Gaspare Mutolo – La pittura selvaggia

Palermo - 11/10/2014 : 11/11/2014

Il laboratorio Saccardi è lieto di presentare: “La pittura selvaggia di Gaspare Mutolo” toglietevi i panni borghesi ed indignati per favore e chiedetevi cosa ci fanno il più importante ex-broker d'eroina del pianeta ed il Laboratorio Saccardi.

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Comunicato stampa

"In questa acquiescenza, in questo nullismo, in questo bagno di omologazione di Stato – purché si accetti al di là del bene e del male, al di là della coscienza applicata, al di là della demagogia democratica, al di là della democrazia in tutti i sensi deprimente e depressa, al di là di nostalgie imbecilli di tiranni etc. – io trovo davvero che Poggiolini e Riina abbiano un magnete, un carisma (o carisma che dir si voglia anche artistico) che non hanno tanti condomini della nazione italiana

L’Italia è un condominio di piattume, di piattole rompicoglioni, insensate e squallide."
Carmelo Bene

Il laboratorio Saccardi e lieto di presentare: “La pittura selvaggia di Gaspare Mutolo” toglietevi i panni borghesi ed indignati per favore e chiedetevi cosa ci fanno il più importante ex-broker d'eroina del pianeta ed il Laboratorio Saccardi. Sostanzialmente solo una mostra di pittura, fatta da un uomo che impregna le sue tele con l’unico colore che ha a disposizione, la sua rabbia selvaggia, con l’unica scuola a cui appartiene, quella della strada prima e del carcere poi, la redenzione e la sua voglia di riscatto sociale, no non è una provocazione questa mostra, né un vezzo naif, è un percorso spirituale che supera modi mode e contenuti dell’arte, e del suo mondo patinato fatto di conventicole super snob e di mostre da aperitivo milanese, per arrivare ad un meccanismo di rivincita sulla vita, per raccontare la redenzione di un uomo attraverso la materia alchemica della pittura, il suo corpo astratto e surreale, quasi metafisico e celeste fatto di colori puri e di pennellate semplici, anche di scritte retoriche se è il caso perché no. C’è stato un uomo molto cattivo che ha ucciso dei suoi simili, forse spacciando e vendendo droga proprio a quei protagonisti tanto venduti ed ammirati dell’arte moderna e contemporanea o alle rock star che gli attuali giovani hipster idolatrano. C’è stato un uomo che ha svenduto la sua terra, ma lo ha fatto in nome di un codice d’onore in cui credeva fermamente, un codice di valori che non apparteneva a nessuno di noi, ma che infondo è in ogni siciliano, nessuno vuole condividere o riabilitare quei valori, qui si riabilita l’uomo e per l’ennesima volta l’arte, l’arte come salvezza e come redenzione. L’arte alla ricerca di quella etica ancestrale che è dentro noi tutti siciliani e che no, non ha generato quel male chiamato mafia, aldilà di possibili moralismi, perché la mafia è dentro di noi ma è anche fuori spalmata nel cemento delle nostre città, ma siamo noi a volerla anche se si trova nella nostra aria, nella nostra acqua, nel ceto medio semicolto come nel sottoproletariato, polverizzata nel vento come l’amianto, e finché ogni siciliano non riconoscerà la sua parte mafiosa, difficilmente potrà combatterla ammesso che voglia farlo. Mutolo non è solo un pentito è un uomo che ha vinto la sua parte mafiosa abiurando a quei valori che per lui sono stati portanti, a quell’onore che per noi tutti è un disonore e che forse non è più disonorevole di vivere in questa nostra italietta, volendo fare un azzardo provocatorio, alla ricerca di quel carisma liberatorio che ormai appartiene solo ai criminali italici e non più agli artisti. La pittura ti risolve la serata o una vita intera, questa è una mostra sulla potenza della pittura e sulla volontà di potenza dell’arte, ascoltare il male per fare il bene e Mutolo è un artista perché spiritualmente ha voluto esserlo, non sta a noi stabilirne la grandezza, la sua vita è sicuramente un colossale capolavoro, e come Carmelo Bene stesso diceva non bisogna fare dei capolavori ma essere dei capolavori.