Amici miei #42 – Sabrina Mezzaqui

Brescia - 24/04/2020 : 24/04/2020

Sabrina Mezzaqui partecipa al dialogo virtuale all'interno della piattaforma Ti do la mia parola, un exhibition website strutturato partendo da una serie di parole chiave.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MASSIMO MININI
  • Indirizzo: Via Luigi Apollonio 68 - Brescia - Lombardia
  • Quando: dal 24/04/2020 - al 24/04/2020
  • Vernissage: 24/04/2020 NO SOLO EVENTO ONLINE
  • Generi: serata – evento

Comunicato stampa

SABRINA MEZZAQUI

partecipa al dialogo virtuale all'interno della piattaforma Ti do la mia parola, un exhibition website strutturato partendo da una serie di parole chiave:

Abitare / Algoritmi / Alterità / Artificio / Attraversare / Doppio / Introspezione /
Invisibile / Radici / Rovine / Rumore / Sorellanza / Visione

Il contributo di Sabrina Mezzaqui è basato su una successione di lettere che narrano un periodo di isolamento di tre mesi, vissuto dall’artista stessa, nell’isola di Pantelleria in un lontano inverno di una ventina d’anni fa

La lettera che segue in calce, a partire da venerdì 24 aprile, verrà sostituita con quella successiva in un andamento temporale dilatato che avrà la stessa durata dell’esperienza raccontata nelle lettere. Segui il racconto sul sito:

www.tidolamiaparola-butik.com



Rekale, 28/10/98

Caro Massimo,

a volte mi prendono quei momenti in cui non riesco a stare ferma, ma non so esattamente cosa fare: cosa ho voglia di fare o cosa devo fare. Allora mi alzo e metto fuori le coperte e poi guardo il cielo con ansia perché forse pioverà. Metto i piatti sporchi a bagno, ma non ho voglia di lavarli. Accendo la radio, non m’interessa e spengo. Mi siedo in poltrona con un libro aperto in mano, ma continuo a scorrere con gli occhi la stessa riga senza coglierne il senso. Mi rialzo, torno in giardino e riguardo il cielo: pioverà? Mi siedo e fumo una sigaretta, alzandomi svariate volte per riporre una rivista o spostare un bicchiere… L’insensatezza dei gesti nella solitudine: potrei fare qualsiasi cosa, sarebbe assolutamente uguale. Mi piacerebbe che il telefono suonasse: significherebbe che qualcuno sta pensando a me. Io, a volte, non ce la faccio a pensare solo a me.

Con il ripristino dell’ora solare, il sole tramonta alle cinque e mezza. Questo è un peggioramento per la qualità della mia vita qui: significa ritirarsi in casa un’ora prima.
In un giardino di una casa qui vicino ho visto una pianta che mi hanno detto chiamarsi mimosa pudica. Ha le foglioline seghettate come la mimosa e un fiore violetto-rosaceo. Le foglie, se sfiorate, si chiudono su se stesse. Succede anche quando tira un forte vento che scuote la pianta.
Ho conosciuto una coppia di Firenze, Paola e Alberto, che vivono sull’isola da sette anni, progettando e realizzando giardini. Lavorano seguendo dei principi botanici ed estetici basati sul rispetto delle caratteristiche naturali del luogo. Quindi i loro giardini sull’isola riproducono semplicemente la macchia mediterranea: canne, fichi d’india, qualche pianta grassa, rosmarino, fiorellini bianchi o gialli (la macchia mediterranea non è ricca di colori),… Aggiungono solo le palme, seguendo una tradizione locale. Ho trovato i loro giardini molto belli, aspri e delicati allo stesso tempo, di un’eleganza molto discreta.
All’ora del tramonto salgo sul tetto e guardo il sole che sprofonda nel mare e il cielo che si accende di arancione, e ogni sera fotografo il tramonto dalla stessa posizione, con la stessa inquadratura. Ed è sempre un momento di stupore e d’incanto, come quando di notte risalgo sul tetto per guardare le stelle di un cielo africano..

C’è tantissimo silenzio di notte: è assordante. Mi fa temere che si rompa da un momento all’altro e che succeda improvvisamente qualcosa di tremendo.
Nella solitudine mi ritrovo a prestare un’insolita attenzione ai rumori naturali che mi avvolgono: il canto degli uccellini, l’abbaiare dei cani in lontananza, richiami di gatti in amore, il rumore del vento che sposta le nuvole, i fruscii delle foglie che a volte mi spaventano, il ronzio delle mosche, il fortissimo vento notturno, i gabbiani sul mare, il rumore delle onde, lo sbattere di ali di uno stormo di uccelli, i grilli che qui di notte ancora cantano…
Pantelleria è fatta di luce e cambia tantissimo a seconda dell’ora della giornata e del tempo atmosferico. Rimango incantata dalle ombre delle cose sui muri bianchi.
Si possono lasciare gli amici e partire senza i propri libri e vestiti, ma le nostre ansie e inquietudini ci seguono ovunque. Due parole che si potenziano e annullano a vicenda: solitudine e contemplazione.

Ho visitato delle case bellissime. La tipica abitazione locale è il dammuso: una casetta di sassi coi muri spessi e i tetti a cupola, bianchi di calce, per raccogliere l’acqua piovana. C’è una concezione affascinante, curata dell’abitare: comodo, rilassato, solare. L’osmosi tra l’interno e l’esterno della casa: la cura del giardino e lasciare sempre porte e finestre aperte. Mangiare all’aperto, ricevere ospiti, offrire sempre qualcosa (caffé, birra, passito, dolcetti…).
Quest’isola è un vulcano. Tiziana (la mia padrona di casa) dice che ha un’influenza notevole sull’umore e l’energia delle persone, e le sensazioni vengono estremizzate (bellissimo/bruttissimo, benissimo/malissimo…). Tiziana dice anche che i rapporti interpersonali risentono della presenza del vulcano: senza mezze misure, qui ci si piace oppure assolutamente no.
Di sera, nel mio letto azzurro sotto la volta, leggo un po’ prima di dormire. A volte incontro pagine emozionanti in cui trovo descritti i miei pensieri di questi strani giorni. Sto raccogliendo quelle pagine.
A volte qui succedono cose un po’ magiche, che mi fanno battere il cuore più forte. Il 21 ottobre ho sentito Carolyn Christov-Bakargiev su Radio Tre, verso le 8 di sera, parlare del mio lavoro Sabrine, leggendone dei brani, e non puoi immaginare la mia emozione! Oppure una notte in cui fuori tirava un vento fortissimo e pioveva, verso l’una ha suonato il telefono e al mio “Pronto?” è partita la musichetta di Gocce di pioggia su di me, senza una parola.
Un’anziana signora di Rekale, con la faccia un po’ cattiva, una mattina di tempo incerto è venuta a trovarmi a casa, portandomi delle melanzane e dei peperoni. Abbiamo chiacchierato un po’. Tra l’altro, lei mi ha detto: “Dove c’è il tetto, c’è l’affetto”; “Ognuno di noi ha il suo destino”; “La vita non è rose e fiori, sai?”; “Se non si lavora, non si mangia”.
Quando tira vento, ho sempre delle foglioline impigliate nei capelli e sul maglione.
Dovresti vedere come si accendono i colori dei fiori del giardino in quella strana luce prima del temporale…

Sabrina