneo polacco.
La prima mostra, The Dream of Warsaw, a cura di Gabi Scardi (29 maggio – 31 luglio 2014), presenta opere di dieci artisti polacchi, i cui lavori esplorano le potenzialità nascoste di Varsavia, una città che si presenta oggi frammentaria, diversificata, contraddittoria. Gli artisti si sono calati nelle sue aree più complesse e si sono confrontati con le sue disomogeneità, realizzando opere in cui emergono, non solo la memoria del passato, la sua elaborazione, la consapevolezza del cambiamento e la sua rappresentazione, ma anche la tensione e l’esigenza verso nuovi modi di vivere la città.

Il secondo progetto, a cura di Ilaria Gianni e Luca Lo Pinto (settembre – novembre 2014), intende analizzare la situazione artistica polacca partendo dall'artista concettuale Edward Krasinski (1925 – 2004) e dal suo studio come luogo di confronto, crescita e punto di riferimento storico. Il progetto è pensato per approfondire i decenni dagli anni Settanta a oggi, attraverso quattro incontri che prenderanno la forma di dialoghi tra opere esposte nello spazio e alcuni dei più importanti protagonisti della scena culturale polacca. Le voci di storici dell'arte, artisti e testimoni diretti dell'epoca, narreranno e contestualizzeranno storicamente i lavori in mostra, svelandoli nella loro forma e nel loro contenuto più profondo.
La mostra a cura di Maria Rosa Sossai-ALA Accademia Libera delle Arti (dicembre 2014 – gennaio 2015) chiuderà il ciclo, focalizzandosi su tematiche legate al ruolo dell’artista nel processo educativo. La curatrice, da sempre interessata alle dinamiche formative che coinvolgono l’arte e gli artisti, ha invitato a collaborare Miroslaw Balka, l’artista polacco che da oltre dieci anni insegna all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Balka e i suoi studenti lavoreranno, sia a Roma che a Varsavia, con allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma. I due gruppi, sotto la sua guida, realizzeranno un progetto espositivo presso la Fondazione Pastificio Cerere.
Con questo progetto la Fondazione Pastificio Cerere – afferma Marcello Smarrelli – si riconferma come uno dei luoghi più vitali di sperimentazione e formazione, aperto alla collaborazione con le istituzioni culturali e con tutte le realtà più interessanti che operano nel territorio, con uno sguardo sempre attento alla scena artistica internazionale.
Si ringrazia per la collaborazione l'Accademia di Belle Arti di Roma, l'Accademia di Belle Arti di Varsavia, il Centro d’Arte Contemporanea Zamek Ujazdowski di Varsavia, la Galleria Nazionale d’Arte Zacheta di Varsavia, la Foksal Gallery Foundation di Varsavia, la Fondazione Bec Zmiana di Varsavia, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il Museo d’Arte Moderna di Varsavia e l’Ente Nazionale Polacco per il Turismo.

Roma, maggio 2014
Nell’ambito di In Polonia, cioè dove? – progetto dedicato all’approfondimento della scena artistica contemporanea in Polonia – l’Istituto Polacco di Roma e la Fondazione Pastificio Cerere presentano la mostra The Dream of Warsaw, a cura di Gabi Scardi, dal 29 maggio al 31 luglio 2014 presso gli spazi della Fondazione.
La mostra è il primo appuntamento del progetto In Polonia, cioè dove?, ideato da Ania Jagiello, responsabile del programma d’arte contemporanea dell’Istituto Polacco, e da Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere.
Il titolo The Dream of Warsaw, richiama l’omonima canzone di Czeslaw Niemen, ma anche il film di Artur Zmijewski (del 2005) presente in mostra, e lascia intuire il tema centrale del progetto: una riflessione sulla città di Varsavia e sulle sue trasformazioni.
L'esposizione presenta le opere di dieci artisti polacchi – Miroslaw Balka, Janicka & Wilczyk, Agnieszka Kalinowska, Paulina Olowska, Aleksandra Polisiewicz, Katarzyna Przezwanska, Konrad Pustola, Joanna Rajkowska, Aleksandra Wsilkowska e Artur Żmijewski – i cui lavori esplorano la realtà visibile o celata di Varsavia: una città che si presenta oggi complessa, frammentaria, diversificata, contraddittoria, ma carica di uno straordinario potenziale di trasformazione.
Il progetto è accompagnato inoltre da un programma di incontri che si svolgeranno al MAXXI per approfondire i temi affrontati nella mostra.

