Andres Serrano – Torture

Napoli - 11/02/2017 : 31/03/2017

A vent’anni dalla sua ultima mostra a Napoli, Andres Serrano torna in città con la sua terza mostra “Torture” presso la Galleria Alfonso Artiaco (nel 1994 e nel1995).

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ALFONSO ARTIACO
  • Indirizzo: Piazzetta Nilo 7 80134 - Napoli - Campania
  • Quando: dal 11/02/2017 - al 31/03/2017
  • Vernissage: 11/02/2017 ore 19
  • Autori: Andres Serrano
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: mar-sab ore 10-19

Comunicato stampa

A vent’anni dalla sua ultima mostra a Napoli, Andres Serrano torna in città con la sua terza mostra “Torture” presso la Galleria Alfonso Artiaco (nel 1994 e nel1995).
La mostra presenta 18 lavori della serie “Tortura”: il suo interesse per il tema inizia nel 2005 quando il New York Times Magazine gli ha chiesto di produrre un’immagine che accompagnasse la copertina e l’articolo di fondo dal titolo “Di cosa non parliamo quando parliamo di tortura”

Dieci anni dopo, nel 2015, dopo un incontro con il gruppo a/political (un’organizzazione fondata nel 2013 con obiettivi utopici, mossa dall’intenzione di lavorare in modo indipendente per permettere agli artisti totale libertà creativa nella produzione e in tutte le fasi curatoriali di progetti collettivi), Serrano ha ottenuto il supporto logistico per la produzione del progetto.
Con il suo lavoro, Serrano entra in edifici di dolore e sofferenza, ricreando le scene con estrema accuratezza.
Alcuni di questi lavori sono stati fatti in musei di tortura o ex campi di concentramento, mentre i restanti in una ex azienda a Maubourguet, in Francia, conosciuta come “la Fonderia”, ora residenza per artisti guidata dall’artista Andrei Molodkin e dal gruppo a/political.
Alla Fonderia, Serrano ha fotografato diversi modelli simulando un moderno interrogatorio con diverse tecniche di tortura. L’intento era quello di “guardare alla tortura attraverso una prospettiva differente per fotografare il soggetto in modo da dargli un senso estetico”. Essendo in grado di empatizzare sia con la vittima che con il carnefice, Serrano ha provato ad assumere il ruolo di entrambi: esecutore e torturato.
Come scrive Germano Celant nel suo saggio “Fotografie senza scampo” l’area scelta dall’artista è quella che “rappresenta l’impresentabile, ciò che va oltre ogni concepibile dimensione ed etica. Il suo lavoro tende ad eccedere ogni limite per avvicinarsi ad una visione tragica, che con la sua tensione tende a condurre un discorso sugli essere umani, dei quali viene dato un quadro doppio. La sua fotografia è quindi un interrogatorio e una meditazione di natura religiosa, che vuole ottenere una comprensione del mistero della vita e nelle sue estreme manifestazioni, dal sesso alla politica, dal vivere a morire. "
Percorrendo le stanze della mostra, il dramma e la violenza che la tortura porta con se vengono rappresentati in diverse maniere indicando così diversi punti di vista che indagano la sofferenza umana delle vittime e la follia del boia.
A proposito di quest’ultima il lato più oscuro dello spettatore è stimolato dalla vista di sei fotografie che rappresentano antichi oggetti relativi alla tortura, quattro dei quali provenienti dalla collezione di autentici dispositivi di tortura di Hever.
Incluse in mostra ci sono anche cinque fotografie di uomini contorti in posizioni disperate che ci fanno preludere il dramma che questi stanno per affrontare. Immagini di questo tipo, grazie ai media, fanno ormai parte della psiche collettiva riportandoci alla memoria gli eventi avvenuti nella prigione Abu Ghraib.
Queste ricostruzioni sono state effettuate in “Fonderia”, un luogo che l'artista ha detto potrebbe, in altre circostanze, essere servito come un luogo oscuro prima di essere trasformato in una residenza per artisti.
Continuando attraverso la mostra si trovano la serie degli “Uomini incappucciati” (4 fotografie) e “Fatima”.
In entrambi i casi, Serrano ha deciso di usare come modello per la fotografia la vittima reale della tortura.
Nel primo caso, ha chiesto di posare per lui agli “uomini incappucciati” del Nord dell’Irlanda, uomini che sono stati detenuti e torturati nel 1972 dalle autorità Inglesi perché sospettati di essere membri dell’esercito della Repubblica Irlandese. “Se fossi stato un fotografo avrei scattato dei ritratti delle loro facce”, dice Serrano, “ma sono un artista concettuale e quindi volevo fotografare l’immagine “dell’Uomo incappucciato”.
Mentre con “Fatima”, la scelta di coprirle il viso è stata sua, ma facendo così è diventata il simbolo per tutte quelle donne che hanno dovuto subire torture ed umiliazioni dalle mani dei loro carnefici.
Infine, c’è una fotografia che mostra una stanza vuota di Buchenwald, campo di concentramento Tedesco.
Qui sembra che il nulla del corridoio sia stato sbiadito dall’onnipotenza del male e della brutalità che quei luoghi hanno accolto. Quando il direttore del gruppo a/political, Becky Haghpanah-Shirwan ha discusso con Andres Serrano circa l’urgenza e il bisogno che qualcuno sente di distinguere tra le immagini d’arte e quelle delle news, Andres rispose: “Non penso che un’immagine costruita sia meno potente rispetto a una reale. Una buona fotografia giornalista ha il potere di essere reale, mentre un’immagine costruita ha il potere di essere arte.”
Quando ci relazioniamo a questi lavori, siamo quindi divisi tra l’essere affascinati dal magnifico risultato formale che queste immagini portano con sé e allo stesso tempo l’imbarazzo e lo sconforto che queste immagini ci creano se pensiamo a cosa rappresentano.


Andres Serrano è nato a New York nel 1950 dove attualmente vive e lavora.
Serrano ha ricevuto attenzione internazionale con lo scandalo mosso dal lavoro suo “Piss Christ” (1987), accendendo un dibattito nazionale sulla libertà d’espressione artistica e il finanziamento pubblico per opere controverse. Ha continuato a produrre molte serie tra le quali il KKK, The Morgue e Merda. In tutto il suo conflittuale e politicamente impegnato lavoro, Serrano decostruisce e mette in luce le ipocrisie all'interno di costrutti religiosi, politici e sociali.
Tra le recenti mostre personali è importante citare le seguenti: Maison Europeenne De La Photographie, Parigi, Francia (2016) “Torture,” Collezione Lambert ad Avignone, Avignone, Francia (2016) Uncensored photographs, Musées Royaux di Belle Arti in Belgio, Brussels, Belgium (2016); The Denizens of Brussels / Residents of New York Congrès (gare), Bruxells, Belgio, organizzata dal Museo di Belle Arti di Bruxelles, Bruxells, Belgio (2016); Ainsi soit-il ? Collectione Lambert in Avignone, Avignone, Francia (2016); Ainsi soit-il Château de Villeneuve, Fondazione Emile Hugues, Vence, Francia (2015); Redemption Fotografiska Museo di Stoccolma, Svezia (2015)