Alex Bellan – Presences

Venezia - 04/06/2014 : 07/09/2014

In mostra un lavoro di Alex Bellan pensato in occasione della 14 Biennale di Architettura di Venezia, per gli spazi della Gervasuti Foundation.

Informazioni

Comunicato stampa


In occasione della 14.Mostra Internazionale di Architettura la Biennale di Venezia,
Gervasuti Foundation presenta

PRESENCES
un progetto di Alex Bellan a cura di James Putnam




Gervasuti Foundation è lieta di proporre PRESENCES, un lavoro di Alex Bellan pensato in occasione della 14 Biennale di Architettura di Venezia, per gli spazi della Gervasuti Foundation.
PRESENCES è il tentativo di problematizzare alcune dinamiche attinenti all'utilizzo dello spazio pubblico e alle sue modificazioni, con particolare attenzione all’area veneziana

La rapida evoluzione delle grandi città, l'incessante ridefinizione, costringe gli abitanti a rinegoziare quotidianamente il loro ruolo di cittadini, determinandone flussi e spostamenti. Alla base di questi eventi vi sono processi globali e sovra territoriali che, se mal gestiti, finiscono per alimentare forme di opportunismo e speculazione. Lo sfruttamento spregiudicato e intensivo del territorio è senza dubbio tra i responsabili della progressiva desertificazione culturale e del degrado ambientale di molte zone urbanizzate, dal centro alle periferie. A fronte di generici e sterili proclami di salvaguardia e tutela si impongono consuetudini e reti di interessi fortemente radicati e resistenti, spesso talmente familiari da essere divenute invisibili, per effetto di una sorta di assuefazione.

PRESENCES è un insieme di segni prelevati dal territorio e convocati a fungere da “reagenti”, ovvero in grado di innescare una riflessione critica nello spettatore, rispetto alla realtà che rappresentano. Elemento ricorrente e significante del progetto è costituito dal concetto di “spessore”, conseguente ad una visione dello spazio fatta di superfici, sovrapposizioni, di aggiunte e sottrazioni. Esiste una città che scompare e una città che si moltiplica, una città che si assottiglia ed una che si ispessisce, entrambe in grado di attivare processi di addomesticamento e adattamento nella popolazione, condizionandone scelte e comportamenti.
Da un lato si pone un paesaggio congestionato, incoerente e destinato a collassare, dall’altro si moltiplicano le porzioni di suolo sottili e interstiziali che Gilles Clément chiama, con una fortunata espressione, “Terzo paesaggio”(1) : luoghi abbandonati dall'uomo dove la natura riprende il controllo, spazi dimenticati dalla geografia del potere che svolgono un ruolo strategico di rifugio per ogni genere di diversità e con i quali è necessario misurarsi.

Sullo sfondo del progetto stanno due personaggi della storia del cinema la cui opera costituisce una sorta di alveo naturale all'interno del quale convogliano le opere in mostra. Francesco Rosi, con il film di denuncia “Le mani sulla città” (1963), offre una visione che ci appare di un'attualità sconcertante rispetto ai quotidiani episodi di corruzione, speculazione e abusivismo narrati dalle cronache, mentre, quasi per contrasto, il regista russo Andrej Tarkovskij, con le sue atmosfere liriche e mistiche, apre ad una rappresentazione simbolica del paesaggio, varco che conduce alla sfera della spiritualità e dell’autocoscienza. Rosi descrive il paradosso della prevaricazione dello spazio pubblico che, in forma violenta, viene umiliato e declassato a spazio privato, mentre alcuni tipici paesaggi Tarkovskijani, descritti con lente carrellate della macchina da presa, mostrano macerie e oggetti dell’uomo semisepolti nel fango, giacenti su fondali di acque torbide, avvinti da alghe, perduti e privati di senso. Sulla stessa linea ideale si pone il paesaggio reale da conquistare e condizionare di Rosi, e quello onirico di Tarkovskij che profetizza, come osserva Slavoj Žižek “l’ambiente umano in disfacimento reclamato dalla natura”(2).


Alfredo Sigolo



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1. Clement Gilles “ Manifesto del Terzo Paesaggio” - Macerata, Quodlibet, 2005
2. Žižek Slavoj “Tarkovskij La cosa dallo spazio profondo” - Milano, Mimesis, 2011.