Gianfranco Baruchello / Regina José Galindo

Novoli - 15/01/2016 : 31/01/2016

Nel Palazzo Baronale di Novoli Baruchello mette in dialogo due video, uno realizzato nel 1970, Beaufort, l’altro più recente, del 2002, intitolato Colpi a vuoto. Mentre il corpo coperto e immerso nella terra è il motivo ricorrente delle ultime performance di Regina Galindo.

Informazioni

Comunicato stampa

Palazzo Baronale, Novoli
Gianfranco Baruchello / Regina José Galindo
Direzione artistica e cura Giacomo Zaza

Inaugurazione: 15 gennaio ore 20.00
Durata mostra: 16 gennaio – 31 gennaio 2016


Nel Palazzo Baronale di Novoli Baruchello mette in dialogo due video, uno realizzato nel 1970, Beaufort, l’altro più recente, del 2002, intitolato Colpi a vuoto. Nel video si vede una manica a vento in lieve movimento durante un giorno di calma. Le immagini di questo misuratore del vento sono sovrapposte allo sguardo di due occhi

Qui appare evidente l’allusione alla misurazione empirica dell’intensità del vento (cosiddetta “Scala di Beaufort”, spesso utilizzata dai marinai in mare) perfezionata dall’ammiraglio britannico Francis Beaufort (1774-1857). Al movimento della manica si sovrappone lo sguardo di due occhi che sembra verificare l’andamento di un soffio, possibile di un passaggio dalla brezza leggera ad una tempesta, un grado di eccesso. Difatti, di fronte a questa immagine video, Baruchello proietta Colpi a vuoto, un video che documenta, nei suoi preparativi, le esplosioni di cariche a salve del cannone del Gianicolo di Roma, impiegate per la segnalazione del mezzogiorno. Queste esplosioni possono diventare delle irruzioni improvvise nello spazio-tempo. Lo sparo del cannone simbolicamente annuncia un segnale ufficiale, che prima di tutto è un richiamo e una presa di contatto con la realtà.
Il corpo coperto e immerso nella terra è un motivo ricorrente delle ultime performance di Regina Galindo. Compare in Nadie atraviesa la región sin ensuciarse, 2015, azione realizzata di recente a Miami, di cui viene presentato il video a Novoli in anteprima mondiale. Il corpo affonda nella terra bagnata, e lo spazio dove si trova sembra essere una palude. La Galindo è dentro il fango e il pubblico deve passare attraverso questa palude. Nessuno può evitare il contatto con il fango: ciascun visitatore deve sporcarsi con la propria terra, anche se paludosa e insidiosa, dove correre il rischio di sprofondare e toccare una terra dove altri perdono la vita. Ne deriva una sottile riflessione sul rapporto tra verticalità del potere e corpo sommerso, ed ancora più metaforicamente tra il detto e il non detto, ciò che sappiamo e ciò che ci viene occultato.