Adriano Altamira – Conceptual Rigoletta

Milano - 08/02/2018 : 10/03/2018

Nonostante l’apparenza ironica, Conceptual Rigoletta è a tutti gli effetti una vera e propria meditazione sullo statuto dell’immagine, che prosegue le ricerche concettuali iniziate da Altamira negli anni Settanta e culminate con il suo lavoro più importante: Area di coincidenza.

Informazioni

Comunicato stampa

“Ci sono dodici tavoli. Ogni tavolo è una storia.
Nessuna di queste storie nasce da una vicenda reale o fittizia che sia, ma solo dall’accostamento di alcune immagini, viste o, come si dice, passate per la mia mente, che hanno acceso una scintilla una volta messe in frizione tra loro.”

Questo, nelle parole di Adriano Altamira, il soggetto della sua ultima installazione presso la Fondazione Marconi, che prende il titolo da un breve, abbagliante nonsense, Conceptual Rigoletta, scritto dall’autore quattro anni fa


Nonostante l’apparenza ironica, Conceptual Rigoletta è a tutti gli effetti una vera e propria meditazione sullo statuto dell’immagine, che prosegue le ricerche concettuali iniziate da Altamira negli anni Settanta e culminate con il suo lavoro più importante: Area di coincidenza.

Conceptual Rigoletta è composta da una sessantina di disegni, divisi in sequenze di cinque (disposte appunto su dodici tavoli), che formano il tessuto narrativo di un romanzo per immagini, nel solco della tradizione iniziata da quelli di Max Ernst negli anni Trenta (La femme 100 têtes, Rêve d’une petite fille qui voulut entrer au Carmel, Une semaine de bonté).
Infatti, simmetricamente, all’installazione allestita in galleria, con i disegni originali, fa eco la pubblicazione di un volume delle edizioni Corraini: il romanzo per immagini vero e proprio.
L’installazione e il libro mantengono così un dialogo a distanza che insieme li affratella e li divide. Una breve appendice di testo rivela, nel libro, gli elementi salienti di questa avventura narrativa.
Il termine “Rigoletta” non c’entra nulla con l’opera verdiana, tranne per il fatto che la breve poesia che dà titolo alla mostra è una specie di parafrasi della nota aria del Rigoletto La donna è mobile.
Dice infatti: “L’arte sta immobile / qual raro evento / muta nel centro / del suo pensier”.
Anche i sessanta disegni che costituiscono l’opera sono dal canto loro una sorta di parafrasi delle sequenze fotografiche fin qui eseguite dall’autore, che il disegno trasporta in una nuova atmosfera, sognante, a volte piena d’emozione, a volte crudele.











Note biografiche
Adriano Altamira (Milano 1947) si distingue fin dai primi anni Settanta come una tra le figure più singolari del panorama artistico e culturale italiano, affermandosi contemporaneamente come artista, storico e critico dell’arte contemporanea.
Al 1972-73 risalgono rispettivamente le sue prime personali in Italia e all’estero, così come le prime pubblicazioni su “NAC”, poi “Flash Art”, “Le Arti”, “Tema Celeste”, “FMR”. Negli anni Ottanta e primi Novanta collabora inoltre alle pagine dell’arte del “Giornale Nuovo”, poi del “Corriere della Sera”.
Altamira si forma in quel fecondo clima milanese in cui ha modo di conoscere sia artisti concettuali come Vincenzo Agnetti, sia scultori come Luciano Fabro e altri a lui vicini, come Trotta, Tonello, Nagasawa. Determinante è anche l’incontro con Franco Vaccari, amico e compagno di strada.
Fin dall’inizio degli anni Settanta si segnala fra gli autori di spicco della generazione concettuale con la ricerca fotografica Area di Coincidenza riconosciuta da vari critici (tra cui Filiberto Menna, Renato Barilli, Flavio Caroli, Bernard Lamarche-Vadel, Michel Baudson, Udo Kultermann e Flaminio Gualdoni) come una delle più significative del periodo concettuale.
La sua collaborazione con lo studio Marconi inizia nel 1979.
Negli anni Ottanta, sviluppa un secondo percorso creativo, Ice Dreams, basato sui propri sogni, che vengono registrati, riprogettati e realizzati in 3D. A quest’epoca risale anche il progetto di un volume sull’arte contemporanea con Filiberto Menna, che questi tuttavia non potrà portare a termine a causa di una grave malattia. Molti dei materiali prodotti da Altamira per questo libro sono invece confluiti nelle sue pubblicazioni maggiori: la sezione contemporanea del manuale Rizzoli Arte nel tempo e il suo saggio sull’arte del Novecento Il secolo sconosciuto.
Come artista Altamira ha tenuto una cinquantina di personali in Italia e all’estero e partecipato a importanti rassegne, come Linee dell’arte in Italia ’60-’77 alla Gam di Torino (su invito di Filiberto Menna), alla Biennale di Venezia del 1980 (Cronografie a cura di Gianfranco Bettetini), Nuova Immagine alla Triennale di Milano (a cura di Flavio Caroli), Cosa fanno oggi i concettuali, 1986 alla Rotonda della Besana (a cura di Renato Barilli), la Quadriennale di Roma del 2005, su invito di Luciano Caramel.
Nel 2012 viene invitato alla Rassegna Addio anni ’70 a cura di Francesco Bonami e l’anno successivo alla mostra Wunderkammer presso il Museo Poldi Pezzoli e alle Gallerie d’Italia, a cura di Martina Mazzotta.
I suoi ultimi lavori sono stati esposti alla Fondazione Marconi di Milano nel 2008, 2010 e 2014.
Fino al 2013 Adriano Altamira ha insegnato Storia dell’Arte Contemporanea presso il Biennio Specialistico di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera di cui è stato inizialmente coordinatore e, nella medesima Accademia, Psicologia dell’Arte per il Triennio.

Lezioni di critica #2. Adriano Altamira e il detour del generale...

Una densa conversazione tra Roberto Ago e Adriano Altamira, milanese classe 1947, che fin dai primi Anni Settanta ha saputo distinguersi come una tra le figure più singolari del panorama artistico e culturale italiano. Affermandosi simultaneamente come artista, storico e critico dell’arte contemporanea. E ora in mostra alla Fondazione Marconi di Milano.