Betty Woodman / Fredrik Værslev

Firenze - 19/09/2015 : 28/11/2015

Mostra doppia personale di Betty Woodman e Fredrik Værslev.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 19 settembre il Museo Marino Marini ospita una mostra personale di Betty Woodman a cura di Vincenzo de Bellis.
In oltre sessanta anni di carriera - 45 dei quali passati vivendo a metà tra New York e Antella, frazione di Bagno a Ripoli -Woodman ha esposto i propri lavori in alcuni dei musei e dei contesti più prestigiosi, dal Metropolitan di New York a Palazzo Pitti

Negli anni, attraverso un lavoro che invoca e al tempo stesso sfida gli elementi tradizionali dei ceramisti italiani, l’artista americana ha saputo reinventare fantasiosamente il concetto stesso di ceramica, trovandole collocazione personale e fortemente autoriale all’interno del panorama dell’arte contemporanea. Non a caso la sua produzione più recente - gli ultimi 15 anni di lavoro, finestra temporale su cui si concentra la mostra - ha svolto un ruolo fondamentale per almeno una generazione di giovani artisti, che ne ha colto l’approccio sperimentale seppur osservante della tradizione.

Anche se la ceramica resta infatti l’alfa e l’omega del suo dizionario artistico, attraverso l’uso di colori accesi e forme eccentriche, le sue opere hanno progressivamente violato il confine delle arti decorative per entrare prepotentemente in quello delle arti visive, valicando spesso le frontiere della pittura: nelle mani della Woodman, un vaso può prendere le forme di corpi umani e figure animali, di cuscini o di fiori, confrontarsi con una cronologia di culture diverse - dalla Grecia alla Cina passando per riferimenti alla trazione azteca, etrusca, romana fino al Rinascimento italiano - o proiettare ombre di architetture classiche su oggetti illuminati dalla luce del Pop europeo (senza mai scordare il debito con la tradizione della pittura americana Anni 70).
Una commistione, quella tra ceramica e pittura, resa ancora più esplicita dall’integrazione in tempi recenti di tele ad elementi tridimensionali, e messa intenzionalmente in evidenza in questa mostra: le opere di Woodman si confrontano infatti qui in maniera diretta da un lato con l’opera scultorea di Marino Marini - attraverso un allestimento, nel mezzanino del museo, che ne esalta le sinergie - e dall’altro con l’eroica avventura pittorica del Quattrocento fiorentino, reiterato in particolare dal lavoro che apre il percorso espositivo “Of Botticelli” del 2013: una composizione che riempie la prima sala della mostra con frammenti di ceramica che alludono a colonne avvolte dalle vigne e vedute rinascimentali che si aprono su giardini immaginari.

Dopo il Museo Marino Marini, la mostra avrà una seconda tappa presso l'ICA (Institute of Contemporary Arts) di Londra, dal 2 Febbraio al 10 Aprile 2016, dove troverà nuova configurazione e allestimento, sempre a cura di Vincenzo de Bellis.

In occasione della doppia mostra è inoltre prevista una pubblicazione monografica sull’artista, finalizzata a rileggerne le evoluzioni e riscoprirne il ruolo all’interno della storia della pittura di matrice americana dalla seconda meta del Novecento ad oggi.

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze.


Betty Woodman (nata nel 1930), riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti artiste contemporanee, ha iniziato la sua carriera nel 1950 come ceramista con il proposito di creare degli oggetti che con la loro bellezza potessero arricchire la vita quotidiana.
Da allora la forma “vaso” è diventata per lei oggetto di studio, produzione e musa ispiratrice. Nel decostruire e ricostruire la sua forma ha creato un complesso ed esuberante corpo di scultura ceramica, il cui segno è il riflesso di una vasta gamma di influenze e tradizioni insieme a un creativo uso del colore. L’artista ha sperimentato in prima persona molte di queste tradizioni nei suoi numerosi viaggi, trovando ispirazione nelle varie culture di tutto il mondo.
Betty Woodman ha studiato ceramica al The School for American Craftsmen alla Alfred University di Alfred, New York, dal 1948 al 1950. Ha ricevuto molte onorificenze, fra cui nel 1995 la Rockefeller Foundation Fellowship del Centro Studi di Bellagio, Italia; nel 1980 e nel 1986 il National Endowment for the Arts Fellowships; nel 1966 il Fullbright-Hays Scholarship a Firenze. Ha cominciato ad insegnare all’Università del Colorado, a Boulder nel 1979 ed è stata riconosciuta “Professor Emeritus” nel 1998. Ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Lettere dalla Università del Colorado nel 2007 e la Laurea in Belle Arti dal Nova Scotia College of Art and Design nel 2006. Sposata con George Woodman, pittore e fotografo di fama internazionale, ha avuto da lui due figli, Charles, video-artist e Francesca, fotografa, morta nel 1981.
A partire dal 1968 le sue opere sono state incluse molto frequentemente in esposizioni collettive e fanno parte di più di 50 collezioni pubbliche, fra le quali: Boston Museum of Fine Arts, Massachusetts; Museo Internazionale di Ceramica di Faenza; Metropolitan Museum of Art di New York; Musée des Arts Decoratifs di Parigi; Museu Nacional do Azulejo di Lisbona; Museum of Modern Art di New York; National Gallery of Art di Washington, D.C.; Victoria and Albert Museum di Londra; World Ceramic Center di Ichon, Korea.
La critica ha sempre riconosciuto l’importante contributo del suo lavoro nel dialogo fra arte e ceramica. La sua monografia “Betty Woodman” (New York: The Monacelli Press, 2006) include saggi di Janet Koplos, Barry Schwabsky e Arthur Danto.
In Italia è rappresentata dalla Galleria Massimo Minini.

