Adam Pendleton / Antoni Tàpies
Per la prima volta, un dialogo tra Adam Pendleton e Antoni Tàpies.
Comunicato stampa
Questa esposizione a due voci pone in dialogo la ricerca di Adam Pendleton con quella di Antoni
Tàpies, tra le figure più influenti dell’astrazione europea del secondo dopoguerra. Pur appartenendo a
generazioni e contesti geografici differenti, entrambi concepiscono la pittura come un campo di
intersezione tra linguaggio, materia e storia. Le superfici dense e stratificate di Tàpies – segnate da
grafemi, lettere e accumulazioni tattili – hanno ridefinito le possibilità del medium nella seconda metà
del Novecento. Pendleton, protagonista della scena contemporanea, assume analogamente gesto,
frammento e tipografia quali elementi strutturali, ampliando le potenzialità formali e concettuali
dell’astrazione.
Accostate, le loro opere rivelano affinità inattese: una costante attenzione alla superficie quale luogo di
iscrizione, un confronto serrato con testo e simbolo, nonché un interesse condiviso per la capacità
dell’astrazione di farsi veicolo di significati culturali, filosofici e politici. Più che suggerire una filiazione
diretta, la mostra costruisce una conversazione intergenerazionale in cui la pittura si configura come
sistema aperto, capace di accogliere linguaggio, memoria e sperimentazione materica, rinnovando
incessantemente i propri presupposti.
Adam Pendleton, tra le voci più autorevoli della pittura astratta contemporanea, è noto per una pratica
che interroga i limiti del medium attraverso un dialogo continuo con processo, linguaggio e forma. Il suo
lavoro si inscrive in tradizioni compositive non lineari, radicate nella pittura del XX e XXI secolo.
Caratterizzate da una stratificazione essenziale di gesto e frammento, le sue opere rivelano una rigorosa
precisione che richiama l’arte concettuale e minimalista. Dal 2008 l’artista ha elaborato il quadro teorico
e operativo denominato Black Dada, attraverso il quale indaga la relazione tra Blackness, astrazione e
avanguardie storiche.
All’indomani della Guerra Civile Spagnola e durante gli anni del franchismo, Antoni Tàpies sviluppa una
ricerca che trasforma radicalmente le possibilità della pittura nell’Europa del dopoguerra. In stretto
dialogo con l’avanguardia catalana e il gruppo Dau al Set, la sua opera si concentra sulla materia intesa
al contempo come sostanza e segno. Attraverso l’impiego di materiali quali sabbia, polvere di marmo,
terra e tessuti, Tàpies ridefinisce la condizione stessa della superficie pittorica. Le sue opere si
configurano come spazi di accumulazione, abrasione e iscrizione, in cui lettere, simboli e segni oscillano
tra scrittura e immagine, tra leggibilità e cancellazione.