Igor Grubic – Early works

Informazioni Evento

Luogo
LAVERONICA ARTE CONTEMPORANEA
Via Clemente Grimaldi 93, Modica, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
04/04/2026

ore 18,30

Artisti
Igor Grubic
Generi
arte contemporanea, personale

Performance, appropriazione e confronto diretto con lo spazio pubblico si configurano come elementi fondanti di un modus operandi che permane costante nel tempo.

Comunicato stampa

La mostra raccoglie opere seminali della pratica artistica di Igor Grubić (Zagabria, 1969), i cui esiti si svilupperanno pienamente nei decenni successivi in lavori ormai considerati storici, quali 366 Liberation Rituals (2008–2009) e Angels with Dirty Faces (2006). In questi primi lavori si manifesta con chiarezza una tensione rivoluzionaria che attraversa l’intera sua ricerca: l’arte come possibilità di intervento politico e strumento per incidere sulla società, ma anche come dispositivo capace di attivare uno scarto ironico, necessario tanto per elaborare il trauma quanto per catturare l’attenzione dello spettatore per stimolare un approccio critico alla realtà.

Tali opere dichiarano esplicitamente le proprie radici in movimenti accomunati da un’ideologia rivoluzionaria, dal Costruttivismo russo a Fluxus. Dai primi esperimenti stilistici con il collage, passando per azioni performative di denuncia più o meno esplicita, come Black Peristyle, Breathless e Sculpturing the Wave / Fragmentation of the Wave, presentate per la prima volta, fino all’ironicamente calibrato slittamento di significato in relazione al contesto, come in Evolution of an Object, emergono con evidenza i tratti distintivi della sua pratica.

Performance, appropriazione e confronto diretto con lo spazio pubblico si configurano così come elementi fondanti di un modus operandi che permane costante nel tempo, delineando una ricerca in cui arte e vita risultano, in ultima istanza, profondamente e indissolubilmente intrecciate.

The exhibition brings together seminal works from Grubić’s artistic practice, the full potential of which would only be realised in subsequent decades through projects that are now considered to be of historical significance, such as 366 Liberation Rituals (2008–2009) and Angels with Dirty Faces (2006). These early works reveal a revolutionary tension that would become a defining feature of Grubić’s entire artistic practice: the use of art as a means of political intervention, a tool capable of impacting society, and a device that activates an ironic shift. This shift is essential for processing trauma and capturing the viewer’s attention, thereby fostering critical engagement with reality.

These works reveal their explicit roots in movements united by a shared revolutionary ideology, ranging from Russian Constructivism to Fluxus. The defining features of his practice emerge through a variety of stylistic experiments, from early collage work to performative actions of more or less explicit critique, such as Black Peristyle, Breathless, and Sculpturing the Wave/Fragmentation of the Wave, which are presented here for the first time. Another defining feature is the careful calibration of ironic slippage in relation to context, as seen in Evolution of an Object.

Performance, appropriation and direct engagement with public space thus become foundational elements of a consistent modus operandi, outlining a body of work in which art and life are ultimately deeply and inextricably intertwined.