Behemoth. The deep surface

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA GIOVANNI BONELLI
Via Porro Lambertenghi 6, Milano, Italia
Date
Dal al
Vernissage
13/03/2015

ore 19

Artisti
Piero Pizzi Cannella, Carol Rama, Carla Accardi, Pierpaolo Calzolari, Robert Pan, Peter Halley, Aldo Mondino, Luigi Mainolfi, Ettore Spalletti, Peter Schuyff, Marco Tirelli, Philip Taaffe
Curatori
Federico Mazzonelli
Generi
arte contemporanea, collettiva
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Riunendo opere degli artisti più diversi, per scelte poetiche e strutture formali, per luoghi di provenienza e contesti culturali, la mostra si presenta come un percorso “a volo radente” lungo la superficie dei lavori presentati.

Comunicato stampa

Riunendo opere degli artisti più diversi, per scelte poetiche e strutture formali, per luoghi di provenienza e contesti culturali, la mostra si presenta come un percorso “a volo radente” lungo la superficie dei lavori presentati. Una ricognizione che stimola la curiosità dello sguardo e ha come punto focale il puro dato visivo dell’oggetto artistico, la superficie, la texture, il pigmento, l'oggetto utilizzato come semplice elemento compositivo.
La mostra vuole essere un omaggio a Behemoth, il pesce cosmico, creatura mitica annoverata nel libro di Jorge Luis Borges Manuale di zoologia fantastica del 1957. Nel testo il pesce cosmico è l'ultima creatura sotto una serie di altre creature mitologiche che sostengono la terra, separandola dall'acqua e dall'oscurità. A questo soggetto l'immaginazione visionaria di Aldo Mondino ha donato un paio di lunghe gambe umane, di giacomettiana memoria nel 1969, e poi, riprendendo le forme dei bronzi di Degas nel 1995, come quella qui esposta.
La nuova creatura, cui le mani del poeta hanno così concesso di intraprendere un viaggio, accoglie i visitatori all'ingresso della galleria per accompagnarli in questo viaggio, insieme sospeso, reale e immaginario.
Si dice che Behemoth, aprendo per la prima volta i suoi occhi nell’aria, abbia scoperto il lento mutare della superficie marina che lo circondava. Nel suo sguardo sorpreso l’orizzonte era divenuto un caleidoscopio di colori che mutano per forma e per intensità; e che ad ogni passo il mondo sembrava scomporsi e ricomporsi nelle tessere di un mosaico che la luce rende vivo, visibile e segreto.