IL PROGETTO
Poche città testimoniano tanto efficacemente – quanto Varsavia – i corsi e i ricorsi della storia, i traumi e le ferite che politiche e ideologie possono infliggere a una città e ai suoi abitanti. Dall’edificazione della città storica alle integrazioni moderniste, alla sua trasformazione in teatro di tragedia e alla devastazione bellica della Seconda Guerra Mondiale, alla ricostruzione del periodo comunista, la città ha subito una serie di trasformazioni radicali. E ancora oggi Varsavia è incalzata da un accelerato processo di metamorfosi che avviene sotto i nostri occhi, in tempo reale.
Il processo si è svolto attraverso un continuo segnare, cancellare e di nuovo inscrivere segni sulla città, che manifesta una straordinaria capacità di assorbire il cambiamento, di rigenerarsi, e che costituisce, nel suo insieme e nelle sue parti, una testimonianza delle possibili variazioni sul tema della demolizione e della rigenerazione.
La mostra comprende opere di artisti che si sono confrontati con Varsavia sul piano dell’esperienza, dell’azione, della progettualità, dando origine a lavori che, nella diversità di approcci e di esiti, esprimono l’aspirazione a una rinnovata consapevolezza dello sguardo e l’esigenza di nuovi modi di vivere la città.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra si apre con la rielaborazione di un progetto pubblico che ha fortemente segnato la città: l’Oxygenator di Joanna Rajkowska, una sorta di piccolo lago che l’artista ha collocato in un luogo della città ancora irrisolto, dove si trovano gruppi sociali, ordini e modelli architettonici diversi. Grazie all’oasi temporanea il luogo ha saputo esprimere un nuovo senso, manifestandosi non più come ingestibile coagulo di contraddizioni, ma come nuovo possibile punto di convergenza.
Nella serie degli Accidental Collages di Paulina Olowska, l’artista combina foto di se stessa e dei propri amici con documenti storici – in cui compaiono elementi urbani, architettonici – e immagini tratte da riviste di moda. Dall’innesto emergono implicitamente le connessioni tra moda, arte, figura femminile e ruolo della donna nella società.
Segue un nucleo di opere di Miroslaw Balka. L’opera fortemente drammatica dell'artista è legata all’esperienza diretta e quotidiana della città e a un’attitudine a riflettere sulla storia, sulle sue tracce – sempre presenti e ineludibili – e sulla sua influenza, spesso traumatica, sull’individuo. Le opere in mostra costituiscono “frammenti” di vita ed evocano i temi della migrazione e della ferita.
Janicka & Wilczyk hanno realizzato la serie fotografica Altra Città, in cui, con occhio analitico, hanno mappato l'area della città un tempo occupata dal ghetto ebraico, rilevandone il rapido sviluppo dal dopoguerra a oggi. Uno sviluppo soprattutto immobiliare, sintomo di un liberismo assoluto che risulta agli occhi degli artisti non meno assertivo di quanto non lo siano stati i regimi del passato.
Agnieszka Kalinowska crea con le sue installazioni vere e proprie metafore della trasformazione del contesto urbano di Varsavia. L’opera in mostra, nata da uno spunto autobiografico, è costituita da una serie di frammenti che sono copie esatte dei resti della scuola frequentata dall'artista in un periodo in cui la Polonia era pienamente partecipe dell’ideologia comunista: un viaggio tra le rovine di una fallita utopia.
Aleksandra Polisiewicz, in Wartopia, mette a punto una versione virtuale della pianta di Varsavia così come il Nazionalsocialismo l’aveva riprogettata nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. La città, basata su uno stile monumentale classico-modernista, sarebbe sorta sulle macerie di una Varsavia totalmente demolita e avrebbe ospitato meno di centomila abitanti. L’artista dà di questa visione un'inquietante versione 3D, sotto forma di stampe colorate, animazioni e maquettes.
Anche l’attenzione di Katarzyna Przezwańska si focalizza sulla città, sull’architettura e sugli spazi dell’abitare con un particolare interesse per il modernismo. La sua ricerca si sviluppa intorno alla discrepanza tra progetto e risultato, tra desiderio e realtà, nella convinzione che la qualità della vita dipenda anche dai dettagli. Per la mostra l'artista realizzerà un'opera site-specific, concentrandosi su elementi interstiziali che sfuggono alla nostra attenzione ed esporrà un suo recente progetto: per migliorare la qualità della vita politica del proprio paese, Przezwańska propone una riqualificazione della Sala dei Deputati, perché un ambiente più confortevole non potrà che influire positivamente sul lavoro di chi è chiamato a governarci.
Il lavoro Views of power di Konrad Pustola è una mappatura della città attraverso le fotografie scattate dagli uffici di alcuni degli uomini più influenti di Varsavia, tra cui il Presidente della Repubblica, Bronislaw Komorowski. Le fotografie, dallo stile documentario e apparentemente oggettivo, sono state affisse a Varsavia come grandi cartelloni pubblicitari: un progetto che, attraverso un incrocio di punti di vista, dà origine a una riflessione sulle differenze che caratterizzano la società.
Aleksandra Wasilkowska, il cui lavoro spazia tra arte, architettura, design e tematiche urbane, ha realizzato il progetto Shadow Architecture, con un'attenzione che si rivolge all’economia informale e spontanea, difficile da regolare e da analizzare, ma pur sempre tra le forze trainanti e più vitali dell’economia globale. In mostra mappe, modelli e sculture che costituiscono l'esito delle sue ricerche sull'economia informale e sul commercio di strada a Varsavia.
La mostra si chiude con il video A Dream of Warsaw di Artur Żmijewski, tributo a Oskar Hansen, architetto e teorico di una città dalla forma aperta, organica, fluida, capace di assumere desideri, necessità e mutamenti. Il video, realizzato durante i preparativi per l'ultima mostra di Hansen (febbraio 2005, Foksal Gallery Foundation), vede protagonista l'architetto insieme a giovani artisti e intellettuali della scena polacca, come Paweł Althamer, Artur Żmijewski stesso e Joanna Mytkowska.
Si ringrazia per la collaborazione il Centro d’Arte Contemporanea Zamek Ujazdowski di Varsavia, la Galleria Nazionale d’Arte Zacheta di Varsavia, la Galleria Raffaella Cortese di Milano, la Fondazione Bec Zmiana di Varsavia, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il Museo d’Arte Moderna di Varsavia e l'Ente Nazionale Polacco per il Turismo.