Guendalina Salini / Delphine Valli – Corpo Celeste
Ispirata all’idea che l’amore sia un orientamento e non uno stato d’animo, la mostra si sviluppa come una costellazione di opere in dialogo tra disegno, scultura e spazio.
Comunicato stampa
“Dovunque siano occhi che vi guardano con pace o paura,
là vi è qualcosa di celeste, e bisogna onorarlo e difenderlo”.
A.M. Ortese
Lunedì 26 Gennaio 2026 inaugura negli spazi di Supernova a Roma la mostra Corpo Celeste, un incontro tra le due artiste Guendalina Salini (Roma, Italia, 1972) e Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, Francia, 1972) curata da Gaia Cianfanelli e Silvia Litardi con improvvisazioni sonore di Giulia Anita Bari e Giorgio Gadotti.
Pensata come una nebulosa di opere che entrano in collisione tra loro, che si accostano, si sorreggono o riverberano l’una nell’altra, Corpo Celeste nasce dall’intenso dialogo che le due artiste hanno tenuto negli ultimi anni, fatto di un attento sguardo reciproco sulle opere, dallo scambio continuo di ricerche, letture, e spostamenti verso molti Sud.
Una mostra questa dove stanno insieme i cicli figurativi di Guendalina Salini e gli elementi scultorei di Delphine Valli, produzioni relative agli ultimi cinque anni di ricerca oltre a installazioni ambientali e interventi site-specific.
Le opere si presentano nello spazio trasteverino nella loro autonomia, ma al contempo ne approfittano per manifestare la loro capacità di allearsi; si abbandoni l’idea di etichettare questa esposizione come una “doppia-personale”, meglio predisporsi ad apprezzare un’opera che si estende nell’ombra di un’altra, la leggerezza di un disegno che si offre ad un vessillo per andare oltre la propria, individuale dimensione.
Il titolo della mostra Corpo Celeste è ispirato dalla raccolta di alcuni scritti di Anna Maria Ortese, monologhi dove questioni morali e personali si intrecciano a riflessioni sull’esistenza; si colgono passaggi antesignani sull’interpecismo e sull’amicizia – “la vita […] chiede amicizia e aiuto” – che richiamano un’altra pensatrice del Novecento cara alle artiste, Simone Weil, per cui l’amicizia (e l’amore) sono un orientamento, non uno stato d’animo. Il sottotitolo della mostra, citazione dal testo Attesa di Dio della pensatrice francese, ha forza di assioma per la costituzione del progetto espositivo.
Corpo Celeste dell’Ortese può considerarsi il “pretesto di mediazione” grazie al quale le indagini delle due artiste si sono aperte al dialogo. Più che articolare una contrapposizione di linguaggi visivi, nella zona di contatto fisico o proiettivo tra un’opera dell’una e un’opera dell’altra si sfiorano le istanze comuni in un ‘qui e ora’ puntuale.
Delphine Valli è artista con una solida produzione scultorea; racconta di aver scarnato al minimo le forme geometriche, alle quali “non potevo togliere più nulla”, tanto da lasciare il passo negli ultimi anni ad una ricerca attenta all’intangibile fatta di luci, disegni murali, interventi in ascolto dello spazio; Guendalina Salini da sempre utilizza diversi media (tra cui video, azioni performative, disegno, installazioni effimere e progetti relazionali) per dare corpo ad indagini poetiche che hanno spesso al centro l’abitare territori e dimensioni di fragilità, qui presenta una produzione forse più intima e slegata da cicli “tematici”: il disegno a carbone come esercizio generativo.
In mostra, dunque, le opere si presentano per nuclei con una titolatura che è combinazione dei titoli delle singole opere – ad esempio: “Bruciano le foreste, il mio cuore è nero carbone. Armatura del Vuoto”, “Un airone vive nella Legge. La Formazione della Gioia” – mentre altri disegni, carte e interventi si avvicendano più liberamente.
Nella serata inaugurale Giulia Anita Bari, violinista, e Giorgio Gadotti, sassofonista, attraverso le tecniche dell’improvvisazione radicale, interagiscono con le opere e tra loro utilizzando violino, sassofono e ney oltre a materiali legati alle opere come carta e ferro, per far risuonare alcuni nuclei: i musicisti si guardano con l'udito e accolgono le idee sonore che emergono l'uno dall'altra e viceversa. Un’esperienza immersiva in cui il suono si fa estensione e interpretazione delle opere visive, esplorando le potenzialità dell’improvvisazione radicale come linguaggio espressivo interattivo e offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale partecipativa
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Guendalina Salini (Roma, Italia, 1972) vive e lavora a Roma. A Londra, dove conferisce un Master in Fine Art alla Middlesex University, inizia ad esporre con Sprovieri Art Gallery. Rientrata in Italia collabora con diversi curatori esponendo in Italia e all’estero con le gallerie Ex Elettrofonica (che la rappresenta), ST Gallery, Francesca Antonini, Annalix Forever, Galerie Placido e Galleria Valentina Bonomo, oltre che in fondazioni quali Fondazione Pastificio Cerere, Fondazione Fendi, Fondazione Baruchello, Auditorium – Fondazione Musica per Roma e presso importanti musei italiani tra cui il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e il Macro di Roma, l’Istituto Geografico Italiano e il Museo Bilotti. Con il suo lavoro video ha partecipato a Festival del cinema (Locarno, Roma, Ismaila).
Ha condotto laboratori e progetti partecipati con enti come Eccom e Fondazione per il Sud, Start, Oikos, MAAM - Museo dell'altro e dell'altrove, Teatro Valle, Albumarte, Latitudo, Laboratorio di Città Corviale. Organizza regolarmente progetti artistici inclusivi e partecipati con altri artisti e performer.
Nel 2017 fonda l'associazione La Frangia insieme a Giulia Anita Bari con l'obiettivo di unire arte e diritti umani.
Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, Francia, 1972) vive e lavora a Roma dove si diploma all’Accademia di Belle Arti in Scultura nel 2002. La sua ricerca artistica origina dalla fascinazione provata nell’osservare l’ambiente circostante. Esplora le relazioni che si creano tra l’intervento artistico e lo spazio, coinvolgendolo come elemento plastico.
Vincitrice nel 2021 dell’Italian Council, X ed., Grant di ricerca con residenza estera a LE 18, Marrakech, Marocco, e di una Borsa di ricerca dell’Institut Français Alger con residenza a La MaisonDAR, Algeri, Algeria, nel 2022.
Ha esposto il suo lavoro in gallerie, spazi pubblici ed istituzionali tra i quali Building, Milano; MANIFESTA13, Marsiglia; AlbumArte, Institut Français, MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Accademia Nazionale di San Luca, Ex Elettrofonica a Roma; CIAC, Genazzano; XXVI° Biennale di Scultura, Palazzo Ducale, Gubbio.
È docente di Installazioni Multimediali e Tecniche Performative per le Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
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Giulia Anita Bari (Venezia, Italia, 1983) studia violino classico presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e contestualmente si laurea in Relazioni Internazionali e filosofia dei diritti umani presso l’Università di Padova e in Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Firenze. Lavora per numerose organizzazioni internazionali e ONG in Italia e all’estero (UNHCR, ActionAid, Oxfam, MEDU, SCI, Terra!), coniugando il percorso musicale con impegno umanitario sul campo. Fonda l’Orchestra dei Braccianti, progetto presentato al TEDx e sui palchi dei più importanti festival di world music italiani, e Nubras Ensemble. Collabora con orchestre classiche e ensemble sia in Italia che all’estero e ha fatto parte dell'Orchestra Fonterossa guidata da Silvia Bolognesi.
Giorgio Gadotti (Trento, Italia, 1990) polistrumentista con un percorso artistico eclettico e internazionale, intraprende sin da giovane lo studio della chitarra sotto la guida del maestro Enrico Merlin. Durante il periodo universitario, si avvicina da autodidatta alla fisarmonica e, conseguita la laurea in Scienze Politiche, intraprende un lungo viaggio che lo porta a vivere per cinque anni in tre diversi continenti, alla costante ricerca di nuovi linguaggi musicali. È laureato in sax contralto a Siena Jazz ed è cofondatore del Nubras Ensemble. Ha fatto parte dell'Orchestra Fonterossa guidata da Silvia Bolognesi.
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Guendalina Salini | Delphine Valli
Corpo Celeste
L’amore è un orientamento, non uno stato d’animo
Mostra a cura di Gaia Cianfanelli e Silvia Litardi
Improvvisazioni sonore di Giulia Anita Bari e Giorgio Gadotti
26 gennaio – 15 febbraio 2026
Supernova, Piazza Santa Maria in Trastevere, 1A - 00153 Roma
Inaugurazione lunedì 26 gennaio, ore 18.00. Sessioni di improvvisazione sonora: ore 19.00 e ore 20.00 (durata 10’)
Orari di apertura dal lunedi al venerdi dalle ore 17 alle 20 e su appuntamento tramite email [email protected]
Ingresso libero
Public Programme
5 Febbraio ore 18.30 presentazione del libro di Laura Sciacovelli ‘Archivio F.’ con l’autrice e Chiara Barzini
Pratiche laboratoriali a cura di Gaia Cianfanelli / start. (per bambini e bambine 5/12 anni)
6 Febbraio ore 17.00 / 8 Febbraio ore 10.00
per informazioni e iscrizioni: Web www.spazio-supernova.com Instagram @spazio.supernova