Federica Gonnelli – Come isolate nubi

Pistoia - 12/06/2020 : 12/09/2020

Mostra “Come isolate nubi” dell’artista Federica Gonnelli, accompagnata da un testo di Giulia Cacciola e con la collaborazione dell’Associazione ATTIVA Cultural Projects ETS.

Informazioni

  • Luogo: STUDIO 38 CONTEMPORARY ART GALLERY
  • Indirizzo: Corso G. Amendola 38 E 51100 - Pistoia - Toscana
  • Quando: dal 12/06/2020 - al 12/09/2020
  • Vernissage: 12/06/2020 ore 16
  • Autori: Federica Gonnelli
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: visitabile esclusivamente su appuntamento, dal martedì al sabato, dalle 16.00 alle19.30, ogni visita ha una durata di 20 minuti, per evitare assembramenti, nel rispetto delle norme vigenti. A coloro che prenoteranno una visita sarà donata un’opera grafica. Ogni visitatore è tenuto ad indossare la propria mascherina.

Comunicato stampa

Venerdì 12 giugno dalle ore 16.00, dopo la lunga pausa causata dal Covid-19, STUDIO 38 Contemporary Art Gallery ha il piacere di presentare la mostra “Come isolate nubi” dell’artista Federica Gonnelli, accompagnata da un testo di Giulia Cacciola e con la collaborazione dell’Associazione ATTIVA Cultural Projects ETS.
“Come isolate nubi” è stato presentato nel primo numero del magazine ŏpĕra, edito dall’Associazione ATTIVA Cultural Projects ETS. La mostra è composta da una serie di opere, diverse per entità e forma

Le opere partendo da una riflessione circa la formazione delle nubi, proseguono analizzando dal punto di vista concettuale la presenza delle stesse nubi in cielo e per estensione, ai limiti dell’impossibile, in ogni altro spazio vuoto, per infine giungere ad indagare come le nubi si relazionano ed interagiscono con l’essere umano e sulla sua identità. La presenza della nube si fa corpo nel vuoto del cielo, svuotando totalmente la corporeità umana e facendone un’assenza. Con il vuoto causato dal distanziamento sociale, ma purtroppo anche dalla scomparsa di una intera generazione che sta soccombendo al virus, visitare in solitudine la mostra e parlare di “dissipazione”, dal romanzo “Dissipatio H.G.” di Guido Morselli, in cui il termine dissipatio assume valenza di evaporazione per descrivere l’improvvisa ed enigmatica sparizione del genere umano, ad eccezione del protagonista, sarà ancora più attuale e stringente.
Corpo, spazio e tempo sono i tre capisaldi della produzione artistica di Federica Gonnelli, la cui ricerca mira al rapporto e alla relazione che si stabilisce tra di essi. Ogni sua opera è fortemente caratterizzata dall’idea del confine e di come i confini possano essere superati e modificati, di conseguenza anche i materiali utilizzati rispecchiano questa continua volontà. Federica utilizza medium particolari per esprimere la propria ricerca - veli d’organza, fotografia e videoinstallazioni - che, combinati insieme, permettono all’osservatore di spingersi oltre il confine. L’intenzione di andare oltre induce l’artista a modificare la percezione dei confini mettendo in discussione la linea di demarcazione tra reale e virtuale, tra dentro e fuori, tra materia e spirito e tra ciò che è evidente e ciò che è celato. Il progetto “Come Isolate nubi” qui presentato, deriva in modo diretto e imprescindibile da questa continua ricerca dell’oltre, infatti Gonnelli svolge una riflessione su un elemento naturale effimero, mutevole e praticamente inconsistente come le nuvole e su come esse si relazionino e interagiscano con l’essere umano.
Le nubi e le nebbie si formano tramite il processo fisico di cambiamento di stato della materia e tale processo può essere accostato, concettualmente, a quello della creazione di un’opera d’arte. La videoinstallazione “Nucleazione e Stratificazione” realizzata per ŏpĕra, introduce il più ampio progetto dell’artista. L’opera consiste in una ripresa video in time-lapse che mostra lo svilupparsi di 106 elementi di piccolo formato, che diventano la chiave di lettura per intraprendere il viaggio concettuale proposto da Federica.
“Nucleazione e Stratificazione” dà quindi il via alla serie “Come isolate nubi”, realizzata con assemblaggi di organza su carta. Le diverse immagini si sviluppano come in un climax, passando dalla rappresentazione di spazi vuoti, a spazi più o meno vissuti, fino a giungere alla rappresentazione di due individui. Ogni immagine è velata sia per l’utilizzo materiale dell’organza,
sia per la costante presenza di nubi, che offuscano quello che è il soggetto rappresentato. L’intera composizione orchestrata intende esprimere la perenne tensione tra presenza ed assenza, tra pieno e vuoto, mentre le nuvole in primo piano sono chiara rappresentazione di come i confini tra le due dimensioni possano essere molto labili. Federica Gonnelli, per spiegare la connessione tra il vuoto e le nuvole, estrapola anche dei passi dalla serie di brevissimi racconti scritti da Cesare Pavese, raccolti in “Dialoghi con Leucò”. Nel dialogo immaginato da Pavese tra Calipso e Odisseo emerge come alle volte l’assenza sia quasi una sensazione, una percezione fisica, che può essere definita come vuoto; mentre, nel dialogo tra Tiresia ed Edipo, sono proprio le nuvole ad essere una presenza percepibile di come il cielo sia composto dal vuoto. Le nubi sono quasi una traccia, un segno, un elemento carico di memoria di un qualcosa che è solo apparentemente scomparso, ma che si manifesta tramite esse, come elemento offuscante. Nuvole come presenza del passato nel presente, ma irriconoscibili, vaghe e indecifrabili, come vengono descritte nel racconto “Nessuno, nessuna”, tratto da “La terza sponda del fiume” di Guimarães Rosa.
Altra parte narrativa del progetto è il dittico “Dissipazione”, composto da due opere tridimensionali realizzate tramite l’assemblaggio di immagini fotografiche rielaborate digitalmente, stampate su organza e stoffa. L’unico soggetto presento sono le nuvole, che sembrano avere consistenza e corpo nel cielo, ma che in realtà richiamano soltanto la profonda assenza dell’essere umano.
Il tema della dissipatio human generis, ossia della dissipazione dell’intero genere umano - considerando il termine dissipatio non con accezione morale, ma con significato di evaporazione - è stato trattato nel passato dal neoplatonico Giamblico e in tempi ben più moderni dallo scrittore Morselli. Il tema è quello di una completa scomparsa - evaporazione, per l’appunto – dell’essere umano e solo di esso, mentre tutto ciò che l’umanità ha costruito intorno a sé mantiene la propria natura fisica e materiale. Nel romanzo “Dissipatio HG” di Morselli l’unico individuo a non vivere l’esperienza della dissipazione è il protagonista, ma a partire da tale romanzo si crea un ponte concettuale con un altro testo, “Un altro mare” di Magris, in cui proprio il protagonista, invece, vive in prima persona l’esperienza dell’evaporazione. Il dittico diviene dunque un ponte fisico tra le due letture, perché se il titolo dell’opera di Gonnelli è un chiaro rimando al romanzo di Morselli, la sua elaborazione visiva deriva dalla dissipazione fisica del personaggio di Magris. Ecco che le nubi possono essere una proiezione della decostruzione dell’identità umana, che si manifesta proprio tramite l’evaporazione e il passaggio dall’essere persone fisiche e materiali, ad essere totalmente inconsistenti, inducendoci verso una profonda riflessione sull’esistenza e sul modo di vivere contemporaneo.
L’intera riflessione artistica e concettuale proposta da Federica Gonnelli muove quindi dalla natura fisica delle nuvole alla loro possibile identificazione metaforica all’interno della vita umana, come elemento di memoria del passato. L’eterogeneità dei materiali utilizzati è ancora un volta la cifra stilistica dell’artista; in “Come Isolate nubi” tutti i materiali sono rivolti al rendere quasi percepibile la presenza del soggetto della ricerca. Il vuoto, l’assenza, l’inconsistenza delle nuvole, altro non sono che la rappresentazione di percezioni dell’animo umano, che spesso nella società odierna sono soffocate e non indagate. Gonnelli invita a considerare la presenza delle nubi come un valore, una rimembranza del passato, oppure come la capacità di sapersi riconoscere “ignoranti” davanti all’Universo, mentre la conseguenza diretta di un’eccessiva superficialità potrebbe essere la dissipazione dell’uomo stesso, che porta, infine, all’evaporazione dell’identità.
Giulia Cacciola
Federica Gonnelli è nata a Firenze, città nella quale ha svolto il percorso di studi artistici. Vive e lavora al confine tra Firenze e Prato, dove ha aperto lo studio “InCUBOAzione”. Dal 2001 ha esposto in personali, collettive, concorsi e partecipato a varie residenze, pratica che ha acquisito una particolare importanza nella sua ricerca. Al tema del confine, che caratterizza il suo percorso, è dedicato “Ipotesi di felicità / Hypothesis of happiness”, il progetto presentato tra febbraio e marzo 2020 con STUDIO 38 Contemporary Art Gallery a JustMad Art Fair a Madrid. Ogni velo d’organza o fotografia a doppia esposizione, sono determinanti elementi che concorrono nella significazione dell’opera, imponendo uno slancio agli osservatori. Il lavoro di Federica permette molteplici stratificazioni di materiali e di interpretazioni, ciascuna delle quali finisce per supporne un’altra, così che non possa mai dirsi completamente esaurita la lettura. Tra le recenti esperienze espositive personali ricordiamo: “COME UN FIUME (VERSO LA FOCE)”, Galleria La Fortezza, Gradisca d’Isonzo (GO); “METODOLOGIE PER LA CONSERVAZIONE DELLA MEMORIA”, [email protected](T)_house, Museo dello Zucchero, Premio Speciale Residenza "SUGAR IN ART" Figli di Pinin Pero S.p.A. assegnato in occasione di Arteam Cup 2017, Nizza Monferrato; “TRA I CONFINI”, Galleria Arte Spazio Tempo, Venezia, a cura di Martina Campese; “POETRY AS A FORM OF RAPID MOVEMENT OF THE EYES”, Hybrid Art Fair, STUDIO 38 Contemporary Art Gallery, Madrid, a cura di Giulia Ponziani.

Identità in ombra. Federica Gonnelli a Pistoia

Galleria Studio 38, Pistoia – fino al 12 settembre 2020. La nuvola e la sua fragilità fisica come metafora della caducità dell’essere umano, un concetto che la recente pandemia ha drammaticamente rimarcato. L’identità, tematica chiave della poetica di Federica Gonnelli, viene adesso analizzata in maniera indiretta, attraverso l’assenza.