Alfabeti della mente

Bologna - 22/10/2011 : 07/01/2012

Dopo la mostra personale No-Water-In dello scultore americano Richard Nonas, la galleria P420 (piazza dei Martiri, 5/2 Bologna) propone una selezione di artisti, italiani ed internazionali, che hanno utilizzato, a partire dagli anni ’60, un segno ripetuto, un grafismo non convenzionale, un alfabeto mentale non codificato che assume la forma di una scrittura illeggibile.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo la mostra personale No-Water-In dello scultore americano Richard Nonas, la galleria P420 (piazza dei Martiri, 5/2 Bologna) propone una selezione di artisti, italiani ed internazionali, che hanno utilizzato, a partire dagli anni ’60, un segno ripetuto, un grafismo non convenzionale, un alfabeto mentale non codificato che assume la forma di una scrittura illeggibile.

Non Poesia Visiva né Concreta il soggetto della mostra che inaugurerà il prossimo 22 Ottobre alle ore 18 e che si intitola Alfabeti della mente, ma una ricerca Concettuale da collocare al limite di demarcazione tra lo scrivere disegni e il disegnare scritture



Come fa notare Angela Madesani nel testo di introduzione alla mostra, il linguista francese Roland Barthes affermava che «una scrittura non ha bisogno di essere leggibile per essere pienamente scrittura».

Inoltre, tra gli anni ’60 e ’70, molti sono gli artisti che nel panorama internazionale, fanno dichiarazioni e danno vita a proclami, fortemente segnati dalle appartenenze ideologiche e ancora più spesso politiche. La protesta si fa palese, urlata. Un atteggiamento il più delle volte facile, dichiarato, alla moda. Le opere qui in mostra sono controcorrente rispetto a tutto questo e non certo per partito preso. Ci troviamo di fronte a lavori, realizzati con tecniche tradizionali, perlopiù carte, in cui è una profonda consapevolezza sociale, storica e soprattutto di linguaggio. Così nulla è casuale o effimero e ogni significante riesce ad assumere, un proprio, il più delle volte non convenzionale, significato.

La mostra comprende oltre 40 opere di 11 artisti selezionati.

Nei suoi Frammenti di un autoritratto anonimo, Carlo Alfano codifica una grammatica fatta di numeri, mentre l’artista Irma Blank, tedesca ma da quasi cinquant’anni in Italia, nelle Eingschriften così come nelle Trascrizioni si dedica alla traduzione del concetto di indicibile.

In mostra le scritture artificiali compulsive della tedesca Hanne Darboven e gli ossessivi dettati di Dadamaino negli Alfabeti della mente e nei più recenti Sein und Zeit.

Tra gli artisti Sudamericani, Mirtha Dermisache (in mostra Textos degli anni ’70 e i più recenti Newsletters, in cui la scrittura artificiale recupera la sua dimensione puramente plastica), León Ferrari (nel lavoro del quale la lettera e il testo, raccontati in mille modi, hanno un ruolo portante) e Anna Maria Maiolino con i lavori di Codificações Matéricas Series.

In mostra anche i lavori delle due artiste americane Marcia Hafif («esercizi mentali, che sembrano registrare i meccanismi del pensiero» scrive Angela Madesani) ed Edda Renouf, la cui scrittura «è come un’incisione nella pelle della materia».

Antonio Scaccabarozzi inventa leggi che decodificano l’alfabeto e la grammatica di strutture mentali fatte di soli punti, dipinti e battuti a macchina, mentre Jan Schoonhoven organizza linee in bilico tra l’approssimazione e il rigore.

Il catalogo della mostra è disponibile in galleria



Allego il Comunicato Stampa e il jpg dell’invito



P420 Arte contemporanea e libri

Piazza dei Martiri 5/2

40121 Bologna Italia

Tel.0514847957

Cel.3205635213

www.p420.it

[email protected]





Following the solo exhibition No-Water-In by the American sculptor Richard Nonas, the P420 gallery (Piazza dei Martiri 5/2, Bologna) proposes a selection of Italian and international artists who started in the Sixties to use a repeated sign, an unconventional graphism, a mental non-coded alphabet in the form of illegible writing.

The subject of the exhibition that opens on the 22nd of October at 18.00, entitled Alphabets of the mind, is not Visual or Concrete Poetry, but Conceptual research at the boundary between writing drawings and drawing writing.

As Angela Madesani points out in the introduction to the exhibition, The French linguist Roland Barthes claimed that «writing need not be legible in order to qualify as writing». Moreover, between the Sixties and Seventies, there were many artists on the international scene who made declarations and proclamations, strongly marked by ideological, and even more frequently political, affiliations. The protest is clear, outspoken. An attitude that is more often than not easy, explicit and fashionable. The pieces exhibited here go against all of that, but without being preconceived. We stand before pieces, created with traditional techniques, mostly on paper, which display a profound social and historical awareness, and above all an awareness of language. Nothing is random or ephemeral and every signifier takes on a real, typically unconventional, meaning.

The exhibition includes over 40 works by 11 selected artists.

In his Frammenti di un autoritratto anonimo, Carlo Alfano codes a grammar made of numbers, while the artist Irma Blank, who is German but has lived in Italy for almost fifty years, in both Eingschriften and Trascrizioni dedicates herself to the translation of the concept of the unspeakable.

On display are the compulsive artificial writings by German Hanne Darboven and Dadamaino’s obsessive dictations in Alphabets of the mind and the more recent Sein und Zeit.

South American artists include Mirtha Dermisache (Textos from the Seventies and the more recent Newsletters, in which artificial writing recovers its purely plastic dimension, are exhibited), Leon Ferrari (in whose work the letter and the text, told in a thousand ways, have a supporting role) and Anna Maria Maiolino with the Codificações Matéricas Series works.

The works of two American artists are also exhibited, Marcia Hafif (“mental exercises, which seem to record the mechanisms of thought”, writes Angela Madesani) and Edda Renouf, whose writing “is like an incision into the skin of the subject”.

Antonio Scaccabarozzi invents laws that decode the alphabet and grammar of mental structures, made of single typewritten dots, while Jan Schoonhaven organises lines in the balance between approximation and rigour.