Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris

Informazioni Evento

Luogo
FONDAZIONE BISCOZZI RIMBAUD
piazzetta Giorgio Baglivi 4, Lecce, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

dal martedì alla domenica, dalle ore 16.00 alle 19.00. Chiuso il lunedì.
Aperta al pubblico 5 aprile (Pasqua), 6 aprile (Pasquetta), 25 aprile, 1° maggio 2026

Vernissage
14/02/2026
Biglietti

Ingresso mostra: € 5,00.
Ingresso collezione permanente + mostra: € 8,00. Ridotto: € 5,00 per gruppi superiori alle 15 unità residenti a Lecce e provincia, minori di 18 anni, scolaresche della primaria e delle secondarie, studenti di università, accademie d’arte e conservatori provvisti di libretto, insegnanti, membri ICOM.
Gratuito per bambini fino ai 6 anni, diversamente abili (e accompagnatore), un accompagnatore per ogni gruppo, guide turistiche, giornalisti con tesserino.

Editori
DARIO CIMORELLI EDITORE
Artisti
Filippo De Pisis
Curatori
Paolo Bolpagni, Maddalena Tibertelli
Uffici stampa
MARIA BONMASSAR
Generi
arte moderna

La Fondazione Biscozzi | Rimbaud, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis, presenta la mostra Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, dedicata a uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta del Novecento.

Comunicato stampa

La Fondazione Biscozzi | Rimbaud, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis, presenta dal 14 febbraio al 10 maggio 2026 la mostra Filippo de Pisis e gli Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, dedicata a uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta del Novecento.
La mostra indaga l’esperienza degli Italiens de Paris, gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese, accomunati da un’apertura verso l’Europa e da una posizione di parziale e consapevole “fronda” rispetto all’indirizzo dominante del Novecento Italiano.
Cuore della compagine fu il Groupe des Sept, formato da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, protagonisti di una stagione espositiva compresa tra il 1928 e il 1933. Il gruppo condivideva riferimenti culturali, consuetudini professionali e una comune visione del classicismo, inteso in chiave moderna, mediterranea e antidogmatica, segnata da libertà formale, pluralità di linguaggi e dialogo con la cultura internazionale.
Massimo Campigli (1895 – 1971), attivo a Parigi dal 1919, sviluppò uno stile tra Purismo e arcaismo, ispirato al tardo Cubismo e all’arte antica. Dopo la scoperta dell’arte etrusca nel 1928, elaborò un linguaggio personale fatto di figure femminili monumentali e atemporali, dai colori gessosi e dall’aspetto quasi affrescato, per poi dedicarsi, dal 1933, alla pittura murale.
Giorgio de Chirico (1888 – 1978), rientrato a Parigi nel 1925, ampliò il suo concetto di classicità attraverso nuovi cicli iconografici, oscillanti tra Metafisica e Surrealismo, accanto a serie ispirate all’antichità greco-romana, come cavalli e gladiatori, emblemi di una romanità monumentale.
Filippo de Pisis (1896 – 1956), stabilitosi a Parigi nel 1925, affinò un linguaggio pittorico libero e immediato, influenzato da Impressionismo e Fauves, caratterizzato da una pennellata rapida e nervosa, spesso definita come una vera e propria “stenografia pittorica”.
René Paresce (1886 – 1937), giunto a Parigi nel 1912, passò da un Cubismo eterodosso a uno stile arcaizzante, ispirato alla pittura toscana del Quattrocento, mantenendo una posizione autonoma e colta.
Alberto Savinio (1891 – 1952), arrivato nel 1926, trovò a Parigi la piena maturazione artistica, elaborando una pittura vicina al Surrealismo ma radicata nella poetica metafisica, fondata su ironia e spettralità, con frequenti riferimenti a una classicità straniata.
Gino Severini (1883 – 1966), presente a Parigi dal 1906, teorizzò un nuovo classicismo di matrice pitagorica, fondato su numero e proporzione, applicandolo a una pittura equilibrata e monumentale, ispirata alla Commedia dell’Arte e ai mosaici antichi; tra il 1928 e il 1933 espose stabilmente con il gruppo degli Italiens de Paris.
Mario Tozzi (1895 – 1979), infine, svolse un ruolo di mediazione tra Italia e Francia, sviluppando un “classicismo attivo” fatto di composizioni monumentali e metafisiche, in cui mito e realtà si fondono in spazi sospesi.
Ad accompagnare e sostenere il gruppo è stato il critico d’origine polacca Waldemar George, cultore del classicismo mediterraneo, che si definì “unico difensore a Parigi dell’italianismo considerato come una forma d’arte plastica”: fu lui a presentarli alla Biennale di Venezia del 1930 in un’apposita sala intitolata Appels d’Italie. Seguiti dal gallerista Léonce Rosenberg, gli Italiens parteciparono alle mostre del “Novecento Italiano”.
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Il percorso espositivo pone al centro della ricerca la figura di Filippo de Pisis (Ferrara, 1896 – Milano, 1956), a partire dal celebre dipinto Dalie (1932), esposto nella prima sala dell’allestimento permanente della Fondazione leccese. Attorno a un significativo nucleo di oltre venti opere dell’artista ferrarese, realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta, si sviluppa un confronto diretto con una selezione mirata di dipinti degli altri sei membri del Groupe des Sept, appartenenti alla medesima stagione.
“Non era soltanto un incontro casuale di pittori residenti più o meno stabilmente a Parigi, ma anche un sodalizio connesso da una certa comunanza di riferimenti ideali e consuetudini umane e professionali”, spiega il co-curatore Paolo Bolpagni, sottolineando la coesione culturale e progettuale che caratterizzò l’esperienza degli Italiens de Paris.
La mostra mette in luce affinità e differenze all’interno del gruppo, evidenziandone la comune tensione internazionale e la distanza rispetto a un contesto italiano sempre più orientato verso monumentalismo, il muralismo e la “moderna classicità” teorizzata da Margherita Sarfatti.
La mostra è accompagnata da un catalogo trilingue (italiano, francese e inglese), edito da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e la riproduzione a colori di tutte le opere esposte.
Lecce, gennaio 2026