Fredrik Værslev

INNER BEAUTY

a cura di Alberto Salvadori
19 settembre – 28 novembre 2015

inaugurazione sabato 19 settembre

comunicato stampa

Il Museo Marino Marini inaugura sabato 19 settembre la personale dell'artista norvegese Fredrik Værslev (1979), un inedito progetto pensato e realizzato per il Museo fiorentino, a cura di Alberto Salvadori.

Le opere pittoriche di Værslev si contraddistinguono per l’uso di agenti organici come funghi e muffe che sono lasciate agire su tele di lino grezzo e di vernici industriali a spruzzo su vetri.

Al Museo Marino Marini l’artista presenterà due serie di opere: la prima, Trolley Paintings, e Glass Paintings entrambe prodotte per l’occasione. I Trolley Paintings, realizzati con una striping machine meccanizzata, utilizzata in genere per marcare le linee dei campi di atletica e i margini e le mezzerie di strade e autostrade, sono arricchiti qui da un insolito approccio figurativo, ispirato all’estetica e all’atmosfera della cripta del Museo Marino Marini, luogo destinato alla mostra. Se il movimento e la direzione sembrano essere del tutto limitati dal funzionamento della meccanica, la vernice si distribuisce lungo la superficie della tela anche in spruzzi e perdite al di fuori della linea retta, grazie all'occasionale malfunzionamento della stessa. I segni si sovrappongono in una sorta di collage, una composizione nastriforme di linee dotata di svariate atmosfere e trasparenze. Seguendo questa particolare strategia l'artista esamina l’intersezione e la dicotomia che lega tra loro astrazione, decorazione e rappresentazione, sfuggendo al limite del controllo e inserendosi nella tradizione di quella pittura di gesto che ha liberato dagli schemi accademici e preconcettuali gli artisti fina dagli anni ’50.

Formalmente ed esteticamente, le opere in vetro sono state invece pensate in risposta ai Trolley Paintings, e si concretizzano come una sorta di spazio pittorico secondario rispetto ad essi. I Glass Paintings sono realizzati in vetro acrilico smerigliato e sono animati nelle loro traslucide trasparenze e colorazioni da una luce artificiale, una semplice lampadina montata su un piedistallo realizzato in perfetta assonanza a quelli destinati alle opere di Marino Marini, esposte al piano rialzato del museo. Tecnicamente il vetro ha subito una lavorazione di pittura per essere poi de-verniciato con un raschia-ghiaccio. Il risultato di ciò che resta sono delle superfici astratte, da semplici macchie a sentori di grandiose scene paesaggistiche, inserendo così ancora una volta il lavoro di un artista nell’immaginifico solco di quella visionaria tradizione tutta fiorentina della lavorazione delle pietre dove natura e artificio hanno generato paesaggi in alcuni casi mai esistiti e presenti nell’immaginario di tutti noi.

In occasione della mostra sarò pubblicata da Mousse Publishing una monografia sviluppata in partnership con Le Passerelle Centre d'art contemporain di Brest che ha dedicato a Vaerslev una mostra personale nel febbraio 2015 e supportata da Galleria Giò Marconi (Milano), Standard (Oslo) e Andrew Kreps (New York).

La mostra è realizzata con il supporto di Regione Toscana, OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Giò Marconi (Milano), Andrew Kreps (New York) e Standard (Oslo). Iniziativa realizzata con la collaborazione del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci nell'ambito del progetto regionale: "Cantiere Toscana Contemporanea".



Fredrik Værslev è nato nel 1979 a Moss, in Norvegia. Ha studiato alla Staatliche Hochschule fur Bildende Künste, Städelschule, a Francoforte e presso la Malmö Art Academy, in Svezia. Attualmente vive e lavora a Drøbak. E’ direttore e fondatore del Landings Project Space a Vestfossen in Norvegia.
Tra le sue ultime personali: Andrew Kreps Gallery, New York; Luminar Cité, Lisbona; Power Station, Dallas; The World is Your Oyster, Circus, Berlino; Rubbish, con Ståle Vold, Johan Berggren Gallery, Malmö; Lanterne Rouge, STANDARD, Oslo; Sunny Side Up, Indipendenza Studio, Roma e That came out a Little Country, Front Desk Apparatus, New York.
Tra le recenti mostre collettive: Modern Institiute, Glasgow; Flex-Sil Reloaded, Kunsthalle St. Gallen, St. Gallen; Lunds Konsthall, Lund; Awaiting Immenence, Isbrytaren, Stoccolma; Lies about Painting, Moderna Museet, Malmö; A Human Interval, Circus, Berlino; Fruits de la Passion, Centre Georges Pompidou, Parigi; Collaborations & Interventions, Kunsthalle Andratx, Maiorca; Priority moments, Herald St, Londra; Le Printemps de Septembre, The Museum les Abbatoirs & Croix Baragnon, Tolosa.


Museo